Giunto alla XLVI edizione, il Festival Internazionale del Jazz di Roccella Jonica “Rumori Mediterranei” si inserisce nel solco di una tradizione avviata nel 1981 nel corso della quale la manifestazione ha progressivamente costruito una propria riconoscibile identità culturale, fondata sulla produzione artistica originale, sulla valorizzazione del dialogo tra le culture musicali del Mediterraneo e sulla costante attenzione ai processi evolutivi del linguaggio jazzistico e delle musiche contemporanee. In questa prospettiva si colloca l’edizione 2026, concepita come un progetto culturale unitario che intende interpretare la musica non soltanto come espressione artistica ma, ancor più, come fenomeno dinamico in grado di anticipare, attraversare e rielaborare le trasformazioni estetiche e sociali del presente, con particolare attenzione alle forme di contaminazione tra generi, linguaggi e tradizioni.
All’interno di questo impianto concettuale si colloca il titolo dell’edizione, “The kids aren’t alright”, che si configura come una scelta intenzionalmente evocativa e, al contempo, provocatoria. L’espressione, infatti, richiama in forma parafrasata il celebre brano degli anni ‘60 “The Kids Are Alright” degli The Who, rovesciandone il significato originario per suggerire una lettura critica del presente. Il riferimento ai “kids” non è infatti da intendersi in senso anagrafico, bensì simbolico: esso allude alle dinamiche di responsabilità e di governo del mondo contemporaneo, proponendo una riflessione implicita sulle fragilità, le contraddizioni e le disfunzioni che attraversano i sistemi decisionali attuali. In questa chiave, il titolo assume una funzione interpretativa dell’intero progetto, ponendo la musica come spazio di consapevolezza e di rielaborazione critica, oltre che come ambito di espressione artistica.
La programmazione artistica, articolata nelle giornate del 29, 30 e 31 agosto presso il Teatro al Castello di Roccella Jonica, sviluppa tale impostazione attraverso un percorso coerente che alterna nuove espressioni del jazz, riletture del patrimonio musicale e produzioni originali. Ad aprire l’edizione, il 29 agosto, sarà il concerto di Eleonora Strino Quartet che trova nel progetto “Matilde” il proprio riferimento artistico: un lavoro di composizione originale ispirato a un dipinto, nel quale il linguaggio jazzistico si intreccia con tradizioni musicali spagnole, attraversando flamenco, samba e atmosfere più intime, restituendo una sintesi tra radicamento e innovazione. Nella stessa serata, il progetto “Kronomakia” di Daniele Sepe con il Micrologus Ensemble propone un attraversamento ancora più ampio, in cui la musica medievale e rinascimentale viene riletta attraverso un approccio contemporaneo, includendo materiali storici – come danze del XIV secolo e brani dei Carmina Burana – accanto a reinterpretazioni di repertori moderni, rielaborati in chiave jazzistica e con influenze latine.
La prima giornata si configura quindi come un momento di apertura che mette in relazione tradizione e sperimentazione, evidenziando la continuità tra epoche e linguaggi.
La programmazione prosegue il 30 agosto con due progetti che ampliano ulteriormente il perimetro stilistico del Festival. I Sunbörn, formazione danese premiata a livello internazionale, rappresentano una delle espressioni più significative della fusione tra jazz, world music ed elettronica, con un linguaggio caratterizzato da forte energia esecutiva e da un approccio globale alla composizione, come testimoniato anche dalle recenti produzioni realizzate con artisti della scena internazionale. La loro presenza introduce una dimensione contemporanea orientata alla contaminazione e alla circolazione transnazionale dei linguaggi musicali. A seguire, il duo composto da Dado Moroni e Karima propone un concerto fondato sul dialogo tra pianoforte e voce, in cui la tradizione dell’American Songbook convive con repertori più recenti e composizioni originali. L’incontro tra il pianismo raffinato e virtuoso di Moroni e la vocalità intensa e versatile di Karima dà vita a un percorso musicale trasversale, capace di attraversare epoche e stili mantenendo una forte coerenza espressiva.
La chiusura dell’edizione, prevista per il 31 agosto, è affidata a due progetti che sintetizzano in modo emblematico il tema “La musica che avanza”. Gli Aires Tango, formazione fondata da Javier Girotto, sviluppano da oltre trent’anni un linguaggio che unisce tango e jazz, con evidenti richiami alla lezione di Astor Piazzolla, integrando elementi della tradizione argentina con l’improvvisazione jazzistica e una sensibilità contemporanea. Il loro percorso, testimoniato anche dal recente lavoro “30”, rappresenta un esempio consolidato di contaminazione riuscita tra culture musicali differenti. A seguire, la produzione originale che vede collaborare Brunori Sas e Stefano Di Battista, con la partecipazione della RoccellArkestra, in un omaggio a Lucio Dalla, costituisce il momento culminante dell’intero progetto artistico. L’iniziativa, ideata appositamente per il Festival, si sviluppa come un racconto musicale dedicato alla figura e all’opera di Lucio Dalla, con particolare riferimento a “Come è profondo il mare”, oggetto di una rilettura e di nuovi arrangiamenti realizzati per orchestra. La presenza della RoccellArkestra, composta da giovani talenti locali e impegnata stabilmente nelle produzioni originali del Festival, rafforza la dimensione produttiva del progetto e il suo legame con il territorio, trasformando il concerto in un’esperienza che coniuga creazione artistica, memoria e innovazione.