Charles Lloyd
feat. Gerald Clayton, Harish Raghavan, Kendrick Scott
Charles Lloyd, “Jazz Master” per il National Endowment for the Arts, ovvero il più alto onore che gli Stati Uniti possano tributare ad un musicista jazz, è una leggenda della musica del mondo, non solo del jazz. Ed il Berklee di Boston lo ha insignito, proprio a Perugia, di una laurea honoris causa.
Oggi è forse il più carismatico dei jazzmen viventi, e tra le tante formazioni cui ha dato vita negli ultimi anni il quartetto, con Gerald Clayton, Harish Raghavan e Kendrick Scott, resta la più classica e nello stesso tempo la più suggestiva.
Prima di dare il via alla carriera da leader Lloyd ha fatto una lunga gavetta nella sua città, Memphis. Tra i primi ingaggi importanti c’è certamente quello con Chico Hamilton, batterista di area californiana che sperimentava suoni inusuali per l’epoca e guardava oltre la tradizione occidentale. “Man From Two Worlds”, dei primi anni 60, rende bene, a partire dal titolo, il senso di quella musica. Lloyd vi si trova pienamente a suo agio e contribuisce anche come compositore.
Il grande successo arriva nella seconda metà degli anni 60 con “Dream Weaver”, il primo disco, in studio, del nuovo quartetto con Keith Jarrett, Jack DeJohnette e Cecil McBee. “Forest Flower” e “The Flowering” sono dal vivo, registrati rispettivamente al Festival di Monterey ed in Europa. Soprattutto dai dischi live si sprigiona una straordinaria energia creativa. In questo periodo Lloyd approfondisce il suo interesse per i suoni dell’est del mondo (la world music la suonava quando questo termine nemmeno esisteva) e verifica anche una sintonia con le rock band della West Coast come Beach Boys, Canned Heat, Doors, Grateful Dead.
Dopo una lunga parentesi di riflessione (sarebbe meglio dire, di meditazione) negli anni 80 Lloyd ricomincia a fare dei tour anche in Europa e per documentarli esce un disco registrato per la Blue Note dal vivo a Copenhagen. Il pianista è Michel Petrucciani.
Mandred Eicher lo fa incidere per la ECM a partire dalla fine degli anni 80 ed è difficile scegliere i titoli più rappresentativi in un catalogo di straordinaria qualità.
Infine, “Wild Man Dance” segna dopo 30 anni il ritorno di Lloyd alla Blue Note. Altri dischi per la stessa etichetta sono a nome di Charles Lloyd & The Marvels, del New Quartet e di Kindred Spirits. Una serie di prodigiosi dischi in trio è la cronaca più recente di colui che viene visto come un vero guru della musica contemporanea.