Dopo un brillante secondo posto nel prestigioso concorso Thelonious Monk nel 2015, Veronica Swift in poco tempo è diventata una delle cantanti più in voga di New York, traguardo non facile nello scenario affollato e molto competitivo della vocalità jazz al femminile. Freschezza, senso dello swing, eleganza, capacità di “interpretare” le canzoni e naturalmente una bella voce, con una propensione per lo scat: sono queste le sue doti migliori. A queste unisce, nel suo disco più recente, dal titolo semplice ma decisamente identitario, “Veronica Swift”, un ubriacante eclettismo del repertorio che la porta da Broadway a Duke Ellington, dalla bossa nova ai Queen, dal soul al post-punk, e perfino alla musica classica e all’opera.
Insomma, se da un lato Veronica si inserisce con autorevolezza nel filone della vocalità jazz di matrice classica, dall’altro il suo girovagare senza freni attraverso i generi più diversi la colloca in una dimensione decisamente più moderna e originale.
“Veronica Swift is a woman of many voices, and she uses every one of them to refract a dizzying kaleidoscope of moods.” (DownBeat)