"Rubare in arte è da geni, copiare è da coglioni" è così che Paolo Rossi e Bebo Storti portano in scena "L'opera del delinquente".
Lo spettacolo prende forma all'interno e all'esterno di un cabaret notturno, reale e mitologico insieme. Fuori dal locale, gli imbonitori accolgono il pubblico rompendo la quarta parete e raccontano una leggenda che circolava nella Milano di quegli anni: quando i teatri chiudono, vengono abitati dai fantasmi di chi li ha vissuti. Ma questi fantasmi non sono i grandi nomi già celebrati, bensì figure marginali e irregolari, spesso legate a un mondo illegale, che fornivano energia, storie e suggestioni al cabaret.
Musica e canzoni accompagnano e strutturano l'azione scenica, con numeri corali e canzoni storiche accanto a materiale nuovo.
Accompagnano Paolo e Bebo gli "Ancién Prodige" Emanuele Dell'Aquila e Alex Orciari con Cesare Mecca, insieme alla giovane artista Caterina Gabanella.
Lo spettacolo non è un'operazione nostalgica, ma un punto zero. Usa la rievocazione di un luogo e di un'epoca per rigenerare la risata, tornando a una comicità che nasce dalla vita, dal rischio e dalla libertà del teatro dal vivo.