Laurie Anderson
Insieme, Laurie Anderson e Sexmob possono regalare una delle più intriganti esperienze di ascolto/visione, di quelle capaci di stimolare emozioni forti. Tra le figure più rappresentative e rispettate dell’avanguardia artistica contemporanea, Laurie Anderson e’ un’icona senza confronti. Nel suo lavoro, sempre in equilibrio tra naturalezza e costante ricerca di innovazione, si sovrappongono e si fondono musica, parole, immagini, visual art, performance multimediali, cinema, danza, tecnologia. Come musicista, ha inventato un mix unico di minimalismo, avant rock, Ambient, jazz, avanguardia classica postmoderna. Anderson insomma è da decenni una figura simbolo della libertà della performer che non riconosce steccati e si muove senza porsi alcun limite tra i territori trasversali dell’atto creativo. Ed è stata forse l’unica capace, fin dal successo di O Superman, del 1981, di infrangere lo spazio angusto dell’artista di culto per conquistare una vasta popolarità globale. Senza mai “normalizzarsi”, senza mai diventare una istituzione.
Con lei un’altra sigla storica della scena creativa newyorkese, i Sexmob, jazz band diventata un classico dell’avanguardia, se si passa il paradosso. Il gruppo nacque per animare le ribollenti notti del tempio della sperimentazione musicale newyorkese, il club The Knitting Factory. Steven Bernstein (tromba slide) ne disegno’ l’identità soprattutto con la scelta del repertorio che attingeva a piene mani a canzoni pop di successo, da Prince a Paul McCartney, dai Nirvana ai Grateful Dead, dai Rolling Stones a Steve Stills a James Brown. Si parte da motivi popolarissimi e riconoscibili per attuare una vera destrutturazione e ricomposizione del tema in una nuova forma, spesso con il retrogusto dell’ironia. Come band hanno collaborato anche con Bill Frisell, John Medeski, Rufus Wainwright, e hanno partecipato al documentario su Leonard Cohen “I’m Your Man”.
Christone "Kingfish" Ingram
Con soli quattro album all’attivo, il penultimo dei quali dal vivo a Londra, e qualche eclatante live performance, questo cantante / chitarrista originario di Clarksdale, Mississippi, ha conquistato legioni di fan. Sono stati anzi in molti quelli che hanno pensato fin dal suo apparire sulla scena americana che Kingfish fosse il futuro del blues. Kingfish è il soprannome di Christone Ingram, un ragazzone del sud degli Stati Uniti che ha letteralmente aggredito la scena del blues con un esordio che non si vedeva da tempo.
Il blues di Kingfish ha profonde radici nella musica del Delta del Mississippi ma è proteso in avanti, sostenuto da una maestria di guitar player che rimanda ai Grandi del passato. Lo stesso Christone dice di avere un piede nella storia, cioè il blues più classico della tradizione americana, ma di voler muoversi in avanti. Cresciuto con il gospel, Kingfish è poi approdato alla “musica del diavolo” suonando prima la batteria, poi il basso, infine la chitarra di cui è diventato un virtuoso. Il tutto (festival, televisione, club importanti, collaborazioni con Keb Mo, Buddy Guy, Eric Gales) in pochissimi anni. Ma questo è solo l’inizio: “I have a lot to say – dice – so please stay tuned.” Intanto ha anche fondato una sua etichetta, la Red Zero Records, con cui promuovere i nuovi talenti del blues.