Delle venti commedie di Plauto che ci sono pervenute attraverso due millenni e due secoli di storia teatrale l’Aulularia, o Commedia della Pentola, è tra quelle che più hanno avuto la sorte di essere rappresentate. Motivo è la giocosa leggerezza che germoglia dal racconto e si perpetua nella trama, l’immediata comicità che caratterizza ogni singola scena, ma soprattutto il battesimo ufficiale di un vizio umano, annoverato successivamente tra i sette peccati capitali, che ha reso immortali alcuni tra i più complessi personaggi della letteratura teatrale di tutti i tempi, ovverosia l’avarizia.
Euclione ( letteralmente colui che chiude bene) è il primo Avaro che si mostra in palcoscenico. L’Avarizia è la sua connotazione esistenziale, quella che determina i suoi diversi modi di essere: collerico, screanzato, sospettoso all’inverosimile. E’ nota l’ispirazione plautina dell’Arpagone molieriano. Ma se Moliere ha scritto l’Avaro, Plauto l’ha creato. Edoardo Siravo, attore potente e fantasioso, che tante volte ha interpretato personaggi plautini, indosserà le vesti di questo Avaro, insieme a Stefania Masala e ad una compagnia in via di definizione. Ma la sfida più ambiziosa della nostra messinscena sarà rappresentare Aulularia in latino, nel latino arcaico di Plauto. Questo non solo per consentire l’ascolto di una vicenda cosi come è stata pensata , nella complessità di un suono sconosciuto e con modalità sceniche sulle quali si possono fare soltanto congetture.