Quel suo distacco brechtiano dal testo con cui interpreta le canzoni lo rendono inimitabile, e Azzurro, scritta da Paolo Conte per lui, ne è la prova.
Oltre alla rivoluzione musicale, mette in scena un corpo elettrizzato, swingato, "epilettico", e scatena la forza originaria del rock ‘n’roll contro i movimenti catastrofici della metropoli, dilaganti nei paesaggi dove "prima cresceva l’erba". Una ribellione contro le convenzioni che prende forma nei movimenti disarticolati di Adriano, corpo eccentrico che trasforma la dimensione spazio-temporale.
La curiosità artistica lo distanzia in tutta la sua carriera da ogni cliché, e se ascolta l’eco dei suoni globali, dall’Africa all’America Latina, Adriano resta unico e sempre protagonista "scomodo" della scena culturale italiana.
Il tuo bacio è come un rock travolge la hit parade, seguito da brani celebri come 24.000 baci, Una carezza in un pugno, Svalutation, in un'ascesa inarrestabile fino ai suoi album più recenti che rimangono in cima alla classifica del terzo millennio: Io non so parlar d’amore (1999), Esco di rado e parlo ancora meno (2000), Per sempre (2002), C’è sempre un motivo (2004), Dormi amore, la situazione non è buona (2007).
Dischi che vendono milioni di copie.
Adriano Celentano è il segno dell’Italia che cambia e così Federico Fellini lo vorrà nella parte di se stesso in La dolce vita, e un altro celebre cineasta, Emir Kusturica, gli dedicherà un film, Ti ricordi di Dolly Bell?.
Anche Pier Paolo Pasolini è affascinato dal ragazzo della via Gluck, dallo spirito irriducibile di Adriano, dalla sua autenticità, e lo vorrebbe nella parte di se stesso per il film ispirato alla canzone. Non solo Pasolini vede in Adriano il rappresentante di un universo poetico-politico legato al territorio, resistente alla civiltà urbanizzata e selvaggia del boom economico, ma anche Ermanno Olmi, al suo lungometraggio d’esordio, Il tempo si è fermato, ricorre a lui, alla sua voce, per trasmettere il passaggio d’epoca dell’Italia industrializzata. Quel "monello di periferia", il "ragazzino scatenato, simpatico ribelle che canta all’americana" ha la tonalità giusta per indicare il futuro, fuori dal repertorio convenzionale, con il suo rock dirompente e utopistico.
Adriano catalizza le contraddizioni dello sviluppo sociale, dal lavoro e i suoi pericoli alle nuove povertà, dalla rapina ambientale alla cementificazione, e lo fa con gioiosa forza dell’outsider, tanto che ancora adesso "scandalizza" coniugando spettacolo a denuncia degli orrori quotidiani Celentano nasce già anche regista, dentro la forma intrecciata di immagine/suono. Ridisegna lo spazio del palcoscenico, lo trasforma per poi trasferirlo sul set e negli show tv, memorabili "kolossal" per piccolo schermo, attraversati da pause, fermo-immagini, silenzi, ralenti e accelerazioni.
Colleziona come interprete più di 45 film, commedie e di costume, diretto da registi contro corrente: Pietro Germi, Sergio Corbucci, Alberto Lattuada, Dario Argento, Pasquale Festa CampanileFellini. Film che raggiungono incassi record, e che ancora adesso restano imbattuti.
E’ lui stesso regista di quattro opere, legate da un filo unico di ibridazioni espressive: Super rapina a Milano (’65, firmato con Piero Vivarelli): Yuppi Du (1975), Geppo il folle (1978), Joan Lui (1985). Film che hanno ottenuto un grande riscontro critico e aperto all’innovazione dei linguaggi televisivi. Gli show di Celentano hanno rivoluzionato il varietà degli ultimi anni nell'accostamento "scandaloso" tra musica, balletto, comicità e temi come l’acqua, la fame, la caccia.
Show-fabbrica d'immaginario, una jam session orchestrata tra i sud del mondo con feroci incursioni satiriche, invenzioni coreografiche di un pianeta mai visto, deserto e grattacieli.
Gli spettacoli collezionano ogni volta più di 15 milioni di telespettatori e riempiono le prime pagine dei giornali.
Fantastico 8, Svalutation, Francamente me ne infischio, 125 milioni di cazzate, Rockpolitik restano punti di riferimento per una tv "pensante". Sono set "aperti", che respingono la visione unidimensionale della realtà, il punto di vista autoritario della telecamera. E’ sempre l’istigazione alla libertà, alla ribellione di fronte alle cose immutabili, l’idea di realizzare l’impossibile, che Adriano Celentano mette in scena. E che lo fa da sempre un imprendibile visionario.
Atteso dopo ogni "pausa" che si concede per travolgere ogni volta la modernità, eccolo tornare con il suo nuovo album Facciamo finta che sia vero, un viaggio musicale che segue la traiettoria del suo “essere nel mondo”, attivo nel presente politico-sociale. Opera straordinaria di nuove, intense sonorità, questo album cd è fiancheggiato da tre autori sintonizzati sulle stesse onde, Franco Battiato, Jovanotti e Giuliano dei Negramaro.
Ancora una volta Adriano Celentano sorprende per modernità ,innovazione e imprevedibilità, con la sua inimitabile e sorprendente voce,grande interprete, che è la vera forza di tutte le sue opere musicali.
fonte: CLAN