La nuova popolarità del vinile non ha riportato soltanto i dischi nei negozi, nelle classifiche e nelle case dei collezionisti. L'espansione del mercato ha creato anche le condizioni per lo sviluppo di un circuito parallelo dedicato alle copie contraffatte.
È il caso di Rehan Ahmed, quarantenne residente a Southall, nella zona occidentale di Londra, che è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere per aver prodotto e distribuito copie illegali di album di alcuni tra gli artisti più popolari al mondo. Secondo gli investigatori, l'inchiesta ha portato alla luce il più grande caso di produzione di vinili contraffatti mai individuato nel Regno Unito.
Quella gestita da Ahmed non era una piccola attività artigianale organizzata in casa. Quando, nel febbraio 2024, la polizia ha fatto irruzione nei locali, si è trovata davanti a una fabbrica articolata su tre piani, attrezzata con macchinari per la produzione e contenente circa 15.000 dischi. Il valore commerciale stimato della merce raggiungeva un milione di sterline.
L'uomo agiva attraverso le società Phoenix of Vinyl e Paragon Music. I prodotti venivano distribuiti a diversi negozi oppure messi in vendita direttamente sulle piattaforme online, tra cui eBay e Discogs, entrando così nello stesso circuito delle ristampe ufficiali e dei dischi di seconda mano.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'attività si sarebbe protratta dal 2017 al 2024, nonostante Phoenix of Vinyl avesse già ricevuto un provvedimento formale che ne imponeva la cessazione. La struttura lavorava principalmente durante la notte e coinvolgeva tre o quattro persone. Nei locali sono stati rinvenuti anche macchinari molto vecchi, alcuni dei quali risalenti a circa settant'anni fa, oltre a sostanze chimiche conservate nei frigoriferi insieme a lattine di birra e a documenti lasciati nei diversi ambienti della fabbrica.
Un dettaglio dell'attrezzatura ha inoltre aiutato gli investigatori a ricostruire il sistema di produzione. All'interno non è stato trovato un tornio per l'incisione, cioè la macchina utilizzata per realizzare il disco master dal quale viene avviata la produzione. Questo elemento ha portato a ritenere che i falsi venissero ottenuti partendo direttamente da altri vinili già esistenti.
Il risultato, però, sarebbe stato spesso facilmente distinguibile da una pubblicazione ufficiale. Peter Ratcliffe, responsabile della protezione dei contenuti della British Phonographic Industry (BPI), ha spiegato al Guardian che in numerosi casi la qualità era particolarmente bassa.
Per arrivare all'incriminazione è stato necessario un lavoro di verifica particolarmente esteso. Polizia e BPI hanno contattato 108 etichette discografiche o rappresentanti legali degli artisti, esaminando singolarmente le possibili violazioni. Alla fine Ahmed ha riconosciuto di essere il responsabile dell'organizzazione e si è dichiarato colpevole di violazione del copyright e utilizzo di beni di provenienza criminale. Nel pronunciare la sentenza, il giudice Darren Reed ha definito l'attività un'impresa dalla natura “sofisticata e pianificata”, sottolineandone il danno arrecato all'industria musicale.
Il caso permette anche di distinguere due fenomeni che vengono spesso sovrapposti. Il bootleg consiste generalmente nella pubblicazione non autorizzata di registrazioni dal vivo, demo o materiale inedito. È un prodotto illegale, ma nella maggior parte dei casi non cerca di passare per un'edizione ufficiale già presente sul mercato.
Il vinile contraffatto segue invece una logica diversa: riproduce un album che è stato regolarmente pubblicato, cercando di ripeterne il più fedelmente possibile gli elementi distintivi. Vengono imitati copertina, etichetta, codice a barre e altre caratteristiche dell'edizione originale, con il rischio concreto che l'acquirente creda di trovarsi davanti a una ristampa autentica. In questo modo artista, etichetta e autori non percepiscono alcun compenso.
La diffusione dei falsi si inserisce in un mercato che negli ultimi anni ha continuato a crescere. Nel 2025 le vendite di vinili nel Regno Unito sono aumentate del 13,3%, arrivando a 7,6 milioni di copie. L'incremento della domanda per edizioni colorate, tirature limitate e album difficili da reperire amplia inevitabilmente anche lo spazio per le copie fraudolente.
I numeri raccolti dalla BPI danno la misura del fenomeno. Negli ultimi due anni l'organizzazione ha partecipato a 43 perquisizioni, durante le quali sono stati sequestrati complessivamente circa 600.000 vinili e CD contraffatti, per un valore potenziale vicino agli otto milioni di sterline. Almeno altre dieci indagini risultano ancora in corso. In un altro caso, all'interno di un magazzino di Luton, sono state recentemente individuate copie illegali di dischi di The Beatles, Queen e David Bowie, per un valore stimato di circa 260.000 sterline.
Come riconoscere un vinile falso
Non esiste un sistema di controllo unico in grado di certificare automaticamente l'autenticità di un disco, soprattutto quando una contraffazione è realizzata con particolare cura. Per questo, il primo controllo consiste nel verificare che quella precisa edizione esista realmente. Vanno confrontati, tra gli altri elementi, il colore del vinile, l'anno di pubblicazione, l'etichetta, il numero di catalogo e il Paese nel quale il disco è stato stampato, verificando che tutti i dati corrispondano a una pubblicazione documentata.
Un aiuto importante arriva dalla matrice incisa nella parte interna del vinile, in prossimità dell'etichetta centrale. Il relativo codice può essere messo a confronto con quelli associati alle copie registrate nei database specializzati. Una matrice mancante, diversa o incisa in maniera approssimativa non costituisce da sola una prova definitiva di contraffazione, ma rappresenta un elemento che rende opportuni ulteriori accertamenti.
Anche l'aspetto esteriore può offrire indicazioni. Copertine sfocate, colori alterati, caratteri differenti, errori di stampa, cartoncino eccessivamente sottile o dischi deformati possono essere segnali di un prodotto non autentico. Lo stesso vale per un prezzo insolitamente basso rispetto al valore di mercato, per l'impiego di fotografie generiche oppure per un venditore che dispone di molte copie identiche di un'edizione presentata come rara.
Il fenomeno, dunque, non riguarda più soltanto chi frequenta da anni il mercato del collezionismo. Il vinile è tornato a essere un prodotto diffuso, spesso costoso e acquistato online da consumatori di tutto il mondo. E proprio la crescita del mercato rende sempre più importante verificare l'autenticità di ciò che si sta comprando. Perché, oltre alla copertina e all'etichetta, uno degli indizi decisivi potrebbe trovarsi proprio nello spazio inciso tra l'ultima traccia e l'etichetta centrale del disco.
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