“Il racconto parla di noi che proviamo a raccogliere i pezzi, e che alla fine riusciamo a farlo, appoggiandoci gli uni agli altri, trovando sostegno e incoraggiamento fino ad arrivare, infine, a un momento di vittoria”, ha raccontato Joe Hahn in una recente intervista a "IndieWire". Membro storico dei Linkin Park e da sempre tra le figure che ne hanno costruito l’identità visiva, oltre che regista, Hahn ha avuto l’onere e l’opportunità di documentare dall’interno uno dei passaggi più delicati nella storia del gruppo. “Linkin Park: Unshatter”, in arrivo nelle sale dal 30 settembre al 3 ottobre, parte infatti dagli anni di silenzio seguiti alla morte di Chester Bennington e arriva alla nascita della formazione con Emily Armstrong e Colin Brittain, alla realizzazione di “From Zero” (qui la nostra recensione) e al ritorno sui palchi. Il progetto arriva dichiarando di non voler però essere né un tributo né un tradizionale making of, provando piuttosto a mostrare come sei persone abbiano trovato un modo per tornare a essere una band quando non era affatto scontato che quel percorso potesse ancora chiamarsi Linkin Park.
Il significato dietro “Unshatter”
Il titolo del documentario riprende quello di “Unshatter”, una delle prime canzoni nate con Emily Armstrong e pubblicata il 25 aprile 2025 come secondo estratto dalla riedizione di “From Zero”. Il collegamento non è soltanto nominale, perché proprio lavorando a quel brano, e in particolare ascoltando Armstrong affrontarne il bridge, i Linkin Park capirono che qualcosa stava prendendo una direzione diversa. Mike Shinoda ha raccontato ai microfoni di KROQ-FM, intercettato alla premiere del film a Los Angeles, che quello fu uno dei momenti in cui il gruppo si accorse che la cantante aveva “qualcosa di speciale”, ma il significato del titolo è diventato nel tempo più ampio della canzone stessa.
“Penso che il vero significato del titolo del documentario - almeno dal mio punto di vista - riguardi qualcosa che riesce a ricomporsi dopo essersi spezzato”, ha spiegato Shinoda: “Avevamo delle immagini di noi che semplicemente ci ritrovavamo, parlavamo e cercavamo di capire cosa avremmo fatto. La band era a pezzi e non sapevamo nemmeno se saremmo stati ancora i Linkin Park. Ci chiedevamo: 'Avremmo continuato a fare musica in questo modo? Che forma avrebbe avuto tutto questo?' Ed è proprio questo, davvero, il cuore del documentario”.
È in questa idea di ricomposizione che “Unshatter” sembra trovare la propria chiave. Il materiale raccolto negli anni segue la band quando il ritorno non era ancora un progetto definito e le telecamere servivano soprattutto a documentare le attività del gruppo per LPTV. Le immagini partono dalle sessioni del 2022, quando Hahn, Shinoda e Dave Farrell avevano ricominciato a trovarsi in studio senza sapere dove li avrebbe portati quel tentativo, e attraversano poi l’arrivo di Armstrong, quello di Colin Brittain, la costruzione di “From Zero” e il momento in cui i Linkin Park hanno deciso di esporsi nuovamente al giudizio del pubblico.
Cos’altro ci dice dei Linkin Park dopo la morte di Chester Bennington
“Non sapevamo davvero che cosa sarebbe successo, se saremmo stati accettati oppure no”, ha ricordato Hahn a Cleveland.com parlando del ritorno della band nel 2024. È una frase che restituisce bene la zona di incertezza in cui nasce “Unshatter”, in cui per sette anni i Linkin Park non hanno avuto una forma pubblica definita. Fin dal trailer, il documentario promette di entrare proprio nello spazio precedente alle decisioni che oggi sembrano inevitabili, quando non era ancora chiaro se il gruppo dovesse tornare, se avesse bisogno di una nuova voce, se tutti i membri avrebbero voluto riprendere a suonare insieme e perfino se quella nuova realtà avrebbe dovuto continuare a portare lo stesso nome.
Hahn ha raccontato a "IndieWire" che la natura riservata della band rendeva difficile immaginare un film di questo tipo affidato a qualcuno esterno. “Siamo anche persone piuttosto riservate e, potendo avere accesso a tutto questo grazie alla fiducia di ciascuno, non credo che qualcun altro avrebbe potuto ottenere lo stesso tipo di accesso che ho avuto io, né lo stesso livello di sincerità”, ha spiegato il musicista e regista: “Penso che, se fosse stato qualcun altro a realizzare questo film, avrebbe costruito una propria versione della storia guardandola dall’esterno, avrebbe immaginato il racconto che voleva fare e poi avrebbe sistemato tutti i pezzi in modo da farli combaciare con quella narrazione che aveva in mente”.
Il vantaggio di un racconto costruito dall’interno sta proprio nella possibilità di restituire una fase in cui molte domande erano ancora aperte e il ritorno dei Linkin Park non aveva ancora assunto una forma precisa. “Unshatter” segue quel processo mentre la band riprende lentamente corpo, partendo da novembre 2022 e passando dalle prime sessioni condivise alla definizione di un nuovo equilibrio, fino al momento in cui il gruppo torna a esporsi pubblicamente. Più che concentrarsi sui singoli snodi, il documentario sembra voler mostrare il percorso che porta un gruppo rimasto a lungo sospeso a ritrovare una direzione comune, lasciando emergere dubbi, tentativi e cambiamenti senza trasformarli in una ricostruzione già ordinata a posteriori. Il ritorno dei Linkin Park inizia senza un piano, ma soltanto con una possibilità che prende gradualmente forma. Le riprese arrivano fino alla prima volta di Armstrong in studio, al concerto con cui il gruppo si è ripresentato pubblicamente nel settembre 2024 e allo show di San Paolo del 15 novembre, nel giorno dell’uscita di “From Zero”.
Proprio in studio compare anche Mark Hoppus dei Blink-182, invitato da Shinoda durante le sessioni che avrebbero portato al disco. In una delle sequenze mostrate dal film, Hoppus ascolta per la prima volta “Unshatter”, resta colpito dalla voce di Armstrong e domanda se sia “fatta di fottuto acciaio”. Arriva persino a mostrare la pelle d’oca provocata dal brano. “Mi ha emozionato”, osserva Shinoda nel documentario: “La pelle d’oca non si può fingere”.
Hoppus diventa quasi una voce esterna capace di mettere in parole quello che la band sta ancora cercando di accettare e dopo aver ascoltato il nuovo materiale, invita i Linkin Park a smettere di pensare al ritorno come a un confronto continuo con il passato e a rivendicare invece ciò che stanno facendo nel presente. Il senso è che quelle vecchie canzoni continueranno a esistere e a essere amate, ma la nuova musica è ciò che ha riportato tutti nella stessa stanza. Una prospettiva che sembra coincidere con quella scelta da Hahn per il film. Il rapporto con Chester Bennington rimane infatti centrale proprio perché “Unshatter” non prova a ricostruirne ancora una volta la storia. Secondo quanto raccontato da Hahn, Bennington viene nominato nel corso del documentario ma le immagini d’archivio che lo mostrano vengono conservate fino ai titoli di coda. “Per me è importante mostrare quelle immagini d’archivio alla fine perché il tema di ‘From Zero’ consiste nel mostrare da dove sono partite le cose, ma anche nel far vedere che, pur continuando ad andare avanti, lui resta sempre parte di noi ed è sempre lì", ha spiegato il regista: "Nel film non compare mentre viene intervistato o cose del genere, ma la sua presenza è sempre, sempre intorno a noi”.
È una scelta che chiarisce anche che il documentario non vuole essere costruito attorno alla tragedia, scegliendo invece di essere un racconto delle conseguenze che quella perdita ha avuto sulle persone rimaste e del modo in cui hanno provato, lentamente, a capire se fosse possibile tornare a condividere qualcosa. “Una delle cose che ho scoperto è stata ritrovare me stesso, permettermi di essere vulnerabile e condividere questa vulnerabilità con qualcuno, con i miei amici nella band”, ha raccontato Hahn: “L’idea di farlo è più difficile che farlo davvero. È un po’ come chiedersi come sia possibile che non mi fossi reso conto di alcune di queste cose molti, molti anni fa. Una parte del periodo in cui siamo rimasti in pausa è stata dedicata alla riflessione, alla crescita e, per così dire, a liberarci di una vecchia pelle. Questo ci ha permesso di essere vulnerabili nel momento in cui ci siamo riuniti e di tornare al motivo essenziale per cui avevamo cominciato a fare tutto questo, quando eravamo soltanto dei ragazzi che volevano fare musica ad alto volume”.
L’album “Unshatter - Film Soundtrack (Live in São Paulo)”
Il racconto cinematografico ha anche una sua controparte esclusivamente musicale, venendo accompagnato il 25 settembre da “Unshatter - Film Soundtrack (Live in São Paulo)”, colonna sonora che raccoglie gran parte del concerto tenuto dai Linkin Park all’Allianz Parque di San Paolo il 15 novembre 2024, la stessa data in cui venne pubblicato “From Zero”. Il live fotografa quindi la fase immediatamente successiva a quella raccontata nelle parti più intime del documentario e se il film segue la band mentre prova a capire se e come tornare, la colonna sonora la mostra nel momento in cui quel ritorno è già diventato concreto davanti a decine di migliaia di persone. La scaletta attraversa le diverse epoche del gruppo e mette accanto le canzoni del nuovo corso ai brani che hanno costruito la storia dei Linkin Park, nel frattempo tornati dal vivo anche in Italia sia nel 2025 (qui il nostro racconto del concerto a Milano) sia nel 2026.
“Somewhere I Belong”, “The Catalyst”, “Waiting for the End”, “Lost”, “What I've Done”, “Leave Out All the Rest”, “Numb”, “In the End”, “Faint”, “Papercut” e “Bleed It Out” convivono così con “The Emptiness Machine”, “Casualty”, “Two Faced”, “Over Each Other” e “Heavy Is the Crown”. Come si è visto anche sotto al palco durante i concerti del ritorno dei Linkin Park, la scaletta dello show mette passato e presente continuamente uno accanto all’altro e restituisce in musica la stessa idea che attraversa il documentario, quella di una band che non cancella ciò che è stata per provare a definire ciò che può essere adesso. La pubblicazione rappresenta anche la prima uscita ufficiale dei Linkin Park nella quale compare Alex Feder, chitarrista scelto per il “From Zero World Tour” al posto di Brad Delson, che ha preferito continuare a lavorare con il gruppo dietro le quinte.
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