Ci sono indirizzi che non sono semplici coordinate geografiche: alcuni palazzi, hotel o case, come il celebre Dakota di New York, diventano icone tragiche. “These must be the places” di Camilla Sernagiotto (Arcana, euro 18,90) nasce da questa consapevolezza; il suo libro guida il lettore nei luoghi più inquietanti e affascinanti della storia della musica: case, hotel, studi di registrazione, locali e palchi che hanno fatto da scenario a morti premature, omicidi, eccessi senza ritorno, riti esoterici e leggende nere, diventando santuari laici, luoghi di pellegrinaggio o scenari maledetti.
Dal libro pubblichiamo uno dei capitoli, per gentile concessione dell’editore.
L’appartamento di Euronymous
Il sacrario nero del Black Metal
Indirizzo: Tøyengata, Oslo
Cosa vedere: esterno dell’edificio, scala interna
La casa di Euronymous a Oslo, in Norvegia, è la cattedrale dell’oscurità sonora e dell’ideologia estrema del black metal. Non è un luogo di folklore lontano o un set da film hollywoodiano: è reale, intriso di sangue, rituali, ossessioni e morte. Tra queste mura si sono intrecciati il satanismo teologico, la violenza rituale, i deliri musicali e un assassinio che ha segnato per sempre la storia della musica estrema.
Si tratta di un appartamento situato al quarto piano di un edificio anonimo di Oslo. Appare all’esterno come un qualsiasi palazzo nordico: grigio, austero, quasi insignificante. Ma il vero peso del luogo non sta nelle sue pareti, bensì nell’energia che vi si è accumulata. Chi ha frequentato la casa di Euronymous racconta di una sensazione palpabile di claustrofobia, di corridoi stretti che sembrano comprimere chi entra, di scale che riecheggiano i passi come in un rito. Ogni angolo trasuda la volontà del chitarrista di creare un santuario nero, un tempio per la propria ossessione del male e del sacro satanico.
All’interno, il minimalismo urbano lascia spazio a simboli occulti, poster di band che celebravano il male, strumenti musicali come oggetti rituali e l’eco di conversazioni sul potere distruttivo del black metal. Qui si formavano alleanze, si seminavano rivalità, si decidevano atti di sfida verso il mondo cristiano e verso chiunque osasse mettere in discussione l’autorità del “Re del Black Metal”.
Helvete e il culto: il contorno del mito
Il negozio Helvete e l’etichetta Deathlike Silence Productions non erano separati dall’appartamento ma erano semmai estensioni ideologiche della stessa maledizione. Molti giovani musicisti della scena norvegese erano attratti da Euronymous come falene in un turbine di fuoco: trovavano in lui non solo un mentore musicale, ma anche un sacerdote di una religione oscura, un custode di segreti che univa rock e occulto, chiese bruciate e musica satanica.
Tra le mura dell’appartamento, si parlava di magia nera, teorie sataniche estreme e piani di punizione rituale. Non era un’esagerazione da cronaca nera: Euronymous credeva nel potere del male come strumento educativo, come catalizzatore per un’estetica estrema e per creare leggende. La sua vita e le sue azioni erano un teatro di cui le stanze dell’appartamento erano il palcoscenico, e ogni passo, ogni nota suonata, ogni confronto con altri musicisti suonava come parte di un rituale.
Il sangue: morte e leggenda
Il 10 agosto 1993, queste mura furono testimoni dell’atto finale di una tragedia. Øystein “Euronymous” Aarseth, chitarrista e fondatore della band Mayhem, fu accoltellato dal collega e rivale Varg Vikernes. La dinamica ufficiale parla di 23 coltellate, una vera escalation di violenza che trasformò la scena in un macabro teatro, facendo dell’appartamento un santuario del male reale. Il contesto in cui Euronymous visse e operò rende tutto ancora più inquietante. Pochi anni prima aveva già documentato e manipolato la morte del cantante Dead, Per Yngve Ohlin, che si era suicidato. Euronymous arrivò per primo sulla scena, fotografò il corpo e diffuse immagini macabre, trasformando la tragedia in un simbolo rituale della band e consolidando la reputazione della scena come incarnazione del terrore e della morte. Questo comportamento mostrava una fascinazione per l’estremo e il morboso, e contribuiva a dissolvere la linea tra realtà e mito oscuro. Così ogni angolo dell’appartamento respirava storie di suicidi, coltellate, vendette, chiese incendiate e progetti di terrore. Non era solo un luogo di vita, ma un teatro dove la violenza e la morte erano quasi ritualizzate, plasmate dalla stessa mano che lì aveva vissuto e agito, rendendo quella casa simbolo di un mondo in cui cerimoniale e realtà si fondevano in maniera inquietante.
Occulto e mito: l’eredità nera
Dopo la morte di Euronymous, l’appartamento perse il mero status di spazio abitativo e si trasmutò in mito, un emblema di ciò che il black metal norvegese rappresentava nella sua forma più estrema. Qui si intrecciano le storie di culto, sangue e musica: la venerazione di un individuo, le sette note come rito, e il male come filosofia. Alcuni fan sostengono che l’energia del luogo sia rimasta, un avanzo oscuro che continua a richiamare l’attenzione degli iniziati, dei curiosi e dei ricercatori del lato più tenebroso della musica.
Visitare oggi l’edificio significa confrontarsi con un passato che è sia leggenda sia storia sia, purtroppo, cronaca nera. Qui ci si confronta con la tensione di stanze in cui amici e nemici si sfidavano, in cui piani di tortura e vendetta venivano concepiti, e in cui la musica stessa era il veicolo di una religione nera e radicale. È un luogo che osserva chi entra, ricordando che certe leggende non muoiono mai, e che il confine tra arte e ossessione, tra musica e occulto, può essere più sottile di quanto si creda.
Perché visitarlo oggi
Per visitare un luogo in cui il black metal ha smesso di essere solo musica ed è diventato ideologia, conflitto e realtà concreta.
Per osservare uno dei rarissimi luoghi urbani in cui mito e cronaca nera coincidono perfettamente.
Per comprendere come un edificio apparentemente ordinario aiuti a capire quanto l’estremo possa nascere in contesti normali.
Per ricostruire il punto di collisione tra le figure chiave della scena norvegese, tra alleanze e tradimenti.
Per restituire una sensazione difficile da trovare altrove: quella di una storia che non ha bisogno di scenografie per essere disturbante.
Il consiglio
Avvicinatevi all’esterno dell’edificio di sera. L’oscurità amplifica la sensazione che queste mura abbiano visto tutto: le promesse, le minacce, i piani di dominio e il sangue versato. Non andateci solo per curiosità: ascoltate, osservate, e ricordate che alcune leggende non dormono mai. Fermatevi qualche minuto sul marciapiede opposto invece di avvicinarvi subito: è da lì che si percepisce meglio il paradosso del luogo. Gente che passa, biciclette, vita quotidiana… e in mezzo, un edificio che ha ospitato una delle storie più estreme della musica. Solo dopo attraversate la strada e avvicinatevi lentamente: il cambio di prospettiva fa emergere il peso invisibile del posto.
Playlist consigliata per la visita
Freezing Moon – Mayhem
Per entrare subito nell’estetica glaciale e mortifera che definiva l’immaginario di Euronymous e della sua cerchia.
Dunkelheit – Burzum
Per accompagnare l’avvicinamento con un’atmosfera ipnotica e disturbante, specchio perfetto della tensione tra i protagonisti della scena.
I Am the Black Wizards – Emperor
Per evocare il lato più rituale e “teologico” del black metal, quello che trasformava la musica in dichiarazione ideologica.
Transilvanian Hunger – Darkthrone
Per sentire la componente più cruda e primitiva del genere, essenziale per comprendere il contesto in cui si muoveva Euronymous.
De Mysteriis Dom Sathanas – Mayhem
Per chiudere con il brano manifesto: solenne, oscuro, direttamente legato alla mitologia costruita attorno a quelle stanze.
Estratto da These must be the places. Atlante oscuro del rock di Camilla Sernagiotto, Arcana Edizioni
© Lit Edizioni s.a.s per gentile concessione
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