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"Tears in Time" è l'elogio della fragilità di Peter Hammill

02.10.2026 Scritto da Lucia Mora

A cinque anni di distanza dal suo ultimo lavoro inedito, Peter Hammill è tornato con un nuovo album solista, Tears In Time. Lo storico frontman dei Van der Graaf Generator si ripresenta con una raccolta di 11 brani molto intimi.

Il disco è il frutto di un lunghissimo processo creativo, stando al suo autore. Le canzoni sono state registrate in vari momenti e in diverse location del suo studio, "Terra Incognita", in un arco temporale che va dal 1991 al 2026. Hammill ha spiegato che, avendo alle spalle una carriera così lunga, "è normale ritrovarsi con idee incompiute lasciate nel cassetto".

Alcuni frammenti di Tears In Time affondano addirittura le proprie radici in intuizioni degli anni Ottanta. Tuttavia, nonostante l'ampia varietà di stili musicali e i decenni di sedimentazione, Hammill stesso ha sottolineato con soddisfazione come i brani riescano a coesistere in perfetta armonia come un gruppo unito e coerente.

La forza di Tears in Time è proprio l'emotività che lascia trasparire. Ci rivela un Peter Hammill ancora pienamente capace di trasformare la fragilità in intensità artistica, senza mai dover ricorrere agli eccessi tipici di certe derive progressive (che pur conosce bene).

La tracklist naviga attraverso atmosfere intime ed evocative, dalla title track fino alle riflessioni più profonde del lato B. Una menzione speciale merita il brano di chiusura, And When He Ran, dedicata al cane che ha perso: straziante. Un aggettivo che racchiude perfettamente il timbro emotivo dell'intero disco.

Se il suo ultimo disco di inediti solisti, From the Trees (2017), era caratterizzato da un'atmosfera prevalentemente acustica, calma e introversa, e In Translation (2021) lo aveva visto esplorare e interpretare brani altrui, questo nuovo capitolo si riallaccia alla densità compositiva della sua discografia classica. I nuovi brani rifuggono l'impatto frontale per creare invece un'atmosfera malinconica ma mai rassegnata; confermano soprattutto quell'onestà intellettuale ed espressiva che è il vero fulcro di ogni sua opera.


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