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Sogni e canzoni per il viaggio sinfonico di Warren Haynes

24.09.2026 Scritto da Paolo Panzeri

Asheville è una cittadina del Nord Carolina che conta poco più di 70.000 abitanti. 66 anni fa questa cittadina ha dato i natali a Warren Haynes. Warren Haynes è molto legato ad Asheville. Oltre ad averci suonato decine e decine di volte, ogni anno tiene concerti di beneficenza i cui proventi vengono devoluti ad enti ed organizzazioni che si adoperano a beneficio della comunità locale. Quindi non deve stupire se "Dreams & Songs: A Symphonic Journey", il nuovo album dal vivo del musicista statunitense, sia il resoconto di due concerti tenutisi nel marzo del 2019 al Thomas Wolfe Auditorium di Asheville. Ad accompagnare Haynes, oltre alla sua band formata da Oteil Burbridge al basso, John Medeski all'organo e alle tastiere, Jeff Sipe alla batteria, Greg Osby al sassofono più i coristi Edwin McCain e Jasmine Muhammad, anche i 64 elementi della Asheville Symphony Orchestra diretta, per l'occasione, da Rich Daniels.

Gov't Mule, Allman Brothers Band e Grateful Dead

In quelle due serate di sette anni fa il buon Warren propose al pubblico presente una scaletta composta da brani pescati dal repertorio dei suoi Gov't Mule e di band in cui ha militato quali Allman Brothers Band e Grateful Dead, oltre che dai suoi lavori solisti, brani tutti riarrangiati per orchestra da lui con l'aiuto di alcuni professionisti. L'ascolto dell'album è parecchio piacevole e conferma un assunto tanto semplice quanto banale, vale a dire: quando si è in presenza di buone canzoni e si ha la capacità ed il buon gusto di non snaturarle nella loro essenza, l'aggiunta di un'orchestra non può che essere positivo. In questo caso, le canzoni sono molto buone (se non ottime), quindi il risultato è molto positivo. Canzoni indimenticabili come "Terrapin station" dei Grateful Dead (la cui versione originale era suonata con un'orchestra, ma la band di Jerry Garcia non l'ha mai suonata dal vivo con un accompagnamento orchestrale) e "Whipping post" della Allman Brothers Band oppure, per uscire dal repertorio più prossimo a casa Haynes, le cover di "One" degli U2 oppure ancora di "It makes no difference" della Band, ricevono un trattamento e una rispettosa trasformazione che, senza apparire blasfemi, nulla tolgono agli originali. Anzi, è davvero curioso e interessante ascoltarle in altra veste.

Un viaggio sinfonico di classe superiore

Chi ha conoscenza del lavoro di Haynes sa perfettamente che Warren regala il meglio di sé, senza briglie, in concerto. La dimensione live gli offre l'occasione di dilatare a dismisura ogni brano, a seconda dell'estro suo o di questo o quel musicista, che viene immediatamente seguito nella variazione allo spartito da un altro componente della band offrendo ogni volta una interpretazione sempre un poco diversa. La presenza di un elemento altro come un'orchestra era un'incognita che poteva snaturare oppure limitare questa modalità di porsi nell'esibizione dal vivo. Nulla di tutto ciò, Warren e i suoi compagni, al contrario, vengono quasi invitati a dare prova di sè, forse proprio perché pungolati dalla presenza, alle loro spalle, dei numerosi musicisti orchestrati da Rich Daniels. Personalmente non avevo alcun dubbio che il viaggio sinfonico di Warren Haynes sarebbe stato di quelli appassionanti e – massì – indimenticabili, ora ne ho avuta piena conferma.


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