“L’arte è libertà”. Con queste parole una giovane attivista incappucciata delle Pussy Riot ha spiegato nelle scorse settimane il senso della protesta organizzata alla Biennale di Venezia contro il ritorno della Russia alla manifestazione. Passamontagna rosa, fumogeni, slogan contro la guerra e un corteo diretto verso il padiglione russo hanno riportato al centro dell’attenzione internazionale il collettivo fondato nel 2011 da Nadya Tolokonnikova. Da quella stessa azione è nato anche il video di “Disobey”, che si è rivelato essere in breve tempo l'ispirazione e il singolo apripista di “CYKA”. Si tratta del primo album della storia delle Pussy Riot in uscita domani, 12 giugno. Un traguardo sorprendente per un progetto che per quasi quindici anni è stato molto più vicino all’arte performativa e all’attivismo politico che all’industria musicale tradizionale.
La storia delle Pussy Riot
Le Pussy Riot nascono a Mosca nell'autunno del 2011 come risposta al clima politico della Russia di Vladimir Putin. Fin dall'inizio il collettivo sceglie di utilizzare la musica come strumento di protesta, organizzando brevi performance non autorizzate negli spazi pubblici della capitale russa, dai tetti degli edifici alle stazioni della metropolitana, passando per la Piazza Rossa. I video di quelle azioni vengono diffusi online e diventano rapidamente il vero mezzo attraverso cui il gruppo comunica le proprie idee su femminismo, diritti LGBTQ+, autoritarismo e repressione politica. I passamontagna colorati diventano presto il simbolo di un progetto che rivendica l'anonimato delle partecipanti e la natura collettiva dell'iniziativa. Le canzoni hanno una struttura volutamente essenziale, ereditata dal punk e dal movimento Riot Grrrl, mentre l'attenzione si concentra soprattutto sul messaggio politico e sul valore dell'azione pubblica. La notorietà internazionale arriva nel febbraio del 2012 quando cinque attiviste entrano nella Cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca per eseguire “Punk Prayer”, una performance contro Putin e contro i rapporti tra il potere politico e la Chiesa ortodossa russa. L'episodio provoca un'enorme ondata di polemiche e porta all'arresto di Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alyokhina e Yekaterina Samutsevich. Le tre vengono processate per teppismo motivato da odio religioso e condannate a due anni di carcere, trasformando il caso Pussy Riot in uno dei simboli internazionali dello scontro tra dissenso politico e autorità russe. Negli anni successivi il collettivo continua a esistere attraverso nuove azioni, campagne e pubblicazioni. Le Pussy Riot protestano contro la repressione del dissenso, sostengono i diritti delle minoranze sessuali, denunciano la corruzione e intervengono più volte contro la politica estera del Cremlino. Le loro iniziative portano a nuovi arresti, aggressioni e procedimenti giudiziari, mentre il progetto assume sempre più una dimensione internazionale che supera i confini della sola Russia. Nascono così anche alcune delle loro canzoni più note, spesso strettamente legate alle proteste che le accompagnano. Da “Kill the Sexist”, il primo brano presentato nel 2011 durante una conferenza sul punk femminista organizzata dalle future componenti del collettivo, fino a “Punk Prayer”, la performance che avrebbe portato agli arresti del 2012, la musica diventa subito uno strumento di intervento politico.
Negli anni successivi arrivano altre canzoni, altre video e nel 2015 esce la prima traccia in inglese, “I Can't Breathe”, ispirata alla morte di Eric Garner e dedicata al tema della violenza delle forze dell'ordine. “Make America Great Again” del 2016 è una satira della candidatura presidenziale di Donald Trump, mentre “Chaika” è costruita attorno a un'inchiesta sulla corruzione delle élite russe. “Bad Apples” esce nel 2018 contro le distorsioni del sistema giudiziario, e “Hangerz” è una risposta alle leggi anti-aborto approvate in Alabama. La musica continua così a essere soprattutto un'estensione delle loro performance e delle loro battaglie politiche, più che un fine in sé.
Proteste, attivismo e ora un album
Nonostante abbiano pubblicato singoli, EP e mixtape, le Pussy Riot non avevano mai realizzato un vero album. Un primo progetto intitolato “Kill The Sexist” era stato avviato tra il 2011 e il 2012, ma non venne mai completato a causa degli arresti che colpirono alcune delle componenti del collettivo. Per anni la musica è rimasta uno strumento al servizio delle proteste e delle performance, più che un obiettivo autonomo.
L'occasione per cambiare arriva nel 2025 quando Tolokonnikova decide di tornare a lavorare con continuità sulle canzoni dopo avere concluso una delle sue più recenti performance artistiche. Nasce così “CYKA”, un disco che affronta temi come la cultura dei farmaci da prescrizione, la salute mentale, la ribellione e la violenza esercitata dagli Stati. Tra gli ospiti figurano B-Real dei Cypress Hill, Salem Ilese e gli Avenged Sevenfold, che partecipano al singolo “Candy Dopamine”.
La pubblicazione dell'album arriva a poche settimane dalla protesta organizzata alla Biennale di Venezia. Una trentina di attiviste con passamontagna rosa e fumogeni colorati hanno marciato verso il padiglione russo scandendo slogan contro la guerra in Ucraina e contestando il ritorno della Russia all'esposizione internazionale. Il corteo ha attirato l'attenzione di visitatori e dissidenti anti-Putin e le immagini dell'azione sono state trasformate nel videoclip di “Disobey”, uno dei brani che anticipano il nuovo lavoro.
A quindici anni dalla nascita del collettivo, “CYKA” rappresenta quindi qualcosa di più di un semplice debutto discografico. È il punto di arrivo di una storia fatta di performance, processi, carcere, attivismo e provocazioni pubbliche che hanno trasformato le Pussy Riot in uno dei simboli più riconoscibili del dissenso russo contemporaneo.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Crediti fotografici per l'immagine usata nell'articolo: Luigi Rizzo / Concessione in uso a Rockol
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link