Peter Gabriel ha pubblicato un nuovo singolo del suo prossimo album intitolato "o\i". La canzone si chiama "Face The Wall" e in questa il musicista inglese riflette sul tema della morte.
Spiega il 76enne Gabriel: "Dopo il mese scorso, in cui eravamo alla ricerca della felicità, possiamo seguire quel filo conduttore fino ad arrivare a "Face The Wall", un brano che guarda la morte dritta in faccia. Un argomento bello e allegro. Il testo parla in parte dell'invecchiare e dell'affrontare la malattia; si tratta di guardare la morte in faccia, cosa che credo non facciamo abbastanza spesso. So di averne già parlato in passato, ma le culture che sembrano includere la morte come parte normale della vita appaiono più a proprio agio e vivono l'esistenza appieno. È stato questo il punto di partenza. La musica è un processo catartico per molti di noi e, quando verso la fine canto 'I see you coming through', vivo un momento di catarsi. Credo che sia un verso importante: man mano che la canzone procede, le condizioni si fanno più difficili e intense, ma quelle parole suggeriscono che c'è motivo di sperare. Quando sei in studio, non sai mai con certezza se una canzone diventerà un veicolo capace di coinvolgere le persone o meno. So che questo brano parlerà a qualcuno."
Come già accaduto per il precedente album, "i/o" (leggi qui la recensione), uscito nel 2023, Peter Gabriel sta pubblicando un nuovo brano a ogni luna piena; "Face The Wall" è la nona canzone di "o\i", la cui uscita è prevista per la fine dell'anno. La copertina di "Face The Wall" ritrae un'opera intitolata 'The Nest' di Tadashi Kawamata, fotografata da Mika Huisman.
Al proposito Gabriel commenta: "Quando ho visto 'The Nest' all'Amos Rex (un museo di Helsinki, in Finlandia, ndr) me ne sono innamorato. Per me, il muro è lì: grande, solido... un po' come la morte. Quelle sedie dall'aspetto caotico e umano si riversano sul muro e, in qualche modo, lo scavalcano. È un'immagine curiosa, ma trasmette anche speranza, sfidando ogni logica. Non conoscevo il lavoro di Tadashi Kawamata prima di vedere questa immagine, ma è stata proprio questa a entusiasmarmi. L'ho trovata perfetta per la canzone e mi ha spinto ad approfondire molte altre sue opere. Credo di essere attratto da ciò che infrange le regole o che opera in modo non convenzionale. Siamo abituati a vedere l'arte nei musei o sulle pareti, mentre qui la vediamo riversarsi oltre i muri. È un contesto più interessante, avventuroso e insolito. Tadashi recuperava molti elementi, le sedie, in particolare, da siti di smaltimento locali; quindi, in un certo senso, quegli oggetti appartengono a quella comunità, a quella zona. La natura 'site-specific' dell'opera è un aspetto con cui l'artista ama giocare. Un artista da scoprire per chiunque ami questa immagine tanto quanto me.”
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