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Pet Shop Boys dal vivo: si torna a casa felici e pieni di energia

08.07.2026 Scritto da Nino Gatti

La suggestiva cornice medievale di Piazza Sordello a Mantova si trasforma per una sera in un'enorme discoteca esclusiva grazie al concerto dei Pet Shop Boys, al secondo appuntamento del loro mini-tour italiano dopo l'esibizione del 20 giugno a Taranto per l'edizione 2026 del Medimex. Quella pugliese era anche la prima data della sezione estiva del loro tour "Dreamworld", con il sottotitolo "The Greatest Hits Live", che si protrae ormai da quattro anni e che rappresenta il manifesto programmatico del lungo concerto offerto ieri sera al Summer Festival. Sì, perché il pop regna sovrano in questo show: se si è troppo schizzinosi per accettare che ci si possa divertire e farsi coinvolgere da tanto ritmo dance, allora è meglio restare a casa.

Il duo inglese, composto da Chris Lowe e Neil Tennant, si presenta su un palco inizialmente disadorno: solo una tastiera, un microfono, due grandi lampioni e uno schermo a LED sul fondo di media altezza che, prima del loro arrivo, mostrava un'enorme bandiera dell'Ucraina. Lo schermo ha la particolarità di offrire immagini mai troppo invasive, che si dosano sapientemente con la musica, mescolandosi ad essa. Ai due lati del palco, altri due grandi schermi LED verticali offrono al pubblico riprese ravvicinate di Neil e degli altri musicisti. Lo spettacolo ha inizio con la musica che parte mentre sul palco non c'è ancora nessuno (in realtà la band di supporto è nascosta dietro lo schermo), con luci bianche che si muovono illuminando parte del pubblico. I due artisti si materializzano magicamente dal nulla, illuminati dai due lampioni: sono soli e indossano due maschere che li rendono alieni. Neil, portatore sano di una voce inconfondibile, indossa un impermeabile chiaro, sfidando la calura della serata.

Si parte subito con "Suburbia", un brano che rivolge l'attenzione alla violenza tra le strade inglesi e americane, un tema non molto lontano da quello che accade ovunque oggi. Il singolo sta per compiere 40 anni ed è uno dei primi successi dei PSB. La successiva è "Can You Forgive Her?", che riporta al 1993, con la scenografia ancora essenziale: poche forme geometriche bianche che si muovono sullo schermo su fondo nero. Prima della successiva "Opportunities (Let's Make Lots of Money)", con lo schermo che poco alla volta prende colore grazie a tonalità sul verde, Neil si toglie finalmente la maschera, mostrandosi ai fan. Sulle note alte del brano, complice l'aria umida, il cantante fatica un po', ma risolve la situazione con mestiere. L'immancabile ed entusiasta "Buonasera Mantova!!!" annuncia il quarto pezzo in scaletta. È il primo momento-cover della serata: "Where the Streets Have No Name (I Can't Take My Eyes Off You)", arrivata su singolo nel 1991 come mash-up di due celebri canzoni, ovvero il brano degli U2 (che pare abbiano apprezzato questa versione) e lo storico pezzo di Frankie Valli. Sento dire intorno a me che Tennant la canta meglio di come la esegue Bono oggi, e mi fido. Luci gialle si muovono veloci sullo schermo, mentre alcuni coraggiosi dalle prime file sfidano il caldo e si alzano per ballare. Senza interruzioni arrivano poi "Rent", singolo del 1987, e "I Don't Know What You Want but I Can't Give It Any More" dall'album "Nightlife" del 1999, prodotto da David Morales.

Prima di "So Hard" – singolo con cui l'Italia li premiò con il secondo posto in classifica e che offre il filmato di uomini che camminano – i due PSB lasciano il palco. Arrivano gli "operai" che trasformano la scena, togliendo i pochi elementi presenti e lasciando che lo schermo venga spostato in alto, rivelando finalmente il luogo dove operano i musicisti. Da questo momento le immagini vengono proiettate sull'intero fondale. Al centro svetta l'imponente spazio riservato a Chris Lowe, già in posizione, con alla sua sinistra il polistrumentista Simon Tellier e alla sua destra Bubba McCarthy (percussioni e cori) e Clare Uchima (cori e tastiere). Neil, da vera star, ha cambiato abito sfoggiando un elegante vestito nero e un cappello bianco. "Left to My Own Devices", che nella versione in studio si avvaleva della produzione di Trevor Horn, anticipa "Single-Bilingual", traccia che introduceva la novità di forti influenze della musica latino-americana nel sound dei PSB, estese anche al brano successivo "Se a vida é (That's the Way Life Is)", tratto dallo stesso album. Influenze latine che ritroviamo anche in "Domino Dancing", cantata a squarciagola dal pubblico che apprezza il fuoco incrociato delle loro hit. Con "Dancing Star", tratta dalla produzione più recente del duo ("Nonetheless" del 2024), le immagini e la dedica finale a Rudolf Nureyev risultano sincere e molto apprezzate.

Si passa poi a "New York City Boy", ancora da Nightlife, con forti richiami al mondo della disco e al celebre stile dei Village "People", grazie alla sapiente mano di David Morales, Neil la canta portandosi vicino a Chris, mentre il pubblico delle tribune lascia man mano le proprie sedute per avvicinarsi al palco e iniziare la lunga serata di danze. Il cantante omaggia Mantova definendola una bellissima città che non conoscevano e che apprezzano tanto, mentre la musica prosegue con "The Pop Kids", brano del 2016 ma che offre sonorità molto legate al pop degli anni Novanta. Il ritmo frena un po' con "A New Bohemia", dall'ultimo album, che tocca la parte più malinconica della band, uno stile che prosegue anche nella successiva "Jealousy". "Love Comes Quickly" (1986) offre una serie di affascinanti effetti visivi utilizzando anche lo schermo mobile iniziale, che lascia intravedere dietro di sé i cinque musicisti.

"Paninaro" (1986) è uno dei momenti più attesi dal pubblico italiano, che ispirò i Pet Shop Boys proprio con il fenomeno di costume tanto in voga nello Stivale a metà anni Ottanta. Si moltiplicano i cellulari per le riprese e sono veramente in tanti a ballare, una danza che non si ferma nemmeno per la successiva "Always on My Mind", cantata in coro dai presenti. Per quelli che non la conoscessero, si tratta di una cover del 1987 dell'omonima canzone di Elvis Presley del 1972, ma reinterpretata in una gloriosa versione synth-pop; è una delle più celebri della produzione dei Pet Shop Boys, come dimostrato dalla risposta della piazza e dalle classifiche dell'epoca, con ben sei "numeri 1" conquistati in Europa. La recente "Dreamland", che dà il nome al tour, porta la firma di Lowe, Tennant (con un nuovo cambio d'abito, uno scintillante e presumibilmente caldissimo impermeabile argentato) e Olly Alexander; è una delle rare incursioni dei PSB in territorio politico (con riferimenti a Trump), legata senza interruzioni a "Heart", uno dei loro singoli più celebri.

Segue "What Have I Done to Deserve This?", con Clare Uchima che raggiunge Neil al centro del palco sotto i due lampioni, replicando ottimamente la parte vocale che nella versione in studio fu di Dusty Springfield, contribuendo all'epoca al suo ritorno in auge. Entrambi i brani riportano al disco "Actually" del 1987. "It's Alright" (da "Introspective"), canzone celebre per il testo politico e già nota per la precedente interpretazione del musicista house americano Sterling Void, è una vera e propria apoteosi di tastiere e batterie elettroniche, mentre lo schermo offre immagini di colombe bianche in volo.

Ci si avvicina al gran finale dello spettacolo con "Vocal", incursione dance tratta dall'album "Electric" (2013) che celebra il mondo dei club e della musica elettronica. Si balla senza sosta, ma è poca cosa se paragonata ai due martellanti brani conclusivi del concerto: "Go West", celebre inno firmato dai Village People nel 1979 (accompagnato da filmati storici dei cortei gay di San Francisco), e le immagini sullo schermo di un pianeta rosso fuoco per "It's a Sin" (1987), secondo singolo dei PSB a toccare le vette inglesi. Veri e propri riempipista, come dicono quelli bravi. Il numero di smartphone in azione forma un'interminabile e suggestiva marea di luci di diversa intensità.

Per i bis, con l'ultimo cambio d'abito di Neil (ora in un lungo vestito nero), non si poteva scegliere di meglio per mantenere alta la tensione dance della serata. I due musicisti si presentano da soli sul palco, con la band celata nuovamente dal pannello LED come nella parte iniziale dello show. Al pubblico, che ha ormai invaso lo spazio davanti al palco, offrono l'immancabile "West End Girls", vero manifesto del loro pop così originale e riconoscibile, loro primo singolo del 1984 che li portò al primo posto sia negli USA che in UK. In chiusura arriva "Being Boring" che, a dispetto del titolo, non sembra affatto annoiare il pubblico, conducendo i presenti a un finale riflessivo e intimo, a conclusione di una serata che ha offerto ritmi tali da mettere a dura prova le sedute della piazza. Si torna a casa felici e pieni di energia, dopo uno spettacolo degno della fama dei Pet Shop Boys e della band che li ha supportati egregiamente, mentre l'impianto di diffusione offre una versione delicata e rassicurante del classico "Spread A Little Happiness" interpretato dai Cliff Adams Singers. Un'ultima carezza da parte del duo, che conferma il proprio stile inconfondibile anche nei minimi dettagli.


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