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Perché i Metallica dovrebbero accettare la proposta di Carpenter

30.09.2026 Scritto da Lucia Mora

John Carpenter, filmmaker d'autore di classici dell'horror come Halloween e La Cosa, si è detto disponibile a realizzare un videoclip musicale per i Metallica. In una recente intervista a "Metal Hammer", il settantottenne ha rivelato di essere un grande fan dei giganti dell'heavy metal californiano, una passione nata dopo che i suoi figli gli hanno fatto conoscere la loro musica attraverso il singolo del 1991 Enter Sandman. Ricordando l'impatto di quell'ascolto, il cineasta ha sottolineato come l'omonimo disco del 1991, noto a tutti come The Black Album, sia "semplicemente fantastico", celebrando la grandezza della band che, pur non avendo mai visto dal vivo, lo ha conquistato profondamente. Alla domanda su una possibile collaborazione, la risposta è stata perentoria: "Se me lo chiedessero, dirigerei volentieri un video musicale per i Metallica".

Questa apertura si inserisce in una riflessione più ampia sulla vitalità della musica rock, che secondo Carpenter è "ancora viva e presente" dopo tanti decenni, "proprio come me". Pur riconoscendo che oggi possa apparire meno popolare rispetto al passato, il regista sottolinea come questo genere continui a parlare alle persone con la stessa forza di un tempo, innalzando la musica a espressione artistica suprema dell'umanità. Un linguaggio capace di trascendere ogni confine geografico e linguistico, al punto che, come osserva lui stesso, "qualcuno in Bangladesh può ascoltare una canzone americana e amarla comunque".

Cathedral, Lovecraft e non solo: Carpenter e il metal

La fascinazione di Carpenter per le sonorità pesanti non è solo teorica, anzi: si è recentemente concretizzata con la pubblicazione del suo ultimo album, Cathedral, uscito ad agosto (qui la recensione di Rockol). Concepito come un'opera musicale a sé stante e accompagnato da una graphic novel, questo progetto di ispirazione dichiaratamente metal rivela l'obiettivo ultimo del regista: creare una colonna sonora per l'immaginazione. La sua volontà di far sì che l'ascoltatore "metta su questo disco e immagini di guardare un film" è il perfetto anello di congiunzione tra il suo universo e quello dei Metallica; una convergenza estetica, tematica e strutturale votata all'esplorazione dell'oscurità.

Il terreno comune più evidente tra l'immaginario di Carpenter e la narrativa dei Metallica risiede in un legame viscerale con la letteratura di H.P. Lovecraft e il concetto di un orrore ancestrale e insondabile. Nei testi della band - The Call of Ktulu e The Thing That Should Not Be, per esempio - emerge la stessa claustrofobia esistenziale e il medesimo senso di ineluttabilità nichilista che permeano i capolavori cinematografici di Carpenter. L'entità informe e letale di La Cosa o la discesa nella pazzia assoluta di Il seme della follia trovano una perfetta traduzione sonora nei riff con cui i Metallica dipingono l'insignificanza dell'uomo di fronte a forze cosmiche impossibili da comprendere o sconfiggere.

La devozione all'immaginario orrorifico

Questa sintonia tematica è rafforzata da una reale devozione personale, in particolare quella di Kirk Hammett per il cinema di genere. Il chitarrista dei Metallica è noto a livello mondiale per essere uno dei più accaniti e raffinati collezionisti di locandine e memorabilia horror, con una venerazione specifica per i maestri della tensione. Hammett ha più volte indicato il lavoro visivo e concettuale di Carpenter come una pietra miliare per la band, una fonte di ispirazione primaria da cui attingere per ricreare quelle atmosfere cupe, inquietanti e minacciose che da sempre caratterizzano le sezioni più oscure del loro repertorio.

La convergenza tra questi due mondi diventa ancora più affascinante se si analizza l'approccio alla costruzione della tensione. Le leggendarie colonne sonore composte da Carpenter si affidano a un minimalismo implacabile: linee di basso ossessive, arpeggi di sintetizzatore glaciali ed essenziali che infondono un senso di minaccia perpetua. Caratteristiche che rispecchiano abbastanza bene l'architettura dei brani più complessi dei Metallica. Molto spesso, infatti, la band californiana si affida a intro lente, arpeggiate e atmosferiche che fungono da preludio carico di presagi; un climax che esplode poi nella violenza liberatoria dei riff thrash metal, ricalcando l'incedere metodico e inesorabile delle tracce carpenteriane.

Paranoia, alienazione e il crollo del reale

Al di là dei mostri e delle creature, sia Carpenter sia i Metallica condividono una feroce critica sociale declinata attraverso la lente dell'alienazione e della paranoia. Capolavori come Distretto 13: le ombre della notte, 1997: Fuga da New York o il fondamentale Essi vivono esplorano costantemente la vulnerabilità dell'individuo schiacciato da forze oppressive, siano esse spietate bande urbane, regimi totalitari o élite occulte. Queste stesse ossessioni tematiche attraversano le liriche di album essenziali come Master of Puppets, dove si indaga la manipolazione e la perdita di controllo della volontà umana, e ...And Justice for All, un manifesto disilluso sul crollo delle istituzioni, sulla corruzione e sull'isolamento del singolo di fronte all'ingiustizia sistemica.

Alla luce di questi numerosi, significativi punti di contatto, una collaborazione per un videoclip si tradurrebbe in un'opera dal potenziale devastante. La cifra stilistica di Carpenter — caratterizzata dall'uso magistrale di inquadrature anamorfiche, chiaroscuri profondi e ombre nettamente marcate — incornicerebbe alla perfezione la potenza sonora dei Metallica. Restituirebbe l'impatto della band respingendo l'estetica asettica e gli orpelli della post-produzione digitale odierna, perché racconterebbe James Hetfield e soci con la schiettezza senza retorica che solo filmmaker indipendenti come John Carpenter hanno.


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