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No, Olivia Rodrigo non ha proprio chiuso col rock’n’roll

13.06.2026 Scritto da Mattia Marzi

«So che il bar chiude alle 11, spero tu non finisca mai quella birra / conosci tutte le parole di “Just like heaven”», canta Olivia Rodrigo nei primissimi versi di “You seem pretty sad for a girl so in love”, quelli di “Drop dead”. E subito capisci che no, l’ex stellina Disney, la ragazza che ha contribuito in modo determinante a rilanciare e sdoganare in questi anni le sonorità pop-punk e alternative Anni ’90 per la Generazione Z, non ha affatto chiuso col rock’n’roll. Fosse anche solo per l’attitudine, che continua a guardare a quel mondo: chi altro citerebbe “Just Like Heaven” nel brano d’apertura di un proprio album? È una dichiarazione d’intenti, ma anche la conferma di una sensibilità musicale che non ha mai smesso di dialogare con la grande tradizione dell’alternative rock.

Un disco all'insegna dei Cure

La citazione della hit dei Cure non è casuale. “You seem pretty sad for a girl so in love” sembra essere proprio all’insegna della band di Robert Smith e fa sorridere che una cantautrice di ultimissima generazione - Rodrigo ha 23 anni - metta certe reference al centro di un proprio lavoro. Il titolo di “The cure”, uno dei tredici brani inclusi nel disco, può trarre in inganno: non è un omaggio alle icone della new wave («Ma non importa più come si sente il tuo amore / non sarà mai la cura», canta lei nel testo). Ma sei i The Cure non ricorrono lì, oltre che in “Drop dead”, compaiono invece in “What’s wrong with me”: il brano è un duetto con lo stesso Robert Smith. Rodrigo e il frontman della band di “Just like heaven” l’hanno cantato insieme per la prima volta alla vigilia dell’uscita del disco, durante l’esibizione della popstar al Primavera Sound di Barcellona, e non era manco la prima volta che i due si ritrovassero a suonare insieme: lo avevano fatto già a Glastonbury (cantando proprio la hit del 1987). 

Oltre la ribellione c'è di più

«Adoro la musica rock e nutro una profonda venerazione per essa, è praticamente l’unico genere che ascolto. Ma credo che, all’inizio (della genesi del disco, ndr), non mi entusiasmasse l’idea di rock nel senso tradizionale, con power chord e distorsione», ha spiegato Rodrigo a proposito del suono dell’album, che sembra prendere un po’ le distanze dai precedenti “Sour” e “Guts”. Ma la definizione «Olivia Rodrigo ha chiuso col rock’n’roll» appare, all’ascolto, più sfumata. «Una canzone può essere alternativa senza essere come “I love rock ’n’ roll” di Joan Jett. Mi interessava qualcosa di più sottile, più implicito, meno esplosivo», ha detto lei al New York Times. Nel raccontare la nascita, la crescita e la fine della relazione che ha ispirato le tredici canzoni di “You seem pretty sad for a girl so in love”, Rodrigo guarda proprio al rock sintetico dei Cure e dintorni, rinunciando alla scrittura impulsiva dei primi due dischi e puntando su una direzione sonora è più ambigua che in passato: meno esplosione, più controllo e stratificazione emotiva

"L'amore è così: quella vibrazione"

E pazienza se il brano che vale da solo il prezzo del biglietto, come si suol dire in questi casi, sia un pezzo à la Billie Eilish di disarmante bellezza come “Less”, tutto piano e voce (spezzata, quasi): la cifra la dettano brani come “Maggots for brains”, “My way”, “Expectations”, che guardano proprio al mondo sonoro della new wave. «Sono una fan dei Cure, ma da quando l'ho conosciuto e ho avuto modo di passare del tempo con lui, ho ripreso ad ascoltare tutte quelle band new wave. All'epoca vivevo in Inghilterra, quindi ovviamente ho tratto molta ispirazione dalle band inglesi. Per me, nella composizione di canzoni, il sentimento viene sempre prima di tutto. E quindi sapevo di voler scrivere canzoni su come ci si sente ad essere innamorati. E l'amore per me è proprio così: quella vibrazione, quella qualità emotiva», spiega lei.


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