Millequattrocentoventisette: sono le canzoni registrate e pubblicate da Mina dall’inizio della carriera a oggi. Una cifra enorme, che però racconta soltanto una parte del lavoro che sta dietro alla sua discografia, che si arricchisce con le “Dilettevoli inedite eccedenze”, il nuovo album presentato oggi a Voce in Triennale - luogo dal nome quanto mai appropriato. Il disco esce il 9 ottobre per PDU ed è il terzo capitolo della serie con cui la cantante recupera registrazioni conservate nel proprio archivio.
Tre anni fa Massimiliano Pani ci spiegava che a Mina arrivano circa 5.000 canzoni inedite ogni anno e che Mina le ascolta tutte. "Alla fine un cantante è i suoi pezzi. Questo è il suo modo di costruirsi la discografia", raccontava Pani.
Oggi Pani spiega che non incide mai solo 10 pezzi, ne incide di più, poi sceglie per una sua idea di armonia di cosa deve stare insieme. “Quegli altri non sono assolutamente meno belli, solo che sono meno adatti in quel progetto, hanno un cassetto. Riascoltando questo materiale ci siamo detti che c’erano cose veramente belle e mai pubblicate”.Il metodo di Mina
Oggi nei cassetti di Mina c’è tantissimo materiale: qua Pani non fa numeri, anche se ricorda che è una dei pochissimi artisti che ha fatto con continuità per lunghi periodi anche 1 o 2 album all’anno, con una discografia di 107 album. I numeri aiutano a capire il metodo, appunto. Le “Dilettevoli eccedenze” di questo disco sono "inedite" perché, con una sola eccezione - una bonus track del disco con Fossati nel 2019 - queste versioni non sono mai state pubblicate su disco; sono "eccedenze" di una produzione che da decenni procede parallelamente alle uscite ufficiali e diverse sono state registrate appositamente per questo progetto.
Il filo conduttore del progetto, secondo Pani, è appunto la voce di Mina: “La musica è melodramma, è la differenza tra un cantante e un interprete che comunica emozione con la voce. Questo è il disco di un’artista che non fa concerti da 48 anni, non va in tv da 50 anni, e però riesce ad essere attuale”, dice Pani, citando un trend dei social in cui ragazzine orientali si truccano come Mina, senza sapere chi è. D’altra parte, “Assieme a Salinger, Mina per prima ha capito che nel mondo della comunicazione più si sparisce più si esiste”, come dice in apertura il critico d’arte Vincenzo Trione, neopresidente della Triennale.
Le canzoni
Nella discografia di Mina diversi album sono costruiti attorno a temi, repertori o autori. Qui il criterio è antologico: si pesca in decenni di musica italiana e internazionale, da “A costo di morire”, canzone pubblicata da Fausto Leali nel 1980, a “Vento di passione” di Pino Daniele, originariamente incisa in duetto con Giorgia nel 2007 e registrata da Mina nel 2026. Pino Daniele ritorna più avanti con “Yes I Know My Way”, da “Vai mo’” del 1981.
Ma alcuni dei recuperi più curiosi vanno molto più indietro. “Canzone triste”, scritta da Roberto Lerici e Gianni Ferrio, era stata cantata da Mina nell’ultima puntata di “Milleluci”, l’11 maggio 1974: quella contenuta nell’album è però una diversa registrazione in studio, realizzata con Ferrio. “Carrettieri” è invece una canzone in dialetto siciliano di Alfonso Gibilaro, pubblicata nel 1949 e incisa allora da Beniamino Gigli.La “follia” di rifare i Beatles in versione flamenco
Ci sono “La mia serenata”, con cui Jimmy Fontana vinse “Un disco per l’estate” nel 1967, “Dans mon île” di Henri Salvador e “Vierno”, brano del 1945 poi ripreso anche da Fausto Leali. A chiudere il disco è “Eleanor Rigby” dei Beatles in versione flamenco, con inserti di elettronica (e una citazione di “Gipsy Woman”, hit di Crystal Waters del ’91): “Un pezzo pazzo, un divertissement. L’hanno fatto in mille versioni ma credo nessuno l’abbia fatto così. È una follia, se devi esagerare esageri fino in fondo”, sorride Pani. La linea che collega melodramma, follia e divertimento passa attraverso la voce di Mina.
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