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Margherita Vicario: “Ho chiesto aiuto” piacerebbe a Dostoevskij

25.09.2026 Scritto da Claudio Cabona

A tre anni di distanza dall'ultimo progetto discografico, “Showtime”, e dopo l'esordio alla regia con il film “Gloria!”, opera pluripremiata e accolta con grande entusiasmo da critica e pubblico, Margherita Vicario torna alla musica con “Ho chiesto aiuto”. Un singolo che parte dal dolore, attraversa le fragilità personali e arriva dall'altra parte: non alla sua cancellazione, ma alla possibilità di alleggerirne il peso e continuare ad andare avanti. “Ho chiesto aiuto” è, prima di tutto, una canzone sugli uomini e sulle donne che sì, vanno avanti. Su chi mette le mani nelle proprie ferite e a un certo punto comprende che non è necessario affrontare tutto da soli. La stessa artista ha scritto e girato anche un bel videoclip, che rinnova il legame tra la sua dimensione musicale e quella cinematografica. 



Nel brano una Vicario inedita, per come la conosciamo, mette in fila traumi e vicissitudini molto personali, quasi come se la canzone fosse una seduta di terapia trasformata in musica: un racconto intimo, a tratti doloroso, che però non si compiace del dolore. Anzi, è proprio qui che “Ho chiesto aiuto” trova la sua direzione. Spesso nelle canzoni il dolore diventa qualcosa in cui affogare, qualcosa da contemplare fino a renderlo ancora più pesante. Vicario sceglie invece un'altra strada: raccontarlo per renderlo più leggero. La richiesta d'aiuto diventa così un gesto di consapevolezza, ma anche un modo per rimettersi in movimento.

Il significato del pezzo arriva con particolare forza nelle parole finali, dove la cantautrice sembra superare anche la tradizionale contrapposizione tra bene e male: “Ho chiesto aiuto e ho capito il male non esiste, neanche il bene esiste è l’uomo che ogni tanto è triste, ho chiesto aiuto e ho capito il male non esiste e che l’uomo si delude e poi impazzisce”. È in queste frasi che il racconto personale si apre a qualcosa di più universale: non esistono categorie semplici capaci di spiegare tutto, esistono persone che soffrono, si perdono, si deludono e possono avere bisogno di qualcuno. Musicalmente, il brano accompagna questa presa di coscienza con strumenti vividi e una presenza corale che cresce fino ad assumere reminiscenze gospel. Tante voci intorno a una sola voce: una scelta che sembra tradurre in suono l'idea centrale della canzone.

La dimensione individuale del racconto si trasforma progressivamente in una dimensione collettiva. “Ho chiesto aiuto” è dunque un pezzo sul dolore, ma anche sul suo superamento. Non promette che le ferite scompaiano e non nega la fatica di attraversarle, semplicemente sorge nella convinzione dostoevskiana che “il bello esiste e resiste”. Per Dostoevskij tutto era annullabile e sgretolabile nella vita di un uomo, ma la ricerca e l’esistenza del bello no. Il nuovo capitolo musicale di Vicario, che chiuderà il cerchio con un nuovo album, avrà poi una dimensione dal vivo nel febbraio 2027, con due appuntamenti speciali nei teatri: l'8 febbraio all'Auditorium Conciliazione di Roma e il 10 febbraio al Teatro degli Arcimboldi di Milano.


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Crediti fotografici per l'immagine usata nell'articolo: Backstage videoclip "Ho chiesto aiuto"

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