C'è un posto in Sardegna dove, ogni fine giugno, il vento che sale dal Mediterraneo porta con sé qualcosa di più del semplice profumo di salsedine. Alla tonnara “Su Pranu”, a Portoscuso, nel cuore del Sulcis Iglesiente, succede una cosa rara: musicisti esperti e appassionati provenienti da mezzo mondo si ritrovano per una settimana di immersione totale nella musica per i Seminari di Musica, Canto e Danza Popolare di Mare e Miniere, organizzati dall'associazione culturale Elenaledda Vox con la direzione artistica di Mauro Palmas. Quest’anno per la diciannovesima edizione, il numero è salito a centotrentacinque presenze, provenienti dalla Sardegna al Canada, dagli Stati Uniti alla Svezia, dalla Spagna all'Ungheria, dalla Francia alla Svizzera, che conta fedeli partecipanti sin dalla prima edizione. Rispetto agli anni precedenti, la sensazione che ha lasciato questa nuova edizione è quella, sempre più nitida, di un evento necessario. Non un festival come gli altri, ma un presidio culturale: un luogo dove tradizione e ricerca si guardano negli occhi senza paura.
Il programma formativo, come di consueto articolato in due sessioni giornaliere - mattina e tardo pomeriggio - ha visto in cattedra: Elena Ledda e Simonetta Soro per la classe di canto popolare, Alessandro Foresti per quello corale. Riccardo Tesi all'organetto diatonico, Maurizio Geri alla chitarra, Silvano Lobina al basso. Mauro Palmas stesso ha tenuto le lezioni di mandola e liuto cantabile, mentre Luigi Lai - novantaré anni portati come una corona, patrimonio vivente del Mediterraneo - ha tenuto le sue ormai imperdibili lezioni di launeddas, strumento musicale a fiato policalamo ad ancia battente della tradizione sarda.
Cuncordu e Tenore de Orosei ha condotto il laboratorio di canto sacro a cuncordu e canto a tenore a tema profano. Hanno completato l'offerta Viola Centi con le danze tradizionali del centro e sud Italia, Manu Theron e Damien Toumi tornati dopo due anni con i canti politici e popolari occitani, Andrea Ruggeri, Dario Muci ed Enza Pagliara per batteria e percussioni popolari, e Giulia Cavicchioni con il laboratorio di musiche dal mondo per adulti e bambini.
Martedì 23 il festival si è aperto con la proiezione di “Su Maistu”, documentario per la regia di Gianfranco Cabiddu dedicato proprio a Luigi Lai. Vincitore al Bif&st 17 come Miglior Film nella sezione "Per il Cinema Italiano", il film percorre in novantasei minuti novant'anni di vita — dall'infanzia in Sardegna all'emigrazione in Svizzera, dal ritorno nell'isola al ruolo decisivo nella trasmissione dell'arte delle launeddas. Grandi emozioni nel vedere il maestro Luigi Lai seduto tra il pubblico mentre lo schermo ne restituiva la voce giovane, le mani che ancora oggi parlano attraverso le canne, i volti di Paolo Fresu, Omar Sosa, Gavino Murgia e Uri Caine a testimoniare come un suono antichissimo possa diventare lingua franca del jazz contemporaneo.
Il programma degli eventi serali è proseguito, giovedì 25 con il concerto di Luisa Briguglio, cantautrice messinese e vincitrice dell'ultima edizione del Premio Andrea Parodi. Accompagnata da Ernesto Nobili e Fabrizio Lai alle chitarre e da Matteo Nocera alle percussioni, la cantante messinese ha presentato “Truvatura”, il suo primo album solista. "Truvatura" è la parola siciliana per il tesoro nascosto che si cerca pur sapendo che potrebbe non essere mai trovato: quella metafora ha attraversato ogni canzone come un filo d'oro appena visibile, cucito nella lingua siciliana con la precisione di chi sa che il dialetto non è folklore ma strumento di pensiero. Nella seconda parte, i catalani Magalí Sare e Manel Fortià hanno portato in scena il progetto “re-tornar” con la voce elegante e versatile della cantante che ha dato vita con il contrabbasso ad un dialogo sonoro sorprendente tra jazz, canzone mediterranea e tradizione iberica.
Venerdì 26 è stato il turno de “La Radio di Camilleri”, evento realizzato in collaborazione con Rai Radio Techetè: la regista e conduttrice radiofonica Elisabetta Malantrucco e il professor Giuseppe Marci hanno accompagnato il pubblico attraverso preziosi estratti dagli archivi sonori Rai, riscoprendo un Camilleri meno noto, quello delle Interviste impossibili, di Conversazioni su Tiresia, della radio come officina narrativa. A seguire, Kaballà - al secolo Pippo Rinaldi - e Mauro Palmas hanno costruito un concerto fatto di parole, memoria e liuto cantabile dove Sicilia e Sardegna si sono ritrovate sulle stesse rive.
Ma il momento più atteso della serata è arrivato con Riccardo Tesi e Maurizio Geri: trent'anni e più di sodalizio, radici nell'insegnamento di Caterina Bueno e nelle stagioni di Banditaliana, un'intesa che non ha bisogno di accordarsi perché è già accordata da sempre. Il duo ha proposto un set di rara bellezza in cui hanno racchiuso la loro visione della world music e della tradizione musicale italiana. A brillare il gustoso e trascinante medley di moresche, una toccante versione de “La Ballata del Carbonaro” e una scintillante “Madreperla” dal disco omonimo di Banditaliana.
Sabato 27, lo spettacolo Il Fuggitivo - con Alessandro Anderloni, Mauro Palmas e Alessandro Foresti - ha portato in scena la storia di Fortunato, giovane veneto che nel 1945 trova rifugio nella miniera sarda di Montevecchio. Una storia di guerra, radici recise e riconciliazione, dove il liuto cantabile e il pianoforte hanno cucito assieme Veneto e Sardegna in un racconto che era anche riflessione sul senso dell'esilio. A chiudere la serata, il Wild String Trio - il francese Toby Kuhn al violoncello, la slovacca Petra Onderufová al violino, lo sloveno Aleksander Kuzmić alla chitarra - ha intrecciato geografie sonore differenti dai Balcani, al jazz, passando per il flamenco e suggestioni celtiche.
Il festival si è chiuso domenica 28 giugno con il concerto degli allievi dei seminari che hanno portato in scena un vero e proprio viaggio in Italia in musica che si è dipanato dalla Sardegna al Gargano per toccare il Salento, per aprirsi sul finale alle musiche del mondo.
Diciannove anni di Mare e Miniere raccontano qualcosa che i numeri da soli non riescono a dire: che esiste una comunità che si riforma ogni giugno attorno alla convinzione che la musica popolare non sia un archivio da conservare e riproporre in una forma musealizzata ma materia viva e vitale da proiettare verso il futuro.
La scelta di Portoscuso non è casuale: il Sulcis porta in sé la memoria delle miniere e del mare, della fatica e della bellezza, di una civiltà che ha saputo fare poesia anche dalla durezza. Mare e Miniere è, in questo senso, un festival politico nel senso più nobile del termine: afferma che la trasmissione della cultura è un atto di resistenza.
Salvatore Esposito
Riccardo Tesi e Maurizio Geri
Luisa Briguglio
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