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Marc Almond: “In ‘Tainted Love’ le stelle si sono allineate”

22.09.2026 Scritto da Gianni Sibilla

“Danceteria” è l’ultimo album dei Soft Cell, completato da Marc Almond e Dave Ball poco prima della morte di quest’ultimo. Tra elettronica e pop, nostalgia ed euforia, si torna alla New York dei primi anni Ottanta, ai club, alla dance e alle contraddizioni che hanno definito il duo. Almond lo racconta alla vigilia dell’unica data italiana del suo tour solista, il 27 settembre a Parma per “Il Rumore del Lutto”, festival dedicato ai temi della morte, della perdita e della memoria che ora permeano anche queste canzoni. Questa intervista l’occasione anche per ricordare il pezzo più noto e amato della band, “Tainted love”: “in quel momento le stelle si sono allineate: la moda, il sentimento, il momento, tutto è andato al posto giusto ed è decollata”. Una cover che “è diventata nostra”, racconta

“Danceteria” guarda alla New York dei primi anni Ottanta. Come si fa un disco sulla memoria senza fare essere nostalgici?
Non sono sicuro che si possa. Memoria e nostalgia sono intrecciate. Non ho nessun problema con la nostalgia. La parola greca per ‘ritorno’ è nostos. Algos significa ‘sofferenza’. Quindi la nostalgia è la sofferenza causata da un desiderio inappagato di tornare.

Nei Soft Cell c’è sempre stata una tensione tra euforia e cupezza.
In una certa misura, è quello che siamo. Il paradosso del successo e del senso di colpa, del valore e del sentirsi degni, del glamour nello squallore. Non abbiamo mai voluto rivolgerci al mainstream, volevamo parlare ad altre persone come noi, arrabbiate con il mondo.

Dopo quasi cinquant’anni passati a fare musica insieme, che cosa riusciva ancora a fare Dave capace di sorprenderti?
La sua musica mi sorprendeva sempre, soprattutto in questo album. Mi mandava dei brani e mi chiedeva che cosa ne pensassi, se riuscivo a scriverci attorno, e io lo facevo. Era sempre fonte di ispirazione.

Che cosa rende una canzone inequivocabilmente una canzone dei Soft Cell e non una canzone di Marc Almond?
Penso che le canzoni dei Soft Cell abbiano a che fare con la realtà, mentre quelle di Marc Almond con la fuga e il romanticismo.

Dave ha lavorato all’album poco prima di morire. C’è qualcosa di “Danceteria” che ora ti suona completamente diverso?
Se parliamo del contesto della sua morte, sì, naturalmente. L’album è diventato molto più struggente.

Tornando a “Tainted Love”: quella canzone continua a trovare nuove generazioni di ascoltatori. Riesci a ricordare la storia della vostra versione? Perché pensi che si sia dimostrata così senza tempo?
Non ne ho idea. Se lo sapessi, lo rifarei. È semplicemente che in quel momento le stelle si sono allineate: la moda, il sentimento, il momento, tutto è andato al posto giusto ed è decollata.

Dopo 45 anni, consideri ancora “Tainted Love” una cover?
Non mi era mai stata fatta questa domanda. Sì e no, in definitiva è naturalmente una cover, ma l’abbiamo portata da un’altra parte, imprimendole il nostro stile a tal punto che è diventata nostra.

Avevate già deciso che sarebbe stata l’ultimo album dei Soft Cell prima di quello che è successo a Dave. Che cosa succederà ora a te e al gruppo?
I Soft Cell continueranno a esibirsi dal vivo. Dave si esibiva raramente dal vivo con noi a causa dei suoi problemi di salute e Phil Larsen era il nostro produttore e lo sostituiva sempre. Anche se non ci sarà mai un altro album in studio dei Soft Cell, è importante mantenere vive le canzoni e andare in tour è il modo migliore per farlo.

Suonerai a Parma in un festival dedicato al lutto e alla perdita, subito dopo l’uscita dell’ultimo album dei Soft Cell. Perdere Dave ha cambiato il modo in cui canti quelle canzoni?
Penso che alcune delle canzoni si siano caricate per me di una tristezza che prima non avevano mai avuto. “È molto più buio quando una luce si spegne di quanto lo sarebbe stato se non avesse mai brillato”, come diceva Steinbeck.


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