Quasi tre ore di musica. Oltre quaranta brani che pescano a piene mani da tutta la sua discografia. Un mare di ospiti, alcuni di peso, tra questi Laura Pausini, Marracash, Geolier, Fabri Fibra, Salmo e Sfera Ebbasta, altri non necessari alla resa finale del concerto. Lazza, come fosse il toro sulla copertina del suo ultimo album “Locura”, prende lo stadio San Siro per le corna e mette in piedi un concerto diviso in sei capitoli, lanciati dallo speaker del Milan Germano Lanzoni, alcuni di alto livello come quello con l’orchestra, una sorta di magico “Late orchestration” alla Kanye West, altri come il set con Drillionaire e Low Kidd più telefonato e piatto, intriso di ospitate.
Ad affiancarlo nella prima parte del live un’ottima band (Claudio Guarcello, tastiera; Luca Marchi, basso; Giovanni Cilio, batteria; Eugenio Cattini, chitarra), che poi lascia spazio al secondo set, piano solo, accompagnato unicamente dal maestro Aleksander Zielinski. Questi primi due capitoli sono centrati e creano una giusta altalena tra pezzi più energici e altri più intimi. Il rapper trova anche il tempo di regalare una borsa di marca a sua madre e di chiamare sul palco la sua fidanzata. Su “Cenere” arriverà perfino la nonna e sul finale il padre. Per fortuna ci sono più canzoni che riunioni di famiglia: Lazza, va sottolineato, dal vivo è fortissimo, sia sotto il profilo interpretativo che tecnico. Non è certo una novità, è figlio della scuola di Salmo. Il pubblico è letteralmente da stadio, con tanto di coreografia sugli spalti, caldissimo, uno dei più incandescenti visti nel mondo urban negli ultimi anni. Poghi, cori, balzi, pezzi cantati a squarciagola. La prima parte si chiude con “Verdi nei viola” con un’intensa coda strumentale che valorizza i musicisti.
Anche nel set con il piano Lazza, portando i fan dentro un’atmosfera che mischia emotività e furore, è pienamente nel suo. “Catrame”, con lui al piano e Tedua a rappare, è un bel momento. Il terzo blocco mette al centro i due produttori Drillionaire e Low Kidd, che hanno costruito e lanciano i tappeti sonori su cui rappano Lazza e una lunga serie di ospiti. E qui il concerto volge verso una dimensione Festivalbar che non spicca. Bella e giusta la celebrazione di un percorso, ma se si entra a San Siro è lecito aspettarsi qualche cosa che colpisca dal punto di vista dell'estro e soprattutto di personale. Schierare, nel cuore del live, un tapis roulant di ospiti non basta, è troppo “facile”. Quando lo fece Sfera nel 2024 ebbe un senso, quel San Siro fu la simbolica “presa della Bastiglia della trap”, ma a sto giro è pleonastico, è mostrare dei muscoli non necessari e poco interessanti. Sì, il pubblico si gasa, salta, fa tremare lo stadio su “G63”, in diversi frangenti è il vero spettacolo, ma resta la domanda: senza ospiti sarebbe stato esattamente lo stesso? Certo che no. Scorciatoie come queste sono utili, furbette, ma mai luminose a livello creativo.
Se nel quinto atto dello show la band fa il suo ritorno on stage per hit come “Chiagne”, “Cenere” e “Canzone d’odio”, il quarto e il sesto sono i momenti orchestrali, con i dodici musicisti dell’Orchestra Sinfonica di Milano presenti in scena sotto la direzione del maestro Enzo Campagnoli. E qui quelle idee, che nel dj set infarcito di ospiti erano uniformate, escono e brillano. Tra archi e fiati, i pezzi vestono un abito particolare, intenso, diverso, presente anche in “Locura jam + opera”. Gli arrangiamenti sono curati, rigorosi, virtuosi. “Zeri in più” con Laura Pausini e orchestra, per esempio, dal vivo è un brano potentissimo. Quelli orchestrali sono i set più rilevanti perché hanno una struttura densa, non comoda, qualche cosa che fa parte dell’universo identitario e artistico di Lazza, e che allo stesso tempo sorprende. Non sono una trasposizione in grande, su una scala da stadio, di qualche cosa di già accaduto e visto nei palazzetti, ma nuovi livelli sbloccati, che lo distinguono. È questa la differenza sostanziale. Sono suoi, non di altri. Il finale epico-orchestrale su “100 messaggi” ne è la dimostrazione più limpida. Il rapper milanese riesce a domare San Siro quando mette in campo dei concetti, in altri frangenti, quando segue terreni già solcati, schiva la carica e non colpisce.
Scaletta:
Ouverture 3
Abitudine
Molotov
Zonda
Re mida
Casanova feat Artie 5ive
Certe cose
Mob feat Salmo & Nitro
Mezze verità feat Kid Yugi
Portocervo
Panico
Verdi nei viola
Ouverfour
Senza rumore
Buio davanti
Catrame feat Tedua
J
24h
BBE feat Anna
No insta feat Jake la furia & Emis killa
Gigolò feat Capo Plaza
Honey feat Tony Effe & Capo Plaza
Superman
Lario feat Fabri Fibra
Piove feat Sfera Ebbasta
G63 feat Sfera Ebbasta & Shiva
DDA
Zeri in più feat Laura Pausini
Hot
Ghetto superstar feat Ghali
Alibi
Fentanyl
Gucci skimask
Nessuno feat Geolier
Chiagne feat Geolier
Cenere
Canzone d’odio
Uscito di galera
-3 feat Marracash
Morto mai
100 Messaggi
Dolcevita
Ferrari