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L'album di Sal Da Vinci mette insieme Daft Punk e Gigi D'Alessio

06.06.2026 Scritto da Mattia Marzi

Prendi un cantante napoletano di culto e affiancagli una squadra di hitmaker che normalmente firma hit per il pop italiano contemporaneo: produttori come Starchild e Merk & Kremont da un lato, autori come Federica Abbate, Alessandro La Cava, Eugenio Maimone dall’altro. Tutti nomi che normalmente compongono tormentoni per The Kolors, Ghali, Fedez, Giorgia ed Elodie. Nasce così “Per sempre sì”, il nuovo album di Sal Da Vinci: dall’incontro - o dallo scontro controllato - tra due mondi. Il disco è il primo del cantautore napoletano in cinque anni e arriva sull’onda del trionfo all’ultimo Festival di Sanremo con la canzone che dà il titolo al progetto. Sal Da Vinci lo ripete come un mantra: questo album ha il cuore nel passato e la testa nella modernità. È retrò e contemporaneo insieme, proprio come la title track “Per sempre sì”, che contro ogni previsione ha trovato una sua consacrazione all’Ariston.

Il disco non ha grandi ambizioni “artistiche” nel senso stretto del termine: la sua unica vera pretesa è quella di funzionare, di farsi ascoltare e soprattutto cantare. Un approccio genuino. Viene da citare George Michael: listen without prejudice, ascoltate senza pregiudizi. Il punto forse più interessante del progetto sta proprio nell’abilità degli autori e dei produttori coinvolti. Federica Abbate, Alessandro La Cava, Eugenio Maimone, e come loro anche Merk & Kremont e Starchild, riescono a fare qualcosa di interessante: calarsi con credibilità all’interno di un linguaggio, quello del neomelodico, che appartiene a una tradizione molto specifica e radicata. Non si limitano a “modernizzarlo” dall’esterno, ma lo abitano, lo rispettano e lo rielaborano dall’interno, trovando un equilibrio tra scrittura pop contemporanea e sensibilità melodica napoletana.

Non sappiamo se questo è stato l’approccio seguito sin dall’inizio o se siano saliti a treno in corsa - quel che è certo è che “Per sempre sì” è arrivata all’ultimo: Da Vinci aveva presentato a Carlo Conti un’altra canzone, “Pessimi pensieri”, co-firmata da Gigi D’Alessio, poi cambiata in extremis una volta ascoltata e provinata “Per sempre sì” - ma è proprio nei brani frutto della collaborazione con gli hitmaker del pop contemporaneo che il disco trova i suoi momenti più interessanti. Le chitarre funky di “Per sempre sì” hanno un respiro internazionale, con echi che - ascoltare per credere, ma, appunto, senza pregiudizi - rimandano all’operazione fatta dai Daft Punk con “Random Access Memories”. Allo stesso modo, brani come “Fuga d’amore” e “Una lettera e un mazzo di rose”, firmati da Starchild, oppure “Per sempre sì” e “Dimmelo” (in duetto con Serena Brancale, una salsa stile Bad Bunny), prodotti da Merk & Kremont, rappresentano la parte più fresca e cool del disco: episodi in cui il pop napoletano si apre a contaminazioni latino-funky e a un linguaggio radiofonico più attuale. Più tradizionale, invece, la parte affidata al maestro Adriano Pennino, storico collaboratore della scena cantautorale partenopea degli Anni Duemiladieci e braccio destro di Gigi D’Alessio (che nel disco firma, oltre a “Pessimi pensieri”, la musica di “Somigli a me” - sette brani portano invece la firma di Vincenzo D’Agostino, altro riferimento dell’area napoletana, scomparso lo scorso febbraio: tra questi anche “Rossetto e caffè”). Qui il suono si fa più classico, più legato a una scrittura e a una produzione che guardano alla tradizione melodica italiana senza troppe deviazioni contemporanee. È una scelta coerente con il percorso di Sal Da Vinci, ma che inevitabilmente segna un contrasto con gli episodi più up-to-date del disco.

Il risultato è un album a doppia anima: da una parte il desiderio di attualizzazione del pop napoletano, dall’altra la forza di una tradizione che resta ben salda. Un equilibrio non sempre perfetto, ma sicuramente avvincente.


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