«Spericolata». È questo l’aggettivo che Chrissie Hynde ha scelto per presentarsi, quando nel 2015 ha preso carta e penna - si fa per dire - e ha raccontato la sua vita nell’autobiografia “Reckless: My life as a Pretender”. All’epoca aveva 64 anni, oggi ne ha 74 ma rimane un faro di autenticità, di forza e di ribellione. Quando lo scorso dicembre la frontwoman dei Pretenders si è esibita alla Roundhouse di Londra in occasione del concerto-tributo a Mark Lanegan, il Times ha scritto che «la sua voce meriterebbe ormai lo status di patrimonio mondiale dell’Unesco». In “Duets special”, il suo nuovo album, in uscita questo venerdì, quella voce duetta con quelle di amici e colleghi come Brandon Flowers dei Killers, Debbie Harry dei Blondies e Dave Gahan dei Depeche Mode. E poi Shirley Manson dei Garbage, Dan Auerbach dei Black Keys, Alan Sparhawk.
L'idea del disco di cover
Insieme a loro Hynde omaggia miti come Elvis Presley (insieme a Rufus Wainwright ha riletto “Always on my mind”), Morrissey, Brenda Holloway. Con Julian Lennon ha reinciso “It’s only love” dei Beatles, con k.d. Lang “Me & Mrs. Jones” di Billy Paul. «Non avevo mai pensato di fare un album di duetti prima d’ora. Credo che l’idea sia nata nel 2023. Stavo parlando al telefono con Jörn, il marito di Rufus Wainwright. Credo che ci stessimo consigliando dei romanzi e, per qualche motivo, ho detto: “Ehi, forse Rufus e io dovremmo fare qualcosa insieme”, e ho buttato giù rapidamente 10 canzoni che mi sono venute in mente. Jörn ha chiesto a Rufus, che era entusiasta, ed è così che è iniziato tutto: una cosa spontanea e che pensavo sarebbe stata divertente», racconta a proposito del progetto lei, che dagli Anni ’70 è riuscita a mantenere intattatta la propria identità attraversando decenni di cambiamenti musicali.
Dall'America industriale alla Londra del punk
Cresciuta nell’America industriale e disillusa degli Anni ’50 e ’60, nell’autobiografia del 2015 raccontò anche le molestie sessuali subite dai membri delle motorcycle gang di Akron, Ohio, città in cui è nata, tra fratture generazionali (con il padre, che ascoltava Bob Dylan e della figlia diceva, sprezzante: «Chrissie non sa nemmeno cantare») e conflitti ideologici. Uno dei primi gruppi rock che Chrissie Hynde vide dal vivo furono i Mitch Ryder e i Detroit Wheels, in una fiera della natia Akron, «forse nel 1965 o forse nel '66». La futura fondatrice dei Pretenders aveva 14 anni, i gruppi suonavano nel pomeriggio e lei ricorda di essere rimasta incantata dalla voce di Ryder (che in seguito avrebbe ispirato il giovane Bruce Springsteen) e dagli assoliti di chitarra di Jimmy McCarty. Il set, tuttavia, si interruppe bruscamente quando scoppiò una rissa sul palco tra i Detroit Wheels: partì una scazzottata e l'attrezzatura fu distrutta. «Fu la cosa più emozionante che avessi mai visto in vita mia. Così implorai i miei amici di rimanere per lo spettacolo serale. A metà spettacolo c'è stata la stessa identica rissa. Pensai: “Questa sì che è vita!”», avrebbe ricordato decenni dopo in un’intervista al Guardian. A Londra negli Anni ’70 fu testimone diretta dell’esplosione del punk, per mano dei Sex Pistols e dei Clash. Ma mentre altri urlavano rabbia e seminavano distruzione, lei costruiva. Nel 1978 fondò così i Pretenders, imponendosi sin da subito come una donna che, in un mondo dominato dagli uomini, conquistava approvazione con la sua arte.
Un modello
La svolta arrivò nel 1979, quando il singolo “Brass in pocket”, il terzo pubblicato dai Pretenders, raggiunse il primo posto in classifica nel Regno Unito e fu seguito dall’omonimo album. Tenacia (è sopravvissuta a tragedie come la morte per overdose di due componenti del gruppo come James Honeyman-Scott e Pete Farndon, ricostruendo la band) e coraggio l’hanno resa una figura simbolo della libertà femminile nel rock, permettendole di aprire la strada a generazioni di artiste: «Ho adorato Hynde quando ero un’adolescente problematica e vittima di bullismo in Scozia», dice Shirley Manson dei Garbage. Incredibile ma vero, “Duets special” è solo il quarto disco da solista in quasi cinquant’anni di carriera per Chrissie Hynde, il cui esordio senza i Pretenders, “Stockholm”, risale al 2014: «Per 35 anni ho detto: “Non farò mai la solista”. Ma dopo un po' di tempo tutte le cose che non hai mai voluto fare alla fine diventano le uniche cose che non hai fatto. Quindi iniziano a sembrarti piuttosto interessanti».