Dopo aver conquistato l’attenzione del pubblico con brani come “Rolling Stones”, “Baggio”, “Tenerife” e "Amy (fiore di loto)” capace di unire cantautorato e suggestioni cinematografiche, Giulio Cesare inaugura un nuovo capitolo del suo percorso artistico con “Delirio e destino”. Un brano pop-rock energico e viscerale che esce domani per Onirica Dischi ed è frutto della collaborazione con un alfiere del rock italiano come Federico Poggipollini, storico chitarrista di Luciano Ligabue e figura di riferimento della scena.
Esponente della scuola romana, Giulio Cesare - vero nome Giulio Marchetti, classe 1982 - ha costruito negli anni una cifra stilistca personale, sospesa tra canzone d’autore e suggestioni che guardano al cinema, alla poesia e all’arte visiva. Con la sua presenza mediatica, il cantautore ha saputo ritagliarsi uno spazio originale nel panorama indipendente italiano, attirando pure l’attenzione di personaggi come Loredana Bertè, Stefano De Martino, Valentina Vignali, Giulia Salemi e Rebecca Staffelli e coinvolgendo nei propri videoclip attrici come Martina Stella e Michela Quattrociocche.
Ora arriva “Delirio e destino”, che rappresenta una svolta. Il brano nasce da una riflessione personale del cantautore sul proprio percorso musicale. Dopo anni trascorsi tra scrittura, produzione e promozione, Giulio Cesare ha avvertito l'esigenza di spezzare una routine che rischiava di trasformare la creatività in un meccanismo ripetitivo. Per ritrovare nuova linfa, la sua prima idea è stata quella di formare una band, cercando nella condivisione e nell'energia collettiva una via d'uscita dalla ripetitività. Poi l’artista ha optato per la perfetta via di mezzo: un featuring d’eccezione. È così che Giulio Cesare ha deciso di contattare Federico Poggipollini, chitarrista e storica spalla di Ligabue. A "Capitan Fede" il brano è piaciuto fin da subito, e da quell'intesa è nata la collaborazione che ha dato al singolo "Delirio e destino" un'impronta rock decisa e vibrante: «La musica rischia a volte di trasformarsi in un ciclo ripetitivo di produzione e promozione. Inizialmente l’idea era quella di formare una band per spezzare questa noia; poi, per non disperdere troppe energie, ho scelto la via di mezzo ideale», racconta lui.
Tra chitarre elettriche, atmosfere notturne e una tensione emotiva che cresce ascolto dopo ascolto, “Delirio e destino” racconta il confine sottile tra caos interiore e necessità di andare avanti, tra istinto e consapevolezza. È una canzone che parla di fragilità e resistenza, di cadute e rinascite, mantenendo sempre una forte identità rock contemporanea. A impreziosire ulteriormente il brano, anche le chitarre in studio di Phil Palmer, leggendario session man internazionale (Dire Straits, Lucio Battisti), il cui contributo aggiunge ulteriore prestigio tecnico e un forte respiro rock alla produzione: «Una coppia di chitarristi che farebbe invidia alle migliori band attualmente in attività - sorride il cantautore - il testo della canzone è volutamente disimpegnato: un tributo alla libertà e alla sfrontatezza tipica dell’immaginario rock’n’roll».
Il percorso artistico di Giulio Marchetti ha avuto inizio nel 2008, quando ha esordito nella poesia con la raccolta “Il sogno della vita” (Novi Ligure, 2008), a cui hanno fatto seguito “Energia del vuoto” (Puntoacapo Editrice, 2010) e "La notte oscura” (2012). Successivamente ha pubblicato “Specchi ciechi” (Puntoacapo Editrice, 2020), “Varco cielo” (2023) e "30 e lode" (2024). Accanto alla poesia, grazie alla quale ha anche vinto diversi premi, un importante ruolo nella crescita artistica di Marchetti è da attribuire ai suoi progetti come artista visuale. La sua produzione artistica, sospesa tra ironia e critica, lo ha visto negli anni denunciare le contraddizioni e i paradossi del nostro tempo, oltre a - tra le altre cose - reinterpretare la visione di Achille Lauro. L'esperienze maturate e le amicizie strette nel tempo, tra cui quella con Riccardo Sinigallia (che ha firma la nota del libro "Specchi ciechi"), hanno poi creato per Giulio Marchetti il momento giusto per esprimersi attraverso un'altra forma d'arte e mettersi in gioco nella musica.
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