Promessa, sangue, riscatto, gloria. Sono le fasi che ha attraversato Geolier nella sua carriera e attorno alle quali il rapper napoletano ha costruito il suo primo tour negli stadi, inaugurato ufficialmente ieri sera a San Siro dopo la data zero di Termoli. Un racconto diviso in quattro sigilli che accompagnerà l'artista anche nelle prossime tappe del tour: il 19 giugno allo Stadio Olimpico di Roma, il 23 giugno allo Stadio Franco Scoglio di Messina e il 26, 27 e 28 giugno allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, con l'evento conclusivo trasmesso in livestream su Amazon Music App, sul canale Amazon Music Italia su Twitch, Fire TV e Prime Video. “Ogni sigillo rispecchia un momento di vita e dei pezzi ben precisi – spiega Emanuele Palumbo ai giornalisti poche ore prima dello show – è un modo per raccontare tutta la musica che ho fatto nell'arco della mia piccola carriera”.
"Questa è la prova che Nord e Sud sono una sola cosa"
Una carriera che lo porta oggi davanti a 47 mila persone a Milano, alle quali si aggiungeranno le circa 50 mila attese a Roma e le oltre 150 mila distribuite nelle tre serate napoletane. Numeri che fanno di Geolier il secondo artista napoletano protagonista di un concerto a San Siro e il primo a portare sul palco dello stadio uno show interamente in napoletano. “Arrivare a San Siro è la prova che la divisione tra Nord e Sud non è mai esistita”, dice nel backstage. Un concetto che ripeterà anche durante il concerto. “Questa è la prova che Nord e Sud sono una cosa sola, fino a ora ci hanno preso in giro”. L'onda azzurra delle maglie del Napoli che colora gli spalti racconta bene il rapporto tra Geolier e il suo pubblico. Un legame che passa anche dalla consapevolezza di inserirsi in una storia più grande della propria. “Sono felice di aprire le porte a chi verrà dopo, ma ho il privilegio di passare dalle porte aperte da chi mi ha preceduto”, racconta riferendosi a Edoardo Bennato, primo artista italiano a riempire San Siro nel 1980, e a Pino Daniele, che proprio nello stesso anno aprì il concerto di Bob Marley nello stadio milanese. Non sorprende quindi che uno dei momenti più significativi della serata sia affidato a “Tutto è possibile”, brano che si apre proprio con la voce di Pino Daniele. “Pino è un padre artistico, sono cresciuto con ‘Quanno chiove’, che ascoltavo ogni mattina quando andavo a lavorare in fabbrica con mio fratello. È un parolone dire che riporto Pino a San Siro. Tutti quelli che fanno musica a Napoli si ispirano a lui e chiunque faccia musica lo ricorda. Sono grato di avere nel disco questo pezzo che mi è stato donato dalla sua famiglia ed è incredibile poterlo suonare a San Siro”.
Lo show
Lo show prende il via con il sigillo della “Promessa”, accompagnato da un'orchestra d'archi. È il capitolo dedicato al ragazzo che immagina un futuro diverso e sceglie di credere nel proprio talento. Le canzoni si susseguono quasi senza interruzioni, intervallate soltanto dai momenti necessari per riprendere fiato e presentare i musicisti che lo accompagnano sul palco: Cristian Capasso al basso, Guido Della Gatta alla chitarra, Vittorio Landolfi alla batteria, Nicola Abate alle tastiere, Agnese De Amicis e Anna Aurora Grieco ai violini, Giada Nugnes alla viola e Marta Poliello al violoncello. Il secondo sigillo, "Sangue", è quello della famiglia, della devozione, del quartiere e della fede popolare. Temi che ritornano anche nelle sue parole quando ripensa ai momenti più difficili del percorso. “L'unica persona che mi ha supportato nei momenti no sono stato io. Poi ho sempre avuto accanto la mia famiglia, i miei fratelli, i miei amici, la mia città. Ma alcune cose non gliel'ho mai fatte capire, i "no" li tenevo per me”. La famiglia, d'altronde, è presente al completo anche a San Siro, spettatrice privilegiata di una storia che sembra andare ben oltre il semplice successo musicale.
Gli ospiti, da Lazza a Kid Yugi
Durante il concerto arriva il primo ospite della serata: Lazza sale sul palco per ‘Chiagne’, condividendo con Geolier uno dei brani più fortunati del loro repertorio. È solo l'inizio di una serie di collaborazioni che proseguono con Shiva in ‘Bad Bad Bad’, Kid Yugi in ‘Olé’ e MV Killa in ‘Amo ma chi t' sap’ e ‘Cadillac’, eseguita sotto una Cadillac sospesa sul palco. Il terzo capitolo, "Riscatto e ascesa", è quello in cui il racconto diventa anche immagine. Durante ‘Campioni in Italia’ e ‘P Secondigliano’ Geolier vola per circa trenta metri sopra il pubblico, prima di tornare sul palco per ‘I p' me, tu p' te’, il brano presentato alla 74esima edizione del Festival di Sanremo. E proprio parlando di Sanremo, il rapper liquida con serenità il tema dei pregiudizi che hanno accompagnato parte del suo percorso. “Se c'erano non hanno mai pesato così tanto. Il pregiudizio ti fa pensare male senza consumare il prodotto. Ma se su 47 mila persone presenti a San Siro il 50% è di Napoli, l'altro 50% so di ca. E se fossero state schiave di questo pregiudizio non sarebbero qua. L'innovazione crea distanza, ma credo che col tempo le vecchie generazioni debbano legarsi alle nuove per non creare spaccature generazionali”.
A Napoli ci sarà 50 Cent
Tra le influenze musicali che riconosce nella propria formazione cita i Co'Sang, 50 Cent, Michael Jackson, Gigi D'Alessio e Pino Daniele. E proprio con 50 Cent, con cui ha firmato il brano ‘Phantom’, il percorso è destinato a incrociarsi nuovamente il 26 giugno a Napoli. “Farà un dj set all’after show e sarà l’occasione per cantare di nuovo insieme, ma non credo che salirà sul palco con me”. C'è poi spazio per uno dei momenti più raccolti dell'intero concerto, affidato a “Un ricco e un povero”, accompagnata dall'orchestra. “È uno dei pezzi più belli che ho fatto e che farò nella mia carriera e non mi aspettavo sarebbe stato accolto così bene. Per il live ho scelto di dedicargli un momento più intimo, con l'orchestra”. Fuori dal palco Geolier riflette spesso sul significato del successo e sulla responsabilità che deriva dall'essere un punto di riferimento per molti ragazzi. “Oggi sono più maturo nel mantenere, nel dare, nel progettare. Mi diverto, ogni mattina ringrazio Dio per vivere tutto questo. Sono molto grato. E per questo ai giovani dico di essere felici. Io non uso i social perché ci fanno ammalare, ho visto tanti ragazzi fare cose non per essere felici, ma per dimostrare di essere felici. Ho 26 anni, la stessa età di molti di questi ragazzi e se potessi userei il tempo dei concerti per far capire loro che i valori sono altri”. Un pensiero che riaffiora anche durante lo show. “Questo ragazzo che sta sul palco è tale e quale a ognuno di voi, ha avuto tanti no, tante porte in faccia. Non vi auguro nulla di materiale, vi auguro di essere felici come sono io felice stasera davanti a tutti voi”. Sui conflitti internazionali preferisce invece mantenere una posizione diversa. “Di guerra non parlo, non mi sono mai esposto sull'argomento perché credo sia scontato che non serva a niente, quando ci sono persone e bambini che soffrono è sbagliato. Qui i ragazzi vengono per staccare dalle cose sbagliate che avvengono fuori, penso che tutti condividano questa visione”.
"Voglio fare a Napoli quello che Bad Bunny ha fatto in Porto Rico"
Lo show si chiude con il "Sigillo della Gloria", quello che celebra il riconoscimento pubblico e la possibilità di condividere con migliaia di persone una storia che fino a pochi anni fa sembrava improbabile. Ma il traguardo non coincide con la fine del percorso. “Dopo ci sono ancora tanti sogni nel cassetto. Ho il desiderio di fare una residency a Napoli come Bad Bunny a Porto Rico, il Madison Square Garden di New York come Nino D'Angelo”. E quando il discorso si sposta oltre la musica, il tono cambia. “Non ho mai iniziato a fare musica per creare un futuro o una stabilità ai miei familiari. Adesso ce l'hanno per fortuna e quando penso a tutto questo mi viene un vuoto nello stomaco incredibile. Quando questo motore si spegnerà ci penserò. Giorgia dopo Sanremo mi disse che quando tutto finisce rimani tu e le persone che ti sei scelto durante il cammino. Quando tutto questo casino svanirà avrò il tempo di godermi i miei cari, magari di fare una famiglia”.
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