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La deriva degli streamer che diventano cantanti

05.06.2026 Scritto da Claudio Cabona

Partiamo dai fatti: Orietta Berti è tornata con "QCPF" (“Quadri Cuori Picche Fiori”), un singolo che la vede affiancata da Il Rosso, ovvero Matteo Baini, streamer tra i più seguiti, e da IAEM, progetto dichiaratamente nato dall'intelligenza artificiale. Nel comunicato di presentazione, c’è perfino un virgolettato di commento del pezzo di IAEM: tutto tristemente vero. Al di là del risultato, che difficilmente lascerà il segno visto che “la canzone” è di bassissima qualità, l’operazione rende evidente una tendenza che da anni cresce sotto gli occhi di tutti: la progressiva invasione della musica da parte di content creator, influencer, streamer e personaggi che hanno costruito il proprio seguito altrove. Un tempo chi arrivava dentro il mercato musicale, ci arrivava perché faceva musica.

Si parte dalla community

Oggi, sempre più spesso, il percorso sembra essersi invertito: prima si costruisce una community solida, poi si prova a diventare cantanti. Il Rosso, che non vogliamo certo prendere come capro espiatorio, rappresenta bene questo fenomeno. La sua popolarità nasce dalle dirette, dalle interviste, dall'intrattenimento e dai contenuti. La musica non è il terreno sul quale si è costruito il suo percorso pubblico. Eppure, eccolo protagonista di un singolo con un nome che, piaccia o no, ha una sua storia. Una scelta che appare legata soprattutto alla sua capacità di generare numeri, visualizzazioni e attenzione. Nel caso di "QCPF" c'è poi un'aggravante: l'utilizzo dell'intelligenza artificiale in modo totalmente inutile. La presenza di IAEM, la voce artificiale inserita nel brano, non aggiunge nulla dal punto di vista espressivo. Non apre nuove possibilità, non porta una visione differente. È un mero elemento per attirare curiosità e alimentare la comunicazione attorno al progetto. Un esempio di come l'intelligenza artificiale possa essere usata nel modo meno interessante possibile. Ma sarebbe un errore considerare questo episodio un caso isolato.

Altri casi 

Nel 2023 Grenbaud, all'anagrafe Simone Buratti, volto noto del mondo Twitch e dei social, è arrivato addirittura alle finali di Sanremo Giovani con "Mama". Un percorso che ha inevitabilmente acceso interrogativi: su quali basi è stato selezionato? E quanti ragazzi che da anni studiano, scrivono, suonano e cercano uno spazio nella musica, sono rimasti fuori da quella vetrina? E gli esempi potrebbero continuare. Negli anni anche Giulia Salemi, oggi affermata conduttrice e protagonista del mondo digitale, ha tentato più volte la strada musicale. Così come Tami Tsunami, content creator e pornostar, arrivata persino a pubblicare un brano insieme a Gué. Percorsi diversissimi tra loro, ma accomunati da un elemento: una notorietà costruita lontano dalla musica che diventa improvvisamente una corsia preferenziale per entrarci. Il punto non è stabilire chi abbia il diritto o meno di pubblicare una canzone. Chiunque è libero di farlo. Il punto, però, è fare luce sul perché una parte dell'industria musicale si dimostri sempre più attratta da personaggi che arrivano da altre traiettorie, ma che possono garantire un pubblico immediato. La risposta è semplicissima: i numeri. Follower, visualizzazioni, engagement e community rappresentano oggi un capitale. Molto più immediato e misurabile rispetto alla crescita artistica di un musicista emergente, che richiede invece investimenti e maturazione.

La musica come posizionamento

Ed è così che la musica diventa terreno di conquista per influencer, streamer e creator che vedono nella canzone un'estensione apparentemente naturale del proprio brand personale. È un fenomeno che racconta qualcosa di più profondo. Per molti non è più un linguaggio da imparare e sviluppare, ma un ulteriore strumento di posizionamento. Una tappa quasi obbligata nel percorso di costruzione della propria immagine pubblica. E questo meccanismo non riguarda soltanto chi decide di pubblicare canzoni. Riguarda anche una parte del racconto musicale contemporaneo. Negli ultimi anni sono proliferati creator, commentatori, recensori e opinionisti che hanno trovato nella musica un terreno perfetto per costruire una presenza online. Naturalmente non tutti sono banali e scarsi, esistono divulgatori e appassionati che contribuiscono davvero alla diffusione della cultura musicale. Ma esiste anche una fascia di personaggi per i quali la musica sembra essere soprattutto uno strumento di autoaffermazione. La sensazione è che la canzone sia diventata una sorta di ascensore sociale universale. Se hai già un pubblico, allora puoi fare anche il cantante. O almeno provarci. E se non fai il cantante, puoi sempre fare quello che parla di musica. In entrambi i casi, spesso la musica è il mezzo e non il fine.


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