Tra tutti i grandi compositori italiani del Novecento, uno di quelli che, nella sua attività postuma, ha avuto più punti di contatto con gli artisti più giovani è stato sicuramente Piero Umiliani, musicista eccelso, ricercatore sonoro, creatore di library ed eccellenti colonne sonore.
I recenti precedenti
Merito della sua musica - sempre fresca e ispiratrice - e a all’attività delle figlie che hanno lasciato intatto e operativo lo studio Sound Workshop del padre invitando musicisti e cantanti a registrare qui, attingendo al materiale del Maestro. Nell’ultimo anno è successo con i Calibro 35 che negli studi hanno reinterpretato la composizione “Discomania” (celebre sigla del programma tv ‘90° minuto’) nel loro album “Exploration” e con Joan Thiele che per alcune canzoni del suo ultimo disco “Joanita” ha attinto direttamente all’archivio di Piero Umiliani rielaborando la musica del Maestro e unendo le sonorità storiche al suo universo creativo.
La genesi
Operazione ancora più intensa è quella che ha fatto Jolly Mare (al secolo Fabrizio Martina) chitarrista, dj e producer che non si è limitato a confezionare un disco di remix o un nostalgico tributo formale, ma ha creato una vera e propria collaborazione transgenerazionale con la musica del Maestro. Di fatto, per questo suo “La luce dell’alba” Jolly Mare ha avuto l'accesso diretto ai nastri multitraccia originali e alla strumentazione analogica custodita per decenni dalla famiglia Umiliani nel leggendari studio romani. Questo ha permesso a Fabrizio Martina di lavorare non "sopra" la musica di Umiliani, bensì "dentro" essa, trattando i nastri originali come materia viva e organica. Il risultato è un affascinante dialogo tra due epoche della musica elettronica e della sonorizzazione italiana. Jolly Mare rispetta l'architettura originaria e vi infonde la propria sensibilità cosmica e sognante, lasciando emergere le imperfezioni storiche, i residui e le saturazioni dei nastri che diventano parte integrante del disegno sonoro.
Le canzoni
Esemplare è un brano come "Foresta nera", dove un sintetizzatore storico come l'ARP 2600, rimasto silenzioso per tantissimo tempo, torna a respirare e a produrre visioni, o l'onirico western sintetico di "Samba Sioux”. L'album si muove fluido tra suggestioni mediterranee, sonorizzazioni cinematografiche ed esotiche, trovando un picco di intensità emotiva nell'unico episodio cantato dell'opera, "Il Senso", impreziosito dalla voce profonda e teatrale di Francesco Bianconi dei Baustelle. Diverse tracce arrivano da “Polinesia” e dai cosiddetti “dischi africani” di Umiliani, basta ascoltare “Altrove” o “Orizzonti lontani” dall’andamento reggae. Ma non mancano le malinconiche suite come “Imbrunire” e “La voce del vento” tipicamente ambientali dove la strumentazione originale si mescola perfettamente con gli strumenti analogici suonati da Jolly Mare. "La luce dell’alba" riesce così nel miracolo di suonare contemporaneamente antico e futuristico: la library music di Umiliani viene rivitalizzata per generare nuove immagini e dimostrare la spaventosa modernità di un Maestro indimenticato.
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