Il chitarrista Johnny Marr in un'intervista a Channel 4 News parlando con il conduttore Krishnan Guru-Murthy, tra gli altri argomenti, ha illustrato il processo creativo che condivideva negli Smiths con Morrissey prima dello scioglimento del gruppo nel 1987.
Racconta il 62enne Marr: "Ero entusiasta del fatto che fossimo una guitar band", spiegando come abbia sviluppato un suono distintivo attraverso un uso marcato delle chitarre acustiche e la sovrapposizione di tracce. "In molti dischi degli Smiths, come "Big Mouth Strikes Again" e "Half A Person", le chitarre acustiche hanno un volume molto alto; è una scelta deliberata".
Il chitarrista di Manchester nel corso dell'intervista cita due influenze fondamentali della sua infanzia: Eddie Cochran, in particolare la sua hit del 1958 "C’mon Everybody", e gli Everly Brothers. "Era un obiettivo preciso: riportare le chitarre acustiche alla radio, ma con un volume sostenuto. Spesso, infatti, le acustiche – pensiamo ad esempio ai dischi di Simon & Garfunkel – risultano molto educate e relegate in sottofondo. Io invece volevo che si sentissero bene. Ecco perché in quei brani le acustiche si sentono forti e chiare. Già prima che la band si formasse, avevo iniziato a sperimentare con la sovrapposizione delle tracce. C'è un registratore a nastro, che ho anche messo all'asta: è un piccolo apparecchio a cassette usato per realizzare tutti i primi brani degli Smiths. Ancora prima che il gruppo esistesse ufficialmente, stavo già sperimentando la sovrapposizione di queste chitarre".
Come riportato da Paul Elliott su Musicradar.com, Johnny Marr ricorda poi come la scena musicale di Manchester negli anni Ottanta fosse dominata dalla Factory Records, celebre per aver lanciato i New Order e, in precedenza, i Joy Division. Il fondatore e proprietario della Factory, Tony Wilson, espresse il suo rammarico per non aver messo sotto contratto gli Smiths, i quali scelsero invece l'etichetta indipendente rivale, la Rough Trade. "Quando la band si formò, lavoravo in un negozio di abbigliamento frequentato da altri musicisti di Manchester, la maggior parte dei quali incideva per la Factory Records. Grazie al negozio conoscevo tutti quelli dell'etichetta, quindi firmare con la Factory sembrava la scelta più ovvia. E quella divenne la narrazione ufficiale. Tony Wilson diceva sempre: 'Avrei voluto mettere sotto contratto gli Smiths'. Ma non avrei mai firmato per la Factory. Personalmente non l'avrei mai permesso, perché sarebbe stato troppo scontato e, oltretutto, non era quel genere di musica. Le band della Factory erano mie amiche, ma non erano gruppi basati sulla chitarra in senso stretto. Sperimentavano con il funk e le tastiere... facevano cose diverse, quasi come fossero band senza chitarre. Quindi è stata una scelta molto deliberata quella di essere una band basata sulla chitarra, ed è stato proprio quello il mio ruolo."
Johnny Marr ha raccontato anche come lui e Morrissey scrivessero le canzoni insieme. Parlando degli inizi della loro collaborazione, dice: "Ci incontravamo di persona e io dicevo: 'Ho questa idea'. Poi la registravo su un registratore a nastro e lui portava via la cassetta. In seguito, quando riuscii a mettere da parte qualche centinaio di sterline per comprare quello che veniva chiamato 'Portastudio' – apparecchi fantastici, oggi molto ricercati dai collezionisti – realizzavo demo un po' più elaborate, con una piccola drum machine e tre o quattro tracce di chitarra sovrapposte; poi salivo in moto, lui abitava proprio dietro l'angolo, a dieci minuti di distanza, e infilavo la cassetta nella sua buca delle lettere."
Il ricordo più caro di Marr è legato alla creazione del terzo album degli Smiths, "The Queen Is Dead", pubblicato nel 1986. Johnny ricorda come lui e Morrissey sedessero a poca distanza l'uno dall'altro con un lettore di cassette Walkman piazzato nel mezzo. "Era incredibile. Era magico. Avevo letteralmente la chitarra in mano e il registratore tra le ginocchia, e dicevo: 'Ho quest'idea'. Poi premevo 'record'. Credo che, nel momento in cui premevo 'record', entrambi trattenessimo il respiro, per poi respirare quando finivo. È quella la sensazione che provavamo."
Marr racconta ancora che gli piaceva scrivere canzoni a gruppi di tre e adorava sentire come ciascun brano venisse poi arricchito dagli altri membri della band: prima da Morrissey e poi dal bassista Andy Rourke e dal batterista Mike Joyce. "Era fantastico. Abbiamo tre nuove canzoni degli Smiths. Non vedo l’ora di vedere le parole. Non vedo l’ora di sentire la voce, la linea di basso, cosa faranno Andy e Mike. Cavolo, era pura magia!".
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