Johnny Marr verrà per sempre ricordato per essere stato il chitarrista degli Smiths, colui che ha forgiato il suono unico e inimitabile di una band unica e inimitabile. Spesso però ci si dimentica che gli Smiths si sono sciolti quasi quaranta anni fa, quando Johnny aveva solo ventiquattro anni. Il ragazzo ha avuto in dono un senso della melodia particolarmente spiccato, ma una voce non altrettanto celestiale. Forse per questo motivo - una volta chiusa l'esperienza al fianco di Morrissey, ha preferito mettere la sua chitarra al servizio di altri artisti - sono trascorsi parecchi anni prima che si sentisse preparato ad avviare una carriera solista. Era il 2013 quando pubblicò il suo primo album. Presa confidenza con l'idea di vedere stampigliato il proprio nome su un disco, ne ha pubblicati altri quattro, l'ultimo dei quali è intitolato "The age of everything", un bel titolo che in qualche maniera sintetizza l'andazzo del nostro tempo e, come da lui dichiarato, si espone a una duplice interpretazione: "Sembrava riassumere il modo in cui credo che molte persone si sentano. È un concetto onnicomprensivo, ma non necessariamente negativo. C'è un senso di sopraffazione nella cultura generata dalla tecnologia, ma guardandola da una prospettiva diversa, potrebbe esserci anche un senso di possibilità".
"The age of everything"
Naturalmente la maggior parte delle canzoni di "The age of everything" fanno leva sul lavoro raffinato da parte della chitarra, sempre alla ricerca di un riff melodico così da rendere i brani orecchiabili. Ciò accade sin dal singolo "Spin", che apre l'album, perfetta rappresentazione musicale di quanto si andrà ad ascoltare. "Beyond the Rain" regala poi un controcanto che ricorda la West Coast di fine anni Sessanta, non mancano i cori in altri brani, come in "It’s Time" che si candida ad essere tra le prossime preferite dal pubblico in concerto. "Ophelia" è vagamente dance e lascia spazio a "That feeling" sorretta dal suono, in secondo piano, di un basso chirurgico che tornerà a dare segni di sé nella labirintica "Just once more". "In and out of love" canta della ineluttabilità della fine di un amore. Le conclusive "Fire with fire" e "All in a life" hanno un tiro maggiormente deciso senza perdere un grammo di melodia. Le liriche delle canzoni presenti nell'album offrono una puntuale e lucida lettura della realtà. Non rinunciano alla profondità mantenendo una buona dose di speranza per i nostri destini.
Non solo il chitarrista degli Smiths
E' sicuro che Johnny Marr verrà principalmente ricordato per essere stato il chitarrista degli Smiths e un grande musicista ma, album dopo album, si è ormai creato una solida credibilità come solista, una cosa che tempo fa non era assolutamente possibile dare per scontata. Certo, la voce non sarà mai un suo punto di forza (in verità non è neppure così da disprezzare), ma quanto a riff e melodia non è secondo a nessuno. "The age of everything" è un altro mattone nel muro di una discografia che si fa sempre più corposa e importante. Il nuovo disco non deluderà i vecchi fan – che hanno sempre in testa il sogno, probabilmente irrealizzabile, di una reunion degli Smiths – e sarebbe bene non venisse trascurato anche da chi ha avuto meno a che fare con le canzoni nate a Manchester alla metà degli anni Ottanta, ma che ha cuore e passione per il pop rock di qualità.
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