A quarant’anni dallo storico tour di Amnesty International "A Conspiracy of Hope" — che nel 1986 la vide protagonista insieme ad artisti del calibro di U2, Sting e Peter Gabriel per accendere i riflettori sui diritti umani nel mondo —, l'icona del folk e storica attivista Joan Baez torna a far sentire la sua voce, ribadendo la propria incrollabile fiducia nella capacità della musica di trasformare la società e spingere le persone all'impegno civile.
L'occasione per questo nuovo appello è la sua partecipazione al Power to the People Festival, evento organizzato dallo storico amico e chitarrista Tom Morello, che vede la presenza anche di Bruce Springsteen. «Cercheremo di usare il potere della musica e dell'azione collettiva per ispirare quel cambiamento di cui c'è un bisogno così urgente proprio ora», ha dichiarato la cantautrice.
Secondo l'artista, sebbene gli Stati Uniti abbiano fatto passi avanti lungo il cammino verso la libertà e la giustizia, la strada da percorrere è ancora lunga. Riflettendo sulla situazione attuale ai microfoni di "Rolling Stone USA", Baez ha sottolineato l'importanza del riscatto personale e collettivo: «Non ho mai alcun dubbio sul fatto che l’azione sia l’antidoto alla disperazione». Per la cantante, ora più che mai servono resistenza e interventi concreti.
L'impegno di Joan Baez affonda le radici nei momenti chiave della storia contemporanea: al fianco del Dr. Martin Luther King nella Marcia su Washington del 1963, in carcere a Berkeley per le proteste contro la guerra in Vietnam, fino alle battaglie per i prigionieri di coscienza in America Latina, Sudafrica ed ex Unione Sovietica. Tra i suoi ricordi più vividi figurano anche l'esibizione per Václav Havel durante la Rivoluzione di Velluto e il canto per i cittadini di Sarajevo martoriata dalla guerra.
Oggi le sue battaglie si rivolgono alle emergenze dell'attualità: la difesa degli immigrati e dei bambini separati dalle famiglie dalle operazioni dell'ICE (l'agenzia federale per l'immigrazione), la tutela dello stato di diritto contro la politicizzazione dei tribunali, e la ferma opposizione all'eccessiva concentrazione del potere esecutivo («Nessun re!») e alla militarizzazione delle città.
Nonostante le crescenti minacce alla libertà di espressione e di stampa, la cantautrice si dice confortata dalla reazione della gente comune:
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