Il 17 giugno 2026 gli Iron Maiden si esibiranno a San Siro per il loro "Run For Your Lives World Tour". L'evento celebra i cinquant'anni dalla fondazione della band, proponendo una scaletta speciale incentrata sui brani pubblicati tra il debutto omonimo del 1980 e "Fear of the Dark" del 1992. Per l'occasione, ripercorriamo cronologicamente la discografia del gruppo, suddividendola in tre significative ere (e in due puntate: la prima è stata pubblicata ieri, sabato 7 giugno).
2. Gli anni Novanta: Transizione e crisi
"No Prayer for the Dying" (1990):
Ritorno deliberato a sonorità essenziali, secche e grezze, lontano dall'estetica dei sintetizzatori, ma anche dall'ispirazione di un tempo, con un Eddie che risorge dalla tomba afferrando un becchino. Il sound più minimale sorregge le liriche focalizzate sulla critica sociale contemporanea: la dissacrante "Holy Smoke" attacca l'ipocrisia dei telepredicatori religiosi, "Tailgunner" riprende i temi bellici dal punto di vista dei bombardieri aerei, così come la sfrontata "Bring Your Daughter... to the Slaughter" gioca con atmosfere horror divertenti e immediate. Lavoro discreto e a tratti, sì, sottovalutato.
Brano simbolo: "Holy Smoke"
"Fear of the Dark" (1992):
Caratterizzato da una marcata alternanza tra riff heavy classici e digressioni melodiche, l'album presenta in copertina un Eddie che si fonde in modo sinistro con la corteccia di un albero sotto la luna (non proprio il massimo, visivamente parlando). L'abbandono di Adrian Smith, sostituito da Janick Gers (già con Dickinson nel progetto solista a suo nome), si fa pesantemente sentire, per quanto le canzoni riflettano una certa varietà strutturale: "Be Quick or Be Dead" investe l'ascoltatore con un ritmo quasi speed metal; la malinconica "Wasting Love" esplora la solitudine affettiva attraverso una struttura insolita per la band, così come la celeberrima title-track, amatissima da molti fan, esprime la fobia viscerale dell'oscurità e del vuoto. Disco in sé divisivo.
Brano simbolo: "Fear of the Dark"
"The X Factor" (1995):
Segnato dal traumatico addio di Bruce Dickinson, il disco vede il debutto di Blaze Bayley (già con gli insipidi Wolfsbane), il cui timbro baritonale impone alla band ritmiche più lente e sonorità cupe, coerenti con l'Eddie sottoposto a vivisezione meccanica sulla (terribile) copertina. L'ispirazione letteraria e cinematografica asseconda questa oscurità: "Man on the Edge" traduce l'alienazione del film "Un giorno di ordinaria follia"; "The Edge of Darkness" riprende il romanzo "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad e la pellicola "Apocalypse Now", mentre la più complessa "Sign of the Cross" introduce cupi canti gregoriani ispirati al "Nome della rosa" di Umberto Eco. È qui che per i Maiden ha inizio un certo declino commerciale e d'ispirazione.
Brano simbolo: "Sign of the Cross"
"Virtual XI" (1998):
Un lavoro a tinte hard rock moderne influenzato da campionamenti digitali e strutture melodiche ripetitive, mentre in copertina Eddie è un mostro infernale che afferra un ragazzo con un visore VR sugli occhi. I testi esplorano l'alienazione tecnologica pre-millennio: la spedita "Futureal" affronta lo smarrimento della mente nella realtà virtuale; "Como Estais Amigos" (titolo improponibile) rende omaggio ai caduti della guerra delle Falkland, ma è ancora "The Clansman" a soffermarsi sul piano storico evocando la lotta per la libertà scozzese. Nonostante i forti limiti produttivi, resta un disco interessante e da rivalutare che Steve Harris, insieme all'album predecessore, difende ancora oggi con orgoglio.
Brano simbolo: "The Clansman"
3. Il nuovo millennio e la rinascita
"Brave New World" (2000):
Ritorno storico di Bruce Dickinson e Adrian Smith che sancisce la nascita della formazione a tre chitarre (resta in formazione anche Gers), capace di generare un sound arioso ed epico. Il volto di Eddie appare tra le nuvole di una Londra futuristica, chiaro riferimento distopico al romanzo "Il mondo nuovo" di Aldous Huxley. "The Wicker Man" apre l'album con un riff trascinante ispirato all'omonimo film cult horror del 1973; "Blood Brothers" introduce orchestrazioni commoventi dedicate al padre di Steve Harris, mentre "Ghost of the Navigator" unisce il misticismo del viaggio in mare a fraseggi chitarristici intrecciati. Uno degli album più importanti degli Iron Maiden, sì, ma solo dopo quelli della prima era storica.
Brano simbolo: "The Wicker Man"
"Dance of Death" (2003):
Sperimentazione di elementi orchestrali e composizioni folk-metal dalle ritmiche incalzanti, mentre Eddie veste i panni del Tristo Mietitore durante una danza macabra. Le tematiche affrontano i miti storici e la mortalità: "Paschendale" descrive con crudo realismo sonoro la tragica battaglia della Prima Guerra Mondiale; la title-track sviluppa un crescendo celtico ispirato alle danze medievali; "No More Lies" punta su lunghe cavalcate melodiche (leggasi ‘sonnacchiose’).
Brano simbolo: "Paschendale"
"A Matter of Life and Death" (2006):
Album denso, oscuro e privo di veri singoli commerciali, specchio di un Eddie che guida un carro armato governato da scheletri. Il tema portante dell'intero lavoro è la guerra analizzata sotto l'aspetto religioso e umano: "For the Greater Good of God" esplora il paradosso dei conflitti scatenati in nome della fede; "The Longest Day" rivisita lo sbarco in Normandia con dinamiche sonore pesanti e ansiogene, mentre la riuscita "Brighter Than a Thousand Suns" affronta l'orrore atomico del Progetto Manhattan attraverso riff asimmetrici.
Brano simbolo: "For the Greater Good of God"
"The Final Frontier" (2010):
Tracce lunghe e complesse, contraddistinte da articolate introduzioni strumentali, mentre Eddie assume le sembianze di un mostruoso alieno fantascientifico. I testi trattano l'esplorazione spaziale e il destino dell'universo: "Satellite 15... The Final Frontier" sperimenta un'introduzione industriale e alienante; "El Dorado" si pone come una critica contro le illusioni, prevalentemente del benessere economico contemporaneo, e "When the Wild Wind Blows" adatta la graphic novel di Raymond Briggs sulla paranoia da fine del mondo. Un lavoro solo a tratti intenso, dove la noia si fa sentire a causa di certi minutaggi.
Brano simbolo: "When the Wild Wind Blows"
"The Book of Souls" (2015):
Primo doppio album in studio della band, accolto calorosamente alla sua uscita. Maestoso e ricco di lunghi breakdown strumentali, qui Eddie è rappresentato come un guerriero tribale all'interno della civiltà Maya. I testi esplorano infatti la fine delle grandi civiltà, così come i concetti di anima e eternità. "Speed of Light" offre un hard rock stridulo il cui video riporta citazioni ai videogiochi classici. "If Eternity Should Fail" apre il disco con atmosfere sciamaniche (e un po' ripetitive), mentre la monumentale "Empire of the Clouds", epopea di diciotto minuti composta al pianoforte da Dickinson, narra il tragico disastro del dirigibile britannico R101.
Brano simbolo: "Empire of the Clouds"
"Senjutsu" (2021):
Ritmiche pesanti e cadenzate, arricchite da synth cinematici usati come tappeto sonoro, con Eddie che, ancora doverosamente in copertina, indossa l'armatura tradizionale di un samurai giapponese. Le tematiche affrontano la strategia militare, l'isolamento e la resistenza disperata: ne sono esempi la title-track, così come "Hell on Earth", che chiude l'album con una suite melodica e malinconica sulla sofferenza del mondo attuale. "The Writing on the Wall" unisce invece l'hard rock a un testo biblico di stampo post-apocalittico. Sebbene il disco sia stato visto come un ritorno gradito, dopo sei anni di silenzio, per ritrovare la vera e insuperabile essenza degli Iron Maiden non si può fare altro che rimandarvi all'era dorata degli anni Ottanta.
Brano simbolo: "The Writing on the Wall"
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