Il 9 ottobre arriverà su Sky la seconda stagione di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno - La leggendaria storia degli 883”, la serie di Sydney Sibilia che racconta l’esplosione e l’implosione del duo composto da Max Pezzali e Mauro Repetto. Questa seconda parte si intitola “Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883”. Se gli episodi del 2024 raccontavano la primissima parte della breve (ma intensa) carriera del duo, quella che portò all’uscita dell’album “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, le nuove puntate faranno rivivere il periodo immediatamente successivo: la nascita di “Nord Sud Ovest Est”, la consacrazione del duo e - la storia è nota, quindi non ci sono spoiler - la fine del sodalizio tra Pezzali e Repetto. La prima stagione, due anni fa, contribuì a riaccendere un faro sugli 883, portando a una riscoperta del duo. Subito dopo la messa in onda, i brani storici di Pezzali e Repetto registrarono un’impennata clamorosa di ascolti su Spotify, Pezzali incrementò il numero di biglietti venduti negli stadi - e nei palasport - con i suoi show intenzionalmente nostalgici e le tribute band storiche dedicate al gruppo videro i propri calendari riempirsi di date nei festival, nei club e nelle piazze di tutta Italia, cavalcando l’incontenibile richiesta di serate nostalgiche a tema anni ’90. La seconda stagione punta a ripetere quel fenomeno. E mentre Pezzali e Repetto ricompaiono insieme su disco per la prima volta dopo trentatré anni, anche se non come immaginate ma per un piccolo, grande evento, il ritorno di fiamma solleva anche un interrogativo: gli 883 erano davvero un fenomeno epico, vissuto come tale dai loro contemporanei, oppure siamo stati noi, trent’anni dopo, ad aver trasformato quella storia in una leggenda?
Gli 883 non sono stati mitizzati dal nulla
Gli 883 non sono stati mitizzati dal nulla. Quando esplosero, erano già un fenomeno enorme. Sydney Sibilia, che ha diretto e prodotto la serie, all’epoca aveva 10 anni. Anche Matteo Rovere, l’altro produttore, aveva 10 anni. «Gli 883 me li sparavo a scuola. Ascoltavo “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” e mi sembrava una cosa assurda. Non capivo che era una metafora. Sono stati la colonna sonora della mia infanzia. Poi, crescendo, li ho persi di vista, salvo poi riscoprirli molti anni dopo. Ho ascoltato i testi come li ascolta un adulto e ho scoperto che c’era una storia incredibile dietro», spiega Sibilia. E Rovere: «“Nord Sud Ovest Est” è stata la prima musicassetta che ho acquistato da bambino con la paghetta. Quella era un’età di archetipi: le cose entravano nella tua vita e rimanevano. Oggi tutto sfugge. Quei nastri che hanno avuto la forza di entrare, hanno costruito un’immaginario». È altrettanto vero, però, che la percezione della loro grandezza è cambiata radicalmente nel tempo. Quello che negli Anni ‘90 poteva sembrare il successo passeggero di due ragazzi improbabili è diventato, con gli anni, una specie di monumento sentimentale alla provincia italiana, alla giovinezza e a un intero decennio. Ci sono più di un parametro per misurare il reale successo degli 883, la “fenomenite” da Pezzali e Repetto, rispetto ai loro anni. Intanto, i numeri.
Le copie vendute nel 1992
Il primo album, “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, quello la cui genesi fu raccontata nella prima serie del 2024, nel 1992 vendette 700 mila copie, quando i dischi si acquistavano davvero, vent’anni prima dell’avvento dello streaming. Rimase in classifica per 36 settimane, raggiungendo pure la vetta e classificandosi al quarto posto nella classifica dei dischi più venduti del 1992. Al primo posto, per la cronaca, si piazzò Luca Carboni con “Carboni”, 1 milione di copie vendute grazie a hit come “Ci vuole un fisico bestiale” e “Mare mare”. Al secondo “Greatest Hits II” dei Queen, al terzo “Miserere” di Zucchero. Nel 1992, in Italia, “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” vendette più di “Dangerous” di Michael Jackson e “Achtung Baby” degli U2. “Lorenzo 1992” di un’altra icona pop di quegli anni, Jovanotti, si classificò solamente diciassettesimo. Il singolo “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” raggiunse il primo posto della classifica dei singoli e ci restò per 24 settimane, piazzandosi a fine anno all’undicesimo posto della classifica dei singoli più venduti del 1992. Eppure Pezzali e Repetto rimanevano due figure quasi sconosciute al grande pubblico. Nella prima stagione della serie si racconta il loro desiderio di diventare mainstream, scontrandosi però con la difficoltà di farsi percepire come tali: volevano andare al Festivalbar, ma vennero mandati al Nuovo Cantagiro, tra i giovani, esibendosi a Frosinone, nel basso Lazio. A fine anno, i risultati di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” crearono però delle aspettative intorno al duo, che si rimise al lavoro per dare a quel disco un seguito.
Il boom con “Nord Sud Ovest Est”
Nacque così, come raccontano i nuovi episodi della serie, “Nord Sud Ovest Est”. La macchina discografica passò da una promozione relativamente prudente a una strategia molto più imponente, con televisione, videoclip e un budget decisamente superiore. Claudio Cecchetto, il produttore, nella serie - la sceneggiatura trae ispirazione dal libro autobiografico di Pezzali “I cowboy non mollano mai - La mia storia” - spiega ai due che, per fare il salto, devono tirare fuori la canzone della maturità. E la canzone della maturità arriva, ma è destinata a creare una frattura nel rapporto tra Pezzali e Repetto. È “Come mai”, una ballata. Nella serie Repetto, interpretato da Matteo Oscar Giuggioli, chiede a Pezzali, interpretato da Elia Nuzzolo: «È bellissima. Ma io questa come la ballo?». Già, perché i balletti di Repetto erano una componente visiva importante delle apparizioni live degli 883. “Nord Sud Ovest Est” uscì nel maggio del 1993, anticipato dal singolo “Sei un mito”, brano con il quale gli 883 parteciparono di nuovo al Cantagiro e, stavolta sì, pure al Festivalbar, perché l’industria discografica non poteva più ignorarli. Restò in classifica per 17 settimane e a fine anno risultò essere il quinto singolo più venduto del 1993. “Come mai” venne estratto come terzo singolo del disco, dopo l’estate, amplificando un successo che ora appariva decisamente tangibile. Non lo confermava solo la vittoria del premio come “Miglior CD” al Festivalbar, ma soprattutto i bagni di folla fuori dai locali in cui si esibivano Pezzali e Repetto, fuori dagli studi tv e dalle radio. A fine anno, “Nord Sud Ovest Est” risultò essere il disco più venduto in Italia del 1993, con 1,4 milioni di copie, rimanendo in testa alle classifiche per 14 settimane consecutive. Tra il 1993 e il 1994 trascorse in classifica 44 settimane in tutto. “Come mai” conquistò il primo posto della classifica dei singoli più venduti in Italia, ci restò per 23 settimane e a fine anno risultò essere il terzo singolo più venduto di quell’annata. Riassunto: nelle classifiche di fine anno, Pezzali e Repetto si trovarono primi tra gli album con “Nord Sud Ovest Est”, terzi e quinti tra i singoli con “Come mai” e “Sei un mito”. Dell’album “Nord Sud Ovest Est” uscì, su idea di Claudio Cecchetto, una versione VHS con tutti i videoclip delle canzoni dell’album, circa 130 mila copie vendute.
E i tour?
Fino al 1995 gli 883 non hanno fatto un tour nei palasport. E questo è un paradosso. Il primo tour nei palazzetti avrebbe debuttato nel 1995, senza Repetto, solo con Pezzali. Prima di allora, il duo si era esibito solo nelle discoteche e negli eventi all’aperto. La storia dei veri 883 termina con l’uscita di Repetto, nel 1994. Il momento in cui il sodalizio finì lo ha raccontato Repetto: il giorno in cui Pezzali scrisse “Gli anni”. «Da un lato mi rendevo conto che il pezzo che Max aveva concepito era un capolavoro, dall’altro l’incipit della canzone – “Stessa storia, stesso posto, stesso bar” – mi dava la claustrofobia. Perché guardava indietro, mentre io volevo andare avanti. Volevo Los Angeles, Hollywood; volevo esplorare altri sogni». Quindi, sotto questo punto di vista, non è possibile quantificare con biglietti venduti e adesioni reali sotto i palchi il successo del duo. Duo le cui canzoni, paradossalmente, consentono ancora oggi a Pezzali, che ha deliberatamente scelto di puntare tutto sulla monetizzazione della nostalgia, di riempire stadi e palasport. Bisogna però stare attenti a non cadere nell’errore di raccontare gli 883 come una band rivalutata soltanto molti anni dopo. Gli 883 erano un fenomeno di massa già nel 1993, un prodotto popolare che parlava a un preciso target, quello dei ragazzi adolescenti, ma che era riconoscibile da milioni di persone. Il fenomeno c’era già, insomma. Il mito no, o almeno non ancora nella forma in cui lo intendiamo oggi.
La copertura mediatica
La copertura mediatica è l’altro parametro, accanto ai numeri, che può aiutarci a trovare una risposta alla domanda del titolo. Gli articoli, trovati negli archivi dei giornali, sono una fotografia dell’epopea. La prima testata ad occuparsi in maniera massiccia degli 883 fu, forse non a caso, Tv Sorrisi e Canzoni. Del resto, il duo era percepito e trattato come un fenomeno di costume. Il premio come Rivelazione a “Vota la voce” del 1992 fu uno dei primi momenti di forte esposizione sulla stampa popolare nazionale. Il premio era determinato dal referendum tra i lettori del settimanale. Nel 1992 “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” entrò immediatamente nella televisione quotidiana: per esempio, venne utilizzata anche a Non è la Rai, uno dei programmi simbolo del pubblico adolescenziale di quegli anni. Un dettaglio importante: certificò che la canzone aveva già superato il confine del disco per diventare un elemento riconoscibile della cultura pop corrente. L’estate del 1993 fu il periodo di massima presenza mediatica del duo su Tv Sorrisi e Canzoni, che seguì sistematicamente i traguardi di Pezzali e Repetto. La stampa generalista arrivò dopo il successo, non prima. Il 28 ottobre 1993 Alba Solaro, su L’Unità, firmò un articolo particolarmente indicativo delle proporzioni raggiunte dal fenomeno. Scriveva che per i teenager gli 883 erano ormai “un mito”, mentre per il resto del pubblico “il gruppo-tormentone dell’ultimo anno”: «Le storie che cantano e il linguaggio che usano è legato a doppio filo al mondo dei teenager; in fondo loro due si sono conosciuti sui banchi del liceo, sono diventati amici condividendo la passione per le moto (infatti al loro gruppo hanno dato il nome del modello di una Harley Davidson) e oggi non fanno altro che mettere in rima quelle storie, quel mondo: la scuola, l’attesa ansiosa del weekend (magari per poi non fare niente di niente e annoiarsi mortalmente), le feste, gli innamoramenti, i personaggi che incontri in discoteca».
Le accuse di Mogol
Mario Luzzatto Fegiz, l’8 ottobre 1993 sul Corriere della Sera, aveva preso “Rotta x casa di Dio” come uno degli esempi della trasformazione del linguaggio della canzone italiana, con Mogol che aveva accusato gli 883 di volgarità per le parolacce contenute nelle loro canzoni (nulla in confronto ai testi dei rapper e dei trapper di oggi): «Ai primi posti della classifica c’è “Rotta per casa di Dio” degli 883, il racconto di una festa mancata (...). È uno dei tanti segnali della trasformazione del linguaggio in atto nella nuova musica leggera italiana. A volte è turpiloquio, altre un parlar diretto che sembra aver dimenticato il gusto e l’arte della mediazione poetica». In ogni caso, il verdetto è chiaro: «Tutti impazziscono per il gergo selvaggio degli 883». Un altro articolo dell’Unità, stavolta del 14 dicembre, è forse ancora più utile per capire il fenomeno dal basso. È la cronaca di un concerto del duo al Rolling Stone di Milano. Il pubblico veniva descritto come una «marea di adolescenti». Il locale, che era stato un “tempio del rock”, è diventato una discoteca pomeridiana per ragazzini. Il giornalista è sarcastico, persino sprezzante. Ma proprio questo rende la testimonianza preziosa. Max Pezzali è «quello che canta» e che «scaglia dardi nei cuori della marea di adolescenti che affollano il locale», «con gli svenimenti che fioccano copiosi» e «tanti genitori assordati dal volume altissimo». Mauro Repetto invece è «quello che balla e si agita stile John Travolta dei poveri» e lo fa «strapazzando le già emozionatissime anime in sala»: «Ogni mossetta è un boato, un coro di urla e delirio».
Il riconoscimento culturale
La critica, come abbiamo visto, liquidava gli 883 come un fenomeno generazionale. Lo ha raccontato Pezzali, che per i critici gli 883 erano roba di serie B, se non C: «Però qualche intellettuale mi ha sdoganato in certi salotti. Il primo fu, in tempi non sospetti, Edmondo Berselli: riconobbe una dignità sociologica ai miei pezzi. Chi ci criticava negli anni del boom veniva dalla stagione del grande cantautorato: non poteva essere entusiasta di quel mondo poco profondo e superficiale, attento solo agli amori e alle amicizie, alla provincia, cantato da noi. Eppure un verso come ‘Tappetini nuovi, Arbre Magique’ è puro zeitgeist: lo spirito del tempo di quegli anni». Sydney Sibilia sottolinea: «C’è stata una riscoperta negli anni successivo, grazie a un’intellettualizzazione di quel decennio, gli Anni ’90, e di quella storia». Nel 1999 il giornalista e scrittore Edmondo Berselli pubblicò “Canzoni. Storia dell’Italia leggera”, un libro che prendeva sul serio un oggetto che spesso la cultura italiana tendeva a considerare frivolo: la canzone popolare. Fu lui a sottolineare per primo, tra gli intellettuali, come gli 883 fossero «un’operazione sociologica», magari irritante (per alcuni), ma certamente non irrilevante. L’operazione culturale di Berselli consistette nel togliere gli 883 dalla categoria della “canzonetta per ragazzini” e inserirli dentro una storia sociale del Paese. Fu probabilmente il primo vero gesto di legittimazione culturale degli 883. Un'altra legittimazione, più artistica che culturale, sarebbe arrivata nel 2011, quando diversi cantautori dell'area indipendente incisero una compilation per Rockit di cover degli 883: tra gli altri, Colapesce reinterpretò "Gli anni", Dimartino "Nessun rimpianto", I Cani "Con un deca".
L’addio di Repetto non fu uno shock
Lo stesso addio di Repetto, che oggi viene raccontato come uno spartiacque della cultura pop degli Anni ’90, ha assunto toni leggendari solamente molti anni dopo. La fine del sodalizio ebbe una copertura mediatica sensibilmente diversa da quella che oggi ci si potrebbe aspettare per lo scioglimento di un duo così popolare. Non fu uno shock, all’epoca, insomma. E la separazione non fu trattata come una grande “rottura” nazionale alla maniera dei gruppi rock. La stampa si limitò a registrare la scomparsa di Repetto e la continuità degli 883 sotto la guida di Pezzali, che agli occhi del grande pubblico era la voce, il volto centrale e l’interprete delle canzoni, mentre Repetto veniva spesso presentato come “quello che balla”. Sibilia spiega: «Oggi una band che si scioglie ha modo di fare una dichiarazione. All’epoca no. La separazione non fu raccontata. Gli 883 si presero una pausa, poi ad un certo punto Max tornò con una formazione riconcepita. Nessuno si pose il problema di che fine avesse fatto Repetto. Del resto, quello era un periodo storico in cui il meta testo era meno importante. Fu solo successivamente che scattò la caccia a Repetto, con le leggende metropolitane - tra chi lo dava negli Usa, chi a Disneyland - destinate ad autoalimentarsi». Repetto partì per gli Stati Uniti e per molto tempo uscì quasi completamente dai radar della stampa italiana. È proprio questo vuoto a generare quella che negli anni successivi sarebbe diventata una piccola leggenda pop: che fine ha fatto il “biondino degli 883”? Nel 1995, invece di apparire come un progetto in crisi, gli 883 tornarono con “La donna il sogno & il grande incubo”, 590 mila copie vendute, e con una formazione più ampia. Pezzali consolidò il successo e, negli anni immediatamente successivi, arrivarono altri album molto fortunati. Il Corriere della Sera ricorda che già l’8 novembre 1995, in occasione del concerto al Forum di Assago, gli 883 potevano essere descritti come «campioni delle classifiche, idoli dei ragazzi».
Il flop del film
Dopo “La donna il sogno & il grande incubo” il marchio 883 entrò progressivamente in crisi. Che qualcosa fosse cambiato nella percezione lo si capì quando uscì “Jolly Blu”, film che Claudio Cecchetto commissionò a Stefano Salvati nel 1998. “Jolly Blu”, ispirato alla canzone “Jolly Blue” contenuta in “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, aveva lo scopo di raccontare l’ascesa dei due ragazzi di Pavia, ispirandosi al modello dei musicarelli italiani degli anni ’60. Il film arrivò nel novembre del 1998 in sole 15 sale italiane (ma era previsto in 250). Al botteghino si rivelò però un flop, incassando l’equivalente di 700 mila euro, venendo considerato da pubblico e critica come uno dei peggiori film di quell’annata. L’archivio del Corriere della Sera ricorda che, all’edizione 1998 del Fiasco d’oro, i premi assegnati ai peggiori film italiani, “Jolly Blu” si aggiudicò il premio come “Peggior film”, mentre Max Pezzali quello come “Peggior attore”. L’album “Grazie mille”, uscito nel 2000, si “fermò” a 500 mila copie vendute: oggi appariono un’infinità, per come è fatto il mercato, ma all’epoca erano sensibilmente inferiori rispetto ai numeri di “Nord Sud Ovest Est”. Pezzali avrebbe abbandonato definitivamente il nome e il marchio degli 883 nel 2004.
Quindi, erano davvero un mito?
Quindi, per rispondere alla domanda del titolo: quanto erano davvero “epici” gli 883 nel momento in cui esplodevano? Probabilmente molto meno di quanto ci sembrino oggi, ma molto più di quanto ricordiamo. Erano un fenomeno enorme, questo è un fatto. Ma il pubblico del 1992 non aveva ancora gli strumenti per trasformare quel successo in leggenda. Non esisteva YouTube dove andare a rivedere i videoclip. Non esisteva Spotify dove riscoprire un intero catalogo. Non esisteva la cultura della retromania permanente. E soprattutto non esisteva ancora il distacco storico, quella distanza che può ridimensionare un fenomeno oppure, al contrario, finire per ingrandirlo. Nel caso degli 883, è successa la seconda cosa: il fenomeno ha assunto dimensioni epiche. Leggendarie, per citare l’aggettivo del sottotitolo della serie Sky. Che dopo aver fatto tornare in classifica nel 2024 le canzoni degli 883, aver moltiplicato il pubblico dei concerti di Pezzali negli stadi e aver riacceso in tutta Italia la passione per il duo, potrebbe fare un altro piccolo miracolo: riportare insieme sullo schermo Pezzali e Repetto a distanza di trentadue anni dall’ultima volta, che fu nel 1994 in una puntata del Roxy Bar di Red Ronnie. La reunion in video potrebbe accadere nel finale top secret di "Nord Sud Ovest Est", atteso il 20 novembre. I due si sono ritrovati sul palco lo scorso anno in occasione di un concerto di Pezzali a Milano: Repetto lo ha raggiunto a sorpresa sulle note di "Nord Sud Ovest Est", quasi a voler allontanare le voci di presunte tensioni tra i due dopo che nel 2024 Pezzali si era opposto all'asegnazione a Repetto di un'onorificenza dal comune di Pavia (per ragioni di tutela legale del marchio 883, al centro di una causa: secondo i legali di Pezzali, il nome si identifica con lui; l’ex produttore Claudio Cecchetto e l’ex produttore-manager Pier Paolo Peroni sostengono invece che la titolarità appartenga alla loro società Fri Records). «Senza di lui sarei ancora a casa dei miei», ha detto Pezzali del rapporto con Repetto, che ha ispirato anche il nuovo singolo del cantautore di Pavia, "Le ali". Il brano, appena uscito, è una tenera dedica ai due ragazzi partiti dalla provincia per conquistare l'Italia intera: «Son passati secoli / però siamo ancora là / non ho smesso di crеderci». Alla presentazione della serie a Milano, la scorsa settimana, i due sono saliti sul palco accanto agli attori che li interpretano, Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli. La canzone sarà inclusa proprio nel misterioso ultimo episodio della serie Sky.
I gadget diventati oggetto di culto
C'è un altro dettaglio che racconta meglio di molti discorsi la trasformazione degli 883 in un mito: a un certo punto hanno cominciato a valere anche gli oggetti brandizzati, all'epoca, 883. Magliette, i cappellini, astucci e diari. Tutto ciò che negli Anni '90 apparteneva alla normale economia del pop - e che all'epoca poteva finire dimenticato in un cassetto, in una cantina o nella scatola dei ricordi - è diventato progressivamente memorabilia. La serie televisiva Hanno ucciso l'Uomo Ragno, arrivata nel 2024, ha funzionato da detonatore anche per questo mercato: secondo una ricognizione di Dispensa Vintage pubblicata nel novembre di quell'anno, dopo il successo della serie è aumentata la ricerca di memorabilia degli 883, con alcuni pezzi arrivati a essere scambiati per cifre di centinaia di euro, a seconda di rarità e condizioni.
La percezione oggi
Oggi siamo abituati a pensare alla rivalutazione degli 883 come a un fenomeno degli ultimi dieci-quindici anni: la riscoperta degli anni Novanta, i concerti negli stadi, fino alla serie televisiva. Ma il processo è stato molto più lungo. La trasformazione decisiva è arrivata quando la generazione che aveva ascoltato gli 883 da adolescente è diventata adulta. È stato allora che è nato il mito, attraverso un processo diventato particolarmente evidente intorno all’inizio degli anni Duemilaventi, quando il ritorno sistematico di Pezzali alle canzoni degli 883 ha cominciato ad essere raccontato esplicitamente attraverso la lente della nostalgia degli Anni ‘90. I tour di Pezzali, prevalentemente negli stadi, hanno superato quota 3 milioni di biglietti venduti dal 2022 a oggi. Va detto che negli anni ’90 non c’era la corsa agli stadi che c’è nell’industria live oggi. All’epoca, solo artisti con una storia, con un background per così dire culturale, potevano ambire a conquistare quegli spazi. Vasco e Ligabue, per intenderci. Forse, se gli 883 avessero fatto un tour negli stadi nel 1993, avrebbero riempito gli impianti. O forse no. Chi può saperlo.
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