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Il passo più grande di sempre dei Queen

01.04.2026 Scritto da Paolo Panzeri

Questa che segue è una storia vecchia di oltre cinquanta anni. Nel luglio del 1973 i Queen pubblicavano il loro album d'esordio, intitolato semplicemente "Queen". Il debutto dei quattro ragazzi inglesi venne accolto positivamente, ma c'era ancora parecchio lavoro da fare. Non era che trascorso un mese dall'uscita del primo disco che il quartetto tornò in studio per sviluppare un nuovo album, alla band le idee non mancavano (e non sarebbero mai mancate). Circa sei mesi più tardi, nel marzo 1974, usciva "Queen II". L'album venne diviso in due parti: una 'white side' frutto della visione musicale del chitarrista Brian May e una 'black side' curata principalmente dal cantante Freddie Mercury. Il fotografo Mick Rock realizzò l'immagine di copertina – che oggi è considerata iconica e identificativa della band, tanto che venne ripresa altre volte, su tutte, per il video di "Bohemian rhapsody" - con i volti solenni di John, Brian, Roger e Freddie su sfondo nero, ispirandosi a una fotografia dell'attrice tedesca Marlene Dietrich del 1932 per il film 'Shangai express'. La band voleva un'immagine che potesse colpire la gente ancora prima di ascoltare il contenuto del disco. Rock assolse perfettamente il compito.

Quella che si definisce strenna

Il secondo album dei Queen è da considerarsi il manifesto programmatico di ciò che verrà in futuro e che li definirà compiutamente: sovraincisioni a più livelli, armonie vocali e varietà di stili musicali. Come confermato da Brian May: "'Queen II' è stato il salto più grande che abbiamo mai fatto. È stato allora che abbiamo davvero iniziato a fare musica come volevamo, piuttosto che come ci stavano spingendo a registrarla." Ora quell'album è stato oggetto di una attenzione che ha prodotto un cofanetto da 5CD più 2LP e altre versioni in formato Deluxe Edition 2CD, LP nero, Vinile Picture Disc, CD e Cassetta. Oltre al remix dell'album nel box sono presenti – per la gioia dei fan - un audio con le conversazioni dei Queen in studio di registrazione, outtake e demo inediti, tracce live (al Golders Green Hippodrome nel settembre del 1973, al Rainbow nel marzo del 1974 e all'Hammersmith Odeon del dicembre 1975) e sessioni radiofoniche alla BBC. C'è pure un libro di 112 pagine contenente fotografie inedite, testi manoscritti e memorabilia, oltre ad alcuni ricordi dei membri della band raccolti durante scrittura e registrazione dell'album. Riguardo il lavoro eseguito sul disco uno dei tecnici impegnati, Joshua J Macrae, ha dichiarato stupito: "Gli sforzi che la band ha fatto per raggiungere ciò che avevano con la tecnologia dell'epoca sono stati incredibili. Alcuni dettagli sono incredibili pensando al periodo. Lavorare al progetto è stato come entrare in una stanza delle meraviglie."

Era il 1974

A distanza di oltre cinquanta anni a sintetizzare meglio di chiunque altro cosa rappresenta "Queen II" per la discografia della band britannica è Brian May, colui che insieme al batterista Roger Taylor gestisce ormai da anni la legacy del gruppo: "Quando uscì 'Queen II', molti pensavano che avessimo abbandonato la musica rock. Ma era semplicemente il nuovo approccio. L’album non è perfetto, ha le imperfezioni e gli eccessi della giovinezza, ma penso che quello sia stato il nostro passo più grande di sempre". Era il 1974, la strada era tracciata. In pieno furore creativo nel novembre di quell'anno i Queen pubblicarono in rapida sequenza il terzo album "Sheer heart attack", e l'anno successivo, con "A night at the opera", giunse anche la prima posizione in classifica.


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