TOMMY
(1975)regia di Ken Russell
drammatico; durata 1h 51’; produzione Regno Unito
musiche di Pete Townshend eseguite da The Who e da AA.VV.; testi canzoni di Pete Townshend; coreografie di Gillian Gregory
Il piccolo Tommy (Barry Winch) ha assistito all’omicidio di suo padre (Robert Powell) da parte dell’amante (Oliver Reed) della madre (Ann-Margret) e, da quel momento, non vede, non sente e non parla. Il bambino viene affidato a persone che approfittano in ogni modo del suo stato, finché un giorno, diventato adulto (Roger Daltrey), scopre di essere un mago del flipper. La sua abilità lo porta a guadagnare molto denaro e a essere considerato una guida spirituale.
Verso la fine degli anni Sessanta del Novecento il rock vuole diventare adulto. L’ambizione di alcuni artisti porta alla realizzazione dei cosiddetti “album-concept”, non più semplici raccolte di canzoni, ma brani su un unico tema, collegati tra loro da un filo narrativo. Si parla per la prima volta di “rock opera” nel caso dell’album dei Pretty Things “S.F. sorrow” (1968), che racconta la vita di un personaggio inventato, Sebastian F. Sorrow, dalla nascita alla tarda età. La prima rock opera che si impone nell’immaginario collettivo è “Tommy”, quarto album degli Who, uscito il 23 maggio del 1969 in doppio disco in vinile. Gli Who sono già una delle più importanti band britanniche, con la voce roca e potente di Roger Daltrey, la chitarra aggressiva e la voce suadente di Pete Townshend e una delle sezioni ritmiche migliori della storia del rock, il creativo John Entwistle al basso e lo scatenato Keith Moon alla batteria. Gli Who avevano conquistato il pubblico con “My generation” (1965), che ebbe un impatto fortissimo sui ragazzi dell’epoca, e già gli album precedenti a “Tommy” rivelano una ricerca artistica e narrativa ben più ampia di una canzone. L’opera è il risultato dell’entusiasmante percorso artistico di Pete Towhshend, mente della band: basandosi sulle drammatiche esperienze della propria infanzia, racconta la storia di un ragazzo traumatizzato che, attraverso un percorso doloroso, si riappropria della sua esistenza.
L’album è un successo clamoroso (a oggi ha venduto oltre 20 milioni di copie), tanto che, nel 1972, la London Symphony Orchestra, diretta da David Measham, ne registra una fortunata versione orchestrale. Tommy diventa in poco tempo un modello di riferimento per chi voglia scrivere una rock opera e, infatti, è indubbia l’influenza che esercita su Andrew Lloyd Webber e Tim Rice quando scrivono e mettono in scena Jesus Christ Superstar, che, pur essendo successiva, gode di una trasposizione filmica già nel 1973.
Kit Lambert, manager della band, ha svolto un ruolo decisivo nello stimolare Townshend a combinare rock e opera. L’altro manager Chris Stamp parla di una possibile trasposizione filmica di Tommy con il produttore Robert Stigwood, il quale si assicura i diritti e contatta Ken Russell. Il regista non ascolta musica rock, ma si appassiona al progetto per motivi ben precisi: una sua sceneggiatura tratta il tema delle false religioni e quindi ha dei punti in comune con Tommy, gli interessa il percorso di un ragazzo “dall’oscurità alla luce”, e poi apprezza la versione orchestrale suonata dalla London Symphony. In effetti Russell era la persona giusta, ammirato anche dai membri della band, famoso per i suoi film biografico-musicali e per essere un regista coraggioso e creativo.
Per il film si decide di registrare una nuova versione dei brani pubblicati nel 1969. Ken Russell elabora una sceneggiatura che Townshend approva e che prevede un ordine modificato delle canzoni rispetto all’album e la scrittura di brani nuovi. Per le interpretazioni vengono coinvolti attori e musicisti molto noti. Oliver Reed non sa cantare, i suoi pezzi devono essere registrati un verso alla volta, ma Russell lo considera giusto per il ruolo perché “beffardo e malizioso”. Ann-Margret, attrice e cantante, si rivela perfetta e la sua è la parte più consistente. Tra i musicisti solo Elton John è riluttante ad accettare; paradossalmente, fu poi quello che ha beneficiato maggiormente della partecipazione, visto che il suo pezzo, “Pinball wizard”, è stato un singolo di grande successo ed è diventato il brano più noto tratto dal film.
Delle modifiche operate dal regista forse la più interessante è il fatto che originariamente era il padre a uccidere l’amante della moglie. Russell invece ha pensato che Tommy potesse subire uno shock maggiore se a morire fosse stato il padre. La vicenda è trasportata dopo la Seconda guerra mondiale (esperienza che Russell aveva vissuto), mentre nell’album si svolge dopo la Prima guerra mondiale.
Una particolarità dell’opera è che alcuni brani non sono interpretati dai personaggi ma da Pete Townshend in funzione di voce narrante, ad esempio Amazing Journey e Sally Simpson.
La parte iniziale prevista da Russell implica un prologo musicale descrittivo che riguarda i genitori di Tommy, la guerra e l’assassinio del padre. What About the Boy? è la drammatica evidenza che Tommy è assente dal mondo. Qui sentiamo per la prima volta il leitmotiv See Me, Feel Me, disperata invocazione di aiuto e di contatto con la madre e il mondo esterno, un motivo semplice ma di incredibile impatto emotivo. La madre di Tommy cerca di guarirlo portandolo in una chiesa dove viene adorata Marilyn Monroe, fautrice di miracoli (le false religioni care al regista). Eric Clapton, grande amico di Townshend, canta e suona Eyesight to the Blind, unico brano non scritto da Townshend, ma dal bluesman Sonny Boy Williamson II nel 1951. Nella scena compaiono gli Who al completo, Arthur Brown nei panni del sacerdote e Robin Gibb dei Bee Gees che spinge una carrozzella. Segue il terribile trattamento a cui viene sottoposto Tommy per tentare di farlo uscire dal suo stato catatonico: in Acid Queen un’assatanata Tina Turner inizia Tommy all’Lsd. L’impressionante performance della Turner è rimasta nella storia del cinema musicale. Il sarcastico Do You Think It’s Alright? è il motivo che canta la madre per rimuovere i suoi sensi di colpa ogni volta che Tommy viene affidato a qualcuno. Prima al folle cugino Kevin (Paul Nicholas, brano Cousin Kevin) e poi al sordido zio Ernie (Fiddle About, interpretato con efficacia dal batterista Keith Moon).
Dopo le esperienze traumatiche Sparks è lo strumentale che accompagna Tommy nella sua fuga e alla prima partita al flipper. Segue il momento della grande sfida con il campione del gioco, Pinball Wizard, interpretato da Elton John, la canzone più famosa dell’opera con la mitica introduzione di pianoforte e le violente sferzate della chitarra elettrica e della sezione ritmica. Nella visita dal dottore, interpretato da un ottimo Jack Nicholson, ascoltiamo Go to the Mirror, Daltrey intona di nuovo See Me, Feel Me, poi la madre non sopporta più Tommy che si specchia per ore e canta Can You Hear Me?/ Smash the Mirror!, Tommy non deve guardare più se stesso ma fuori da sé, la madre lo spinge, il ragazzo precipita dentro lo specchio e torna nel mondo. Ed ecco una serie di brani cantati dal “liberato” Roger Daltrey: nel rock puro di I’m Free, Tommy finalmente vede, sente e parla di nuovo. Seguono l’euforica Sensation e poi Welcome, Tommy invita la gente nella sua grande casa e viene considerato una specie di nuovo Messia. Come sempre accade, a un certo punto la gente si ribella alla propria guida, il coro canta We’re Not Gonna Take It, la madre e il suo uomo vengono uccisi e lo stesso Tommy rischia la vita; ormai però è completamente libero, è il momento del potente finale con See Me, Feel Me/Listening to You.
Nel film la forza delle canzoni è intatta, ovviamente tenendo conto del sound di una rock band negli anni Settanta, quello che risulta datato è lo stile di Russell, ancorato al gusto dell’epoca, che può risultare didascalico e più o meno kitsch, a seconda della sensibilità di ciascuno. Il regista dichiarò che era il film che lo soddisfaceva di più esteticamente e che fu il più facile da girare. Se i meno giovani lo possono considerare una visione indispensabile, per i più giovani può essere l’occasione per scoprire una delle più importanti rock band della storia (oltre 100 milioni il totale dei dischi venduti) e hit come I’m Free e Pinball Wizard, brano che Elton John ha continuato sempre a suonare nei suoi concerti (addirittura la Gottlieb costruì un flipper che lo raffigurava). Tra i numerosi musicisti impegnati compaiono anche membri dei Mott The Hoople e dei Faces.
Dopo l’album della seconda opera rock, Quadrophenia, pubblicato nel 1973, gli Who erano al culmine della fama, Tommy fu un grande successo nelle sale e divenne presto un cult; fu presentato fuori concorso al Festival di Cannes, la colonna sonora ebbe una candidatura all’Oscar e la bravissima e sensuale Ann-Margret vinse il Golden Globe e fu nominata all’Oscar.
La pellicola è uscita nelle sale con un sistema audio denominato “Quintaphonic Sound”, registrato su nastro magnetico, che non fu più utilizzato. Numerose copie circolarono poi in dolby stereo. Il mix originale è stato restaurato per l’uscita del film in Dvd e blu-ray. Il primo film nato in dolby optycal stereo (traccia ottica su pellicola), sistema che divenne lo standard per molti anni, sarà il successivo di Russell, Lisztomania (1975), biopic in cui Roger Daltrey interpreta un improbabile Franz Lizst.
Nel 1979 è la volta del film Quadrophenia (regia di Franc Roddam), tratto dall’album omonimo, ma, in questo caso, non viene adottata la forma del musical o dell’opera-rock, le composizioni di Townshend rivestono la funzione di musica di commento e controcanto narrativo.
L’adattamento teatrale di Tommy ha debuttato a New York il 22 aprile 1993, andando in scena per 899 repliche ed è stato candidato ai Tony Award del 1993 per il miglior musical, vincendo anche il premio per la migliore colonna sonora. Album Polydor.
Estratto da “Lo spettacolo comincia. Dizionario dei grandi musical cinematografici”, di Eugenio Tassitano, Arcana Edizioni
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