News

Gorillaz vs Twenty One Pilots: due modi di fare un grande live

29.06.2026 Scritto da Elisabetta Castelli

La chiusura dell’edizione 2026 de La Prima Estate al Parco BussolaDomani di Lido di Camaiore ha offerto un dittico finale che verrà ricordato come una delle più affascinanti lezioni di anatomia del live show moderno. Se negli scorsi giorni al festival realizzato da D’Alessandro & Galli si sono succeduti concerti straordinari, come quelli di Nick Cave, Richard Ashcroft e Jack White, ma piuttosto canonici nella forma, sabato e domenica in Versilia si sono succeduti i Gorillaz e i Twenty One Pilots che hanno messo in scena due facce del pop contemporaneo apparentemente aliene e inconciliabili, ma in realtà con molti punti in comune.

Carovana globale vs. minimalismo radicale

Da un lato la creatura di Damon Albarn, che ha celebrato un quarto di secolo di storia presentandosi con un'autentica carovana transgenerazionale formata da undici musicisti e un carosello di ospiti, tra cui Yasiin Bey (ovvero Mod Def) Pauline Black dei Selecter, Kara Jackson e Bootie Brown dei Pharcyde; dall'altro, la totale e radicale scommessa minimalista di Tyler Joseph e Josh Dun, soli sul palco a reggere l'urto di 20mila persone con la sola forza dei propri strumenti e di un'intesa fraterna. La coralità monumentale e orchestrale dei Gorillaz si confrontava con il vuoto riempito di rabbia e vulnerabilità dei Twenty One Pilots.

Generazioni a confronto

Anche il pubblico di riferimento era abbastanza differente: nostalgici della prima ora - ma anche tante famiglie con padri e figli pre-adolescenti accomunati dalla stessa passione - ed esteti del pop globale per i primi, una marea fedelissima e anagraficamente più giovane, mossa da un senso di appartenenza quasi religioso, per i secondi. Persino i temi si sono specchiati per contrasto, oscillando tra la critica sociale e politica, l'ironia distopica e riflessione sulla morte dei padri per i Gorillaz e l'introspezione psicologica acuta, la lotta contro i propri demoni e la salute mentale che da sempre costituisce il nucleo lirico della duo dell’Ohio.

La narrazione che svela la realtà

Eppure, a dispetto di profili così distanti, i due set hanno finito per avere molti punti in comune. Entrambe le band rifiutano qualsiasi barriera di genere: nel corso dello stesso set si è passati dal pop all'hip-hop, dall'elettronica acida al dub, con molti riferimenti alla world music nei Gorillaz e di improvvise sferzate rock dei Twenty One Pilots dimostrando che la fluidità musicale è ormai l'unico vero modo per parlare al presente. Ma il vero terreno d'incontro risiede nella natura intrinsecamente “fumettistica”, storytelling e teatrale delle loro performance. I Gorillaz nascono come avatar bidimensionali per mascherare l'ego dei creatori e finiscono per travolgere il pubblico con una debordante umanità in carne ed ossa; i Twenty One Pilots fanno il percorso inverso, partendo come due ragazzi qualunque che, indossando passamontagna e costruendo una complessa lore visiva, si trasformano nei personaggi di una loro personalissima graphic novel vivente - e gran parte del pubblico in coda fin dalle prime ore del mattino, erano dei cosplayer di vari personaggi ideati dalla band. In entrambi i casi, la finzione scenica e l'uso drammaturgico dei visual riescono paradossalmente a creare un varco d'accesso più intimo e potente verso la realtà. Che si tratti di un viaggio musicale stratificato da Londra all’India che di due soli musicisti con un grande senso dello spettacolo che condividono la propria intimità.

Inni generazionali e merchandising di culto

In mezzo ci sono le grandi canzoni. I Gorillaz con pezzi nuovi che sono già dei classici come “Orange County” tratto da quel capolavoro che è The Mountain e canzoni manifesto come “Feel Good Inc” e “Clint Eastwood”. Dall’altra una serie di inni generazionali come “Stressed Out” e “Ride” cantati a squarciagola da tutto il pubblico contenuto al Parco BussolaDomani e cover di “Seven Nation Army” introdotti dal video di Jack White (che ha aperto questa edizione del festival) in cui autorizza a suonare quel brano dei White Stripes. Ma anche un merchandising che fa parte della liturgia stessa del live e di un certo senso di appartenenza dei fan e che, in entrambi i giorni, è andata esaurito prima che il sole tramontasse.

Il weekend conclusivo de La Prima Estate ha dimostrato due delle più interessanti forme live di pop contemporaneo diverse ma dalla comune capacità di trasformare la musica in un'esperienza viscerale, visiva e assolutamente collettiva.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi