È uscito "Quando ti rivedrò", l’ultimo inedito di Gino Paoli, che avrebbe dovuto cantare con Ornella Vanoni. Il brano, con i fiati a cura di Paolo Fresu e prodotto da Adriano Pennino è uscito oggi, nella notte tra i compleanni dei due artisti: Ornella Vanoni è nata il 22 settembre e Gino Paoli il 23 settembre. L’inedito è contenuto all’interno della nuova edizione di "Appunti di un lungo viaggio", la raccolta di Gino Paoli e parte del catalogo Sugar che verrà pubblicata in vinile e CD il 25 settembre.
"Quando ti rivedrò" è una canzone che Paoli ha voluto dedicare a Ornella Vanoni, con cui avrebbe dovuto cantarla. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto. La voce di Ornella non avrebbe potuto essere sostituita da nessun’altra, motivo per cui Gino ha scelto di colmare la sua assenza includendo nel brano il suono dei fiati dell'amico Paolo Fresu.
Nel testo contenuto all’interno della nuova edizione di "Appunti di un lungo viaggio" su "Quando ti rivedrò" Gino Paoli scrive: "Come nasce una canzone? Credo che la domanda che mi è stata rivolta più spesso in quasi 70 anni di carriera sia questa. Così come credo di non aver dato mai la stessa risposta, perché la verità è che una regola non esiste. Almeno per me. Però di una cosa ero certo sin dal principio: volevo che a cantarla con me fosse Ornella. Invece lei ha avuto la pessima idea di andarsene appena prima di registrarla: l'aspettavo a casa mia, a Nervi, di lunedì e invece… Tipico suo, in fondo. Nessuno poteva prendere il suo posto. Però riempire quel vuoto con la tromba di Paolo Fresu, che oltre a essere uno straordinario musicista era un grande amico di Ornella, mi è sembrata la soluzione migliore. Secondo me, per una volta, non avrebbe brontolato nemmeno lei."
Paolo Fresu al proposito dice: “Come nasce una canzone? Nasce dalla vita che questa racconta. Dagli incontri e dalle passioni. Dalla ilarità, dalla tristezza e dai vuoti che riempiono le vite. Così è stato con Ornella che ha fatto suo tutto questo con lucidità e visione. Dovevo necessariamente suonare “l’ appuntamento" al suo funerale. Me lo aveva chiesto e glielo avevo promesso. Avevo paura di non poterci essere ma, anche in quello, Ornella si è mostrata essere una regista perfetta. Gino la attende per registrare la sua voce su “Quando ti rivedrò” ma lei decide di andarsene tre giorni prima. Caterina Caselli mi chiama una settimana dopo e mi chiede di andare in studio per mettere la mia tromba sul brano. La voce di Gino è profonda ed emozionata. Il testo è magnifico e il brano scritto da Adriano Pennino è la quintessenza di ciò che Ornella è stata e di ciò che Gino vorrà essere. Il 10 dicembre in Fonoprint a Bologna la mia tromba diviene la voce di Ornella e tutto si ricompone. Anche Gino decide di andarsene senza avvisare nessuno. Tipico loro, in fondo. Del resto lo ha scritto lui su Ornella. Come dargli torto…"
Adriano Pennino, produttore di "Quando ti rivedrò", aggiunge: "Come diceva Gino le canzoni sono degli attaccapanni: ognuno ci appende il proprio cappello. Questo brano potrebbe essere stato scritto per un padre e un figlio, per due amici, per due amanti: è la storia di due persone che si rincontrano dopo un periodo di lontananza. Ho vissuto 25 anni in tour con Gino: ricordo ancora le notti trascorse in viaggio parlando dell’intenzione e del carattere che chi scrive un brano o lo interpreta deve dare ad una canzone affinché questa riesca a toccare l’anima di chi la ascolta. Durante una di queste notti gli feci ascoltare una musica che avevo composto. Mi disse che avrebbe iniziato a lavorare ad un testo… e per me che lo conoscevo bene significava che aveva già qualcosa in mente. Un pomeriggio di pioggia, si trovava a Roma per un concerto e passò a casa mia. Ancora con il cappotto addosso e l’immancabile sigaretta accesa mi disse: 'Sai ho lavorato a quel testo; registriamola, così ti faccio sentire come va metricata sulla melodia'; preso un microfono che avevo nello studio, iniziò a cantare il brano e, come ogni volta che Gino Paoli cantava, l’atmosfera diventò magica. Ancora una volta mi mostrò la sua grandezza come artista: a fare la differenza era stata l’intenzione. Il pezzo è stato cantato una sola volta e consegnato al tempo. Così è nata “Quando ti rivedrò”, tra un concerto e l’altro… 'tra un bicchier di vino ed un caffè', per citare il poeta."
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