«Non so più dove sbattere la testa», canta Francesca Michielin in “1484”, la canzone che apre il suo nuovo album “Magia bianca”. Il background del disco, che segna il ritorno della cantautrice di Bassano Del Grappa a distanza di tre anni dal precedente “Cani sciolti”, sta proprio in quel verso. Nelle nove canzoni che lo compongono Francesca Michielin reagisce a una lunga crisi: «La partecipazione al Festival di Sanremo del 2023 (si classificò “solo” ventunesima con “Fango in paradiso”, ndr) fu solo la punta dell’iceberg. Io, che sono sempre stata una control freak, ho capito che non si può controllare tutto. Provavo disagio ad andare in studio, disagio nel vivere la musica. È una realtà, quella dell’artista di oggi, difficile: devi venire a patti con una serie di cose che stanno danneggiando la salute mentale degli artisti». Quali? «Esce un sacco di musica ogni settimana. Questo è diventato un settore molto competitivo. Si guarda alle classifiche, ai numeri, alle piantine dei concerti per vedere quanti biglietti ha venduto un artista piuttosto che un altro. Quando ho iniziato io non c’era Spotify. Oggi mi metto nei panni di tanti artisti giovani che si ritrovano in un momento di grande pressione. Vorrei ispirarli ad essere più coraggiosi».
Il percorso, da X Factor a oggi
Parla come una sopravvissuta, Francesca Michielin. In un certo modo lo è. Vinse X Factor a soli 16 anni, nel 2012: «E sin da allora vado in terapia». Dopo l’exploit iniziale la sua carriera conobbe subito una fase di crisi. Ne uscì nel 2013 quando Fedez la scelse come partner prima di “Cigno nero” e poi di “Magnifico”, oltre 360 mila copie vendute e 8 Dischi di platino vinti in una manciata di mesi. Nel 2015 con “di20”, grazie a singoli come “L’amore esiste” e “Battito di ciglia”, riuscì a ritagliarsi uno spazio tutto suo nel pop italiano, portando nel nostro Paese le sonorità di artiste come Lorde. Il secondo posto al Festival di Sanremo del 2016 con “Nessun grado di separazione” fu il segno che la strada era quella giusta. Poi nel 2017 arrivò la svolta “indie” con “2640”: dentro c’erano brani scritti insieme a Tommaso Paradiso, Calcutta, Cosmo. Il successivo “Feat (Stato di natura)”, era sulla carta un progetto ambizioso, pensato per mostare tutte le sue sfaccettature: il rock (nel duetto con i Maneskin con “Stato di natura”), il cantautorato, il pop. Fu “strozzato” dalla pandemia. “Cani sciolti” è stato l’ultimo album a cui ha lavorato insieme alla sua ex manager Marta Donà, tra le più influenti del pop italiano degli ultimi vent’anni. Le loro strade si sono separate lo scorso anno. Ad annunciare il divorzio fu Michielin: «Dopo quasi dieci anni di avventure insieme, ho preso una decisione non semplice ma che apre un nuovo corso per me: non lavorerò più con Latarma management. Ringrazio Marta e tutto il team per avermi affiancato da quando ero una giovane ragazza in quello che è un mondo bellissimo e anche un po' spietato, ma da oggi sento la necessità di cambiare direzione e aprirmi nuove strade».
"Da stasera comando io"
«Da stasera comando io», canta ora in “Strega comanda”, una delle canzoni di “Magia bianca”. Il titolo richiama il gioco per bambini “strega comanda colore”. Il colore, adesso, lo decide lei: «Sentivo di dover fare quel passo da tanto tempo ma non avevo il coraggio di farlo: era come fare un salto nel vuoto. Poi mi sono fatta coraggio. Del rapporto con Marta Donà, comunque, non butto niente: è una delle manager più brave e potenti d’Italia. Io devo a lei il mio saper fare il mio mestiere. Oggi sono manager di me stessa e ho imparato dalla migliore». Al disco ha lavorato insieme a Rocco Rampino, in arte Congorock, dj e produttore italiano apprezzatissimo anche all’estero, tanto da essere scelto per remixare i brani di Rihanna e Mark Ronson. Una parte importante di “Magia bianca” è nata ancheda un viaggio a Londra durante il quale Francesca Michielin ha collaborato con David Kosten, figura di riferimento della scena internazionale che ha lavorato a stretto contatto con Bat for Lashes in album come “Fur and gold” e “Two suns”: «Con Kosten sono tornata a divertirmi in studio. E sono sicura che quel divertimento lo porterò anche sui palchi, in tour».
L'immaginario sonoro
Le sonorità di “Magia bianca” si muovono tra richiami dungeon synth, suggestioni fantasy e riferimenti pop contemporanei, costruendo un equilibrio raffinato che attraversa tutte le nove tracce del disco, che sono unite tra di loro da transizioni sia testuali che musicali. L’immaginario della magia e della stregoneria diventa lo strumento per affrontare i temi dell’identità, della libertà e delle aspettative imposte alle donne: «Gli artisti oggi sono diventati rassicuranti, perché è bene rassicurare invece che stridere: nella musica non si osa più. Io ho deciso di fare qualcosa di diverso. Ho capito che non voglio fare le cose con la magia nera, ma con la magia bianca. Non vivere questo lavoro come una prestazione ma una passione». Cos’è “magia nera” e cosa “magia bianca”? « La magia nera è tutto quello che è in qualche modo frutto di scelte che non hanno nulla a che fare con l’amore per la musica puro e sincero. Io non ho mai fatto cose con la magia nera, ma con questo disco, in questo periodo storico, volevo comunque ribadire la mia posizione».
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