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Frah Quintale: “Sono sopravvissuto alle mode. E resto indie”

07.10.2025 Scritto da Mattia Marzi

«Ho aggiunto degli strati a quello che ho sempre fatto, cercando si spostarmi anche in altri territori. Sono più pop, ma non mi snaturo: ho 35 anni, fare le stesse cose che facevo a 28 mi sembrerebbe innaturale», dice Frah Quintale. A due anni dal joint album con l’amico e collega Coez “Lovebars”, il cantautore e rapper bresciano torna con un nuovo disco da solista. Si intitola “Amor proprio”, è il suo primo album di inediti in quattro anni ed esce questo venerdì: è forse il disco più largo, più pop tra tutti quelli incisi fino ad oggi da Francesco Servidei, questo il vero nome della voce di “8 miliardi di persone” e “Nei treni la notte”, che sin dall’esordio con “Regardez moi” del 2017 si è imposto come una delle penne più interessanti del nuovo cantautorato italiano, quello del circuito (ex) indie pop. Tra gli ospiti ci sono Colapesce (in “A prescindere”), Tony Boy (in “1 ora d’aria 1 ora d’ansia”) e Joan Thiele (in “Occhi diamanti”), con la quale ha duettato lo scorso febbraio al Festival di Sanremo su “Che cosa c’è” di Gino Paoli.

Che svolta racconta “Amor proprio”?
«La fine dei trent’anni. In questi quattro anni ho sentito il bisogno di pormi delle domande, di fare un resoconto del mio percorso, un bilancio. Mi sono chiesto: “Chi sono? Dove sto andando?”».

Le risposte?
«Le ho cercate con questo disco: è arrivata dell’analisi. Ho capito che il grosso che volevo dimostrare a me stesso, l’ho dimostrato. Sono appagato. Penso di aver coltivato abbastanza per poter vivere la musica liberamente, senza troppi vincoli. Sono riuscito a sopravvivere alle mode».

Quello che dici potrebbe essere percepito come mancanza di ambizione. Del tipo: quello che dovevo fare, l’ho fatto.
«Non è così. Voglio dire che mi sono guadagnato la libertà di fare dei dischi come voglio io, senza per forza dover rincorrere numeri, pubblico, obiettivi. Ho detto anche tanti no. A dei featuring, ad esempio. Oppure a tormentoni».

Com’è possibile, allora, che da queste canzoni è venuto fuori il disco forse più pop della tua carriera?
«È anche una questione di età, come dicevo prima. Nella scrittura, “Amor proprio” è un continuo di “Lovebars”. C’è pop e c’è anche rap, ma fatto con degli stilemi diversi rispetto ai canoni che avevo quindici o vent’anni fa, quando ho effettivamente iniziato».

Con chi hai lavorato alle undici canzoni incluse nel disco?
«Vari produttori. Ho contribuito anche io, in prima persona. Ceri ha prodotto “Lampo” e “Gelato”. Golden Years ha prodotto “A prescindere” e “La notte” e ha lavorato in parte su “Lunedì blu”. Ci sono anche Sine e Bruno Belissimo, che ha prodotto insieme a me il duetto con Joan Thiele su “Occhi diamanti”».

Qual è il brano che campionate nella canzone?
«”The gentle touch” del compositore inglese Herbert Chapell. Venendo dall’hip hop, sono sempre stato un grande appassionato di tutto ciò che riguarda i sample e il digging e quando ho trovato questa perla, ho subito pensato che sarebbe stato un campione perfetto per un brano del disco. Le atmosfere mi hanno subito riportato al mondo delle colonne sonore, una peculiarità della musica di Joan Thiele».

“Sto morendo e tu mangi il gelato”, canti in “Gelato”. La citazione di “Cara” di Lucio Dalla è voluta?
«Sì. Ma non viene dalla mia penna. Ero in studio con Ceri per iniziare a lavorare su “Lampo” e stavamo ascoltando un po’ di strumentali e qualche suo provino. Lui era reduce da una sessione di scrittura con Coez e Franco126, che avevano abbozzato questo ritornello sopra il beat. Quando l’ho sentito, ho trovato subito il brano nelle mie corde, così ho chiesto ai ragazzi se avessi potuto ricantare il ritornello e aggiungerci delle strofe e così ho fatto».

Prima hai sottolineato di essere sopravvissuto alle mode. Cosa rimane della scena indie pop?
«Un sacco di musica che ora è diventata pop mainstream a tutti gli effetti. E una memoria storica. In quel momento è successo qualcosa che ha rappresentato un punto di rottura nella musica italiana, un ricambio generazionale. In quel momento tante scene diverse hanno cominciato a fare musica in maniera che era in controtendenza rispetto al momento. E imposto un nuovo modo di fare musica, creando stilemi nuovi che mancavano nel panorama».

L’indie si è fatto inglobare dal pop, alla fine?
Non saprei. Parlo per me: io mi sento ancora indie, indipendente nell’attitudine. Penso di non essermi mai snaturato».

Sanremo in gara è nei piani, dopo il duetto con Joan Thiele dello scorso anno? Il tour nai palasport parte il 13 aprile dal Forum di Milano (prima di fare tappa il 15 a Firenze, il 17 a Roma, il 18 a Napoli, il 20 a Padova e il 21 a Torino). Le tempistiche sembrano essere perfette.
«L’anno scorso è stato bello farlo da ospite. Sul tour ci sarà un grande lavoro da fare: sarà il mio primo da solista nei palasport. Il Festival in futuro non lo escludo. Chissà».

(Articolo originale su Rockol.it)

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