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Enzo Avitabile e il World Summit: Chest'è ll'Africa oggi

22.06.2026 Scritto da Alessandra Del Prete

Guardare chi sale sul palco insieme a Enzo Avitabile è già un modo per capire di che concerto si tratti. Alla Festa della Musica di Napoli, in piazza Mercato, il World Summit 2026 porta con sé Angelique Kidjo, Rokia Traoré, Ntò, Sayf, 'O Zulù, Massimiliano Gallo. Non una lineup assemblata per l'occasione, ma una geografia di relazioni costruite nel tempo, che riflette il senso di un progetto portato avanti da anni con una coerenza difficile da trovare altrove.
Il World Summit, promosso e finanziato dal Comune di Napoli e realizzato con il sostegno dell'Assessorato al Turismo, in sinergia con l'Area Cultura. ha già ospitato, nelle versioni precedenti, figure come Jovanotti e Francesco De Gregori. Quest'anno il baricentro si sposta con maggiore decisione verso l'Africa e il Mediterraneo. Non è un cambio di direzione: è piuttosto una dichiarazione di dove stia il centro di gravità della musica di Avitabile, quello che c'è sempre stato sotto le contaminazioni e i dialoghi con mondi diversi.

Piazza Mercato non è una scelta neutra. È uno degli spazi più densi di Napoli, attraversato da secoli di commerci, migrazioni e conflitti. La ferriera popolare di Masaniello, il mercato degli schiavi, i luoghi dell'esecuzione capitale: tutto si è sedimentato qui. È uno dei punti in cui la città mostra più apertamente il proprio carattere di crocevia, e per questo entra in risonanza con una musica che ha fatto degli attraversamenti la propria ragione di esistere. Non è scenografia. È una scelta che dice qualcosa sul modo in cui Avitabile intende il proprio lavoro.

L'apertura con “Paisà” definisce subito il tono. La Napoli da cui parte il concerto non è un'identità da difendere, ma un punto di osservazione da cui guardare fuori. Da lì il racconto si sviluppa per accumulo, aggiungendo voci e prospettive senza perdere il filo. “Salvamm' 'o munno”, “Nun è giust”, “Chest'è ll'Africa” costruiscono una sequenza nella quale il campo d'osservazione si allarga progressivamente, fino a quando sul palco salgono Kidjo e Traoré.

Con Angelique Kidjo il concerto cambia temperatura. “Batonga” porta una fisicità diversa, un'energia percussiva che si sovrappone alle tammorre dei Bottari senza che le due cose si annullino a vicenda. L'incontro funziona perché Avitabile non cerca di assorbire il linguaggio di Kidjo dentro il proprio: lo lascia stare, lo affianca, e il risultato è qualcosa che appartiene a entrambi e a nessuno dei due in modo esclusivo. È questa capacità, tenere insieme mondi diversi senza che uno prevalga sull'altro, una delle cose più difficili da fare e più riconoscibili nel suo lavoro.

Con Rokia Traoré il clima cambia ancora. «Kenia» sposta il concerto verso una dimensione più raccolta, quasi intima per i parametri di una piazza. Il dialogo tra le due voci diventa il centro, e per qualche minuto il resto scompare. È uno dei momenti in cui la serata smette di lavorare per accumulo ed energia e comincia a farlo per dettaglio e sfumatura. Il pubblico, che fino a quel punto era rimasto in movimento, si ferma.

“Chest'è ll'Africa”, title track dell'album del 1996, arriva dopo e acquista un peso diverso rispetto a quando viene suonata da sola. La presenza di Kidjo e Traoré trasforma il brano in qualcosa di più preciso: non una dichiarazione di affinità culturale, ma la dimostrazione concreta di cosa significhi lavorare dentro quelle affinità per trent'anni. L'Africa nel repertorio di Avitabile non è un riferimento esotico né un'operazione di world music nel senso commerciale del termine. È una delle lenti attraverso cui ha sempre letto Napoli, il Mediterraneo, le migrazioni, le somiglianze tra periferie lontane.

“Canta Palestina” arriva a metà serata, e Avitabile non lascia spazio a interpretazioni. Prima di cantarla dice chiaramente: Palestina libera, stop al genocidio. Lo dice dal palco, in piazza, davanti a migliaia di persone. Non è un gesto improvvisato e non ha bisogno di essere inquadrato o mediato: è una presa di posizione esplicita, come quella che aveva già dentro il brano quando è stato scritto, e che oggi, con quello che sta succedendo a Gaza, assume un peso che la canzone da sola non riesce più a contenere. Il pubblico risponde. La serata continua, ma quel momento rimane lì, difficile da mettere tra parentesi.
Lo stesso “Nun è giust”, pubblicata in “Salvamm' 'o munno” nel 2004, suona diversamente nel 2026. Le questioni sociali che attraversavano quel disco, ingiustizia, sfruttamento, disparità, non si sono risolte. Si sono moltiplicate. Riascoltarle stasera dentro un concerto che ha già detto quello che ha detto su Gaza produce un effetto di continuità che non ha bisogno di essere spiegato.

La parte del concerto dedicata alle nuove generazioni napoletane e non solo funziona meglio di quanto ci si potrebbe aspettare. Ntò in “Se ti avessi ora” e Sayf in “Tutt' equal song e criature” portano sul palco due linguaggi, il rap melodico e la trap partenopea, che all'apparenza non hanno molto a che fare con il repertorio di Avitabile. Eppure le questioni che questi brani sollevano – identità, appartenenza, periferia, trasformazione urbana – non sono lontane da quelle che attraversano il suo lavoro da decenni. Il dialogo non è forzato perché la distanza tra i punti di partenza è reale, e nessuno finge che non lo sia.
Lo stesso accade nei momenti in cui il concerto torna a confrontarsi con alcune delle pagine più rappresentative del repertorio di Avitabile. “Mane e mane” e “Soul Express” riaffermano la centralità di un linguaggio che nel corso degli anni ha saputo tenere insieme soul, funk, tradizione popolare e ricerca sonora. Inseriti all'interno di una scaletta attraversata da ospiti e collaborazioni, questi brani non svolgono una funzione nostalgica. Al contrario, ricordano come molte delle connessioni che il World Summit prova a mettere in scena fossero già presenti nella musica di Avitabile molto prima che diventassero il tema esplicito di un progetto come questo.

'O Zulù in “Caravan Petrol” aggiunge un'altra tessera: il reggae e il combat rock napoletano, una tradizione che ha radici profonde nella città e che spesso viene dimenticata quando si racconta la scena musicale contemporanea. La sua presenza ricorda che le contaminazioni di cui il World Summit parla non sono una novità degli ultimi anni. Napoli ha mescolato canzone popolare, jazz, reggae e influenze africane da molto prima che diventasse un modo di fare cultura riconoscibile.

A tenere insieme tutto questo, durante tutta la serata, sono i Bottari. Le tammorre scandiscono un tempo che non cede mai, che rimane il punto di ancoraggio comune mentre le voci cambiano e gli immaginari si sovrappongono. È la struttura che impedisce al concerto di frammentarsi in una rassegna di ospiti. Tutto ruota attorno a quel nucleo percussivo, e ogni collaborazione, per quanto distante dal punto di partenza, finisce per trovare lì il proprio centro di gravità. Non è scontato: molti concerti costruiti su questo modello perdono coerenza proprio perché non hanno un asse solido. I Bottari sono quell'asse.

Il finale, tra “Terra mia”, “Àmma àmma” e “Aizamm' na mana”, torna a Napoli senza che questo significhi chiudersi. La città evocata in questi brani è sempre stata una città in movimento, attraversata da influenze che arrivano da fuori e da energie che escono verso fuori. “Aizamm' na mana”, dal disco “O-Iss” del 1995, chiude con il verso “Songo n'ommo comme n'ato”. È una frase semplice, quasi disarmante, ma riassume con precisione quello che la serata ha attraversato: non come slogan, non come dichiarazione programmatica, ma come principio di fondo che in trent'anni non ha avuto bisogno di essere aggiornato.
A oltre quarant'anni dall'inizio della carriera, Avitabile fa ancora una cosa difficile: costruire dialoghi internazionali dentro la musica in modo che sembrino sempre stati lì, inevitabili, naturali. Il World Summit 2026 è la dimostrazione più recente di questa sedimentazione. Non un evento che esibisce la propria internazionalità, ma un percorso artistico che l'ha incorporata talmente a fondo da non doverla più dimostrare.

La scaletta

1.   Paisà
2.   Batonga (con Angelique Kidjo)
3.   Salvamm' 'o munno
4.   Kenia (con Rokia Traoré)
5.   Canta Palestina
6.   Nun è giust
7.   Se ti avessi ora (con Ntò)
8.   Chest'è ll'Africa
9.   Tutt' equal song e criature. (con Sayf)
10.  Tu mi piaci
11. Mane e mane
12. Caravan Petrol (con 'O Zulù)
13. Soul Express
14. Vox e botte (con Massimiliano Gallo)
15. Terra mia
16. Àmma àmma

Bis
  17. Aizamm na mana


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