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“Confessions 2”, Madonna gioca la carta più rischiosa

30.06.2026 Scritto da Mattia Marzi

«Don’t try to distract me with numbers», «Non cercare di distrarmi con i numeri», canta Madonna in un verso di “Bring your love”, il duetto con Sabrina Carpenter che ha anticipato l’uscita di “Confessions on a dance floor II”, per brevità chiamato “Confessions 2”, il suo nuovo, attesissimo album che arriverà nei negozi e sulle piattaforme di streaming questo venerdì, 3 luglio. Attesissimo, sì. Non solo perché è il primo album in sette anni della Regina del Pop (mai un intervallo così lungo nella sua discografia tra un lavoro e il successivo). Non solo perché è l’ideale sequel dell’iconico “Confessions on a dance floor” del 2005, un caposaldo della sua discografia, grazie a hit come “Hung up”, “Sorry”, “Get together” e “Jump”. Ma anche perché a voler essere brutalmente onesti, e non ce ne voglia la Regina, questo progetto somiglia a uno snodo decisivo: il disco con cui Madonna prova a riaprire una partita discografica che negli ultimi anni si è fatta molto difficile.

I numeri dei due dischi precedenti

Madonna canta di non voler essere distratta dai numeri, quasi a rivendicare che l’arte non possa essere misurata da classifiche, stream e certificazioni. Affermazione condivisibile. Il problema è che i numeri, soprattutto nell’industria musicale, oggettivano. Rendono le analisi inattaccabili. Oneste. Lo scorso anno, per dire, quando fu annunciato che Madonna avrebbe pubblicato “Confessions 2”, un fan si lasciò andare a questo commento su X: «Voglio che i dj vengano pagati per trasmettere i brani in radio. Voglio che vengano utilizzati dei bot per far crescere i numeri sulle piattaforme di streaming. Voglio la riproduzione automatica, numeri gonfiati, “mi piace” truccati, pubblicità non skippabili, premi comprati e critici pagati. Sono stufo di giocare». Nel caso di Madonna i numeri raccontano qualcosa che, osservando la parabola discografica della Material Girl negli ultimi quindici anni, è difficile da ignorare. “Confessions 2” arriva dopo due dischi che hanno incontrato qualche difficoltà nelle classifiche. Parlare di flop sarebbe inelegante, ma i numeri non sono stati certo all’altezza di una Regina. “Rebel heart”, uscito il 6 marzo 2015, debuttò in seconda posizione nella Billboard 200, la classifica settimanale degli album più venduti negli Usa: fu il primo disco di Madonna in ben diciassette anni a mancare l’obiettivo del debutto in vetta alla classifica, dopo “Ray of light” del 1998. Nella prima settimana vendette 121 mila copie: un arretramento importante rispetto alle 359 mila del precedente “MDNA”. Nella seconda settimana “Rebel heart” crollò dalla seconda alla ventunesima posizione. Alla fine dell’anno fu solo il 151esimo disco più venduto negli Usa di quella stagione (“MDNA”, nel 2012, si era invece piazzato al tredicesimo posto, tre anni prima). “Madame X” nel 2019 non andò tanto meglio. Uscito il 14 giugno 2019, chiuse l’anno con sole 169 mila copie vendute e piazzandosi al 57esimo posto della classifica dei dischi più venduti di quell’annata.

Il ritorno "a casa" in Warner. E con Stuart Price

Terminato dopo tre album il contratto con Interscope, parte del gruppo Universal, la scorsa estate Madonna è tornata “a casa”, ovvero in Warner Music, l’etichetta che l’ha resa un’icona negli Anni ’80 (il rapporto si interruppe nel 2008, quando la popstar firmò un contratto a 360 gradi con Live Nation che includeva un contratto per tre album con Interscope, appunto). La firma del nuovo accordo è stata annunciata con un comunicato congiunto dai toni trionfalistici, a restituire la grandezza dell’operazione: «Fin dall’inizio, la Warner Records è stata una vera partner per me. Sono felice di essermi riunita a lei e non vedo l’ora di fare musica», la versione di Madonna. E quella dei co-presidenti della Warner Records, Tom Corson e Aaron Bay-Schuck: «Madonna non è solo un’artista: è un modello, è trasgressiva, è colosso culturale per eccellenza. Per decenni, non solo ha definito il sound della musica pop globale, ma ha anche rimodellato la cultura stessa con la sua visione, la sua innovazione e la sua arte intrepida. Questa firma rappresenta un momento storico, un cerchio che si chiude, che la riporta all’etichetta dove tutto ha avuto inizio e riafferma la sua influenza senza pari, preparando il terreno per una nuova ed entusiasmante era di creatività e impatto». Eppure il primo tassello di quello che sarebbe diventato “Confessions 2” Madonna lo aveva piazzato già un paio di anni prima del ritorno in Warner, quando la sua traiettoria artistica si era intrecciata di nuovo con quella di Stuart Price, il produttore del “Confessions” originale, scelto come direttore musicale e produttore dell’acclamatissimo “Celebration tour” del 2023: «Per un po’ di anni ho voluto lavorare con altre persone, fare altre esperienze ma poi ci siamo ritrovati per il mio “Celebration tour”, di cui Stuart era musical director, e lì ci siamo ricordati di quanto ci piacesse lavorare insieme, quanto fossimo connessi non solo a livello sonoro, ma anche intellettuale ed emotivo. All’inizio non sapevo se avrei fatto un nuovo “Confessions”, ma in studio si è subito ricreata la nostra intesa quasi telepatica che ci ha spinto a continuare», ha raccontato in un’intervista a Vogue.

Crisi creativa o gestione del proprio mito?

Sarà interessante capire se il “ritorno sulla pista” con “Confessions 2” è sintomo di una crisi creativa o è una gestione consapevole del proprio mito. Di sicuro c’è che è opinione comune, anche tra i “madonnari”, che “Confession on a dance floor” rimanga ad oggi l’ultimo grande disco della Regina del Pop. E che dopo l’album del 2005 Lady Ciccone non sia più riuscita a produrre nulla di particolarmente significativo (se si esclude il successivo “Hard Candy”, che di “Confessions on a dance floor” fu una sorta di appendice). Lei che per anni aveva indicato la strada alle altre - con con la “Isla bonita” nel 1987 anticipò di vent’anni il latin pop di Jennifer Lopez e Shakira, con “Don’t tell me” nel 2000 fu una delle star del pop d’alta classifica a riscoprire il country - una volta archiviata l’era di “Confessions on a dance floor” cominciò a percorrere strade che ora erano altre ad indicare, rendendosi protagonista di operazioni francamente discutibili: i duetti con il trapper Quavo o con la superstar colombiana del reggae Maluma gridano ancora vendetta (attenzione: c’è un duetto che sa di latin pop anche in “Confessions 2”, quello con Feid su “Read my lips”, tra reggaeton ed elettronica). “Confessions on a dance floor” fu un successo enorme, finendo in classifica in quaranta paesi diversi, entrando nel Guinness dei Primati come “Album con più numeri uno in classifica del mondo”, vendendo oltre 10 milioni di copie a livello mondiale e vincendo pure un Grammy come “Best Electronic/Dance Album” nel 2007. L’ultimo Grammy vinto, finora, dalla Regina del pop. E così a 67 anni Lady Ciccone ha scelto di dare al disco del 2005 un seguito, giocandosi il tutto per tutto.

L'entusiasmo dei fan

“Confessions 2” conterrà ben sedici tracce. Sei di queste sono state svelate all’inizio del mese nel corto “Confessions II”, presentato al Tribeca Film Festival di New York: “I feel so free”, “Good for the soul”, “One step away”, il singolo “Bring your love”, “Danceteria” e “Read my lips” con Feid. Le reazioni dei fan sono state entusiastiche. Un commento pescato tra i tanti sotto al video di YouTube del corto rende bene il concetto: «Accidenti, è tornata davvero». Ma al di là dell’entusiasmo, sarà ancora una volta il confronto con le classifiche - i numeri, appunto - a stabilire la temperatura reale di “Confessions 2”. Manca poco.


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