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Chiedi chi erano i Litfiba nel 1987...

23.06.2026 Scritto da Marco Di Milia

Nemmeno cinque mesi dopo l’uscita di “17 Re”, i Litfiba arrivano al termine di un lungo tour iniziato nel novembre precedente a Melbourne, in Australia. L’ultima tappa è anche la più significativa con il ritorno nella loro Firenze, per una data conclusiva al Tenax, nella propria città, destinata a diventare una delle testimonianze più emblematiche dell’intera storia del gruppo.

Tra chilometri e crescita artistica

La registrazione della serata nel celebre club fiorentino è infatti al centro di “12-5-87 (Aprite I Vostri Occhi)”, primo documento dal vivo del quintetto ai tempi composto da Pelù, Renzulli, Aiazzi, Maroccolo e De Palma e, pure, punto di arrivo di un viaggio fatto di chilometri, creatività e crescita artistica. A immortalare la performance è il fonico Daniele Trambusti - destinato qualche anno più tardi a raccogliere l’eredità di Ringo De Palma alla batteria -, per farne, anche a distanza di decenni, una delle istantanee più fedeli e rappresentative dell’intera epopea della rock band toscana.

Senza alcuna sovraincisione correttiva o ritocco in studio, se non l’ordine dei brani modificato per esigenze di editing, per il bassista Gianni Maroccolo il disco rientra nella sua personale classifica dei dieci album più belli da lui realizzati. Così, privato di qualsiasi tentativo di addomesticare l’imprevedibilità del palco, quello che si ascolta è esattamente ciò che accadde al Tenax ormai quasi quarant’anni fa, tra potenza, feroce sarcasmo, accelerazioni e momenti di estasi collettiva. Paradossalmente, dietro quella straordinaria carica si nascondeva anche una certa fragilità emotiva. Suonare l’ultima tappa del tour davanti al pubblico di casa rappresentava anche una pressione enorme per i giovani Litfiba, destinata a liberarsi, come Ghigo ricorda, in una gigantesca esplosione di energia e di tensione. 

Nel maggio del 1987 i Litfiba sono infatti una formazione attraversata da anime differenti. Convivono insieme il gusto oscuro e un po’ decadente di Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo, influenzato dalla new wave europea, il rock sanguigno di Ghigo Renzulli e la presenza sciamanica di Piero Pelù. A tenere uniti i diversi poli della band, la metrica rocciosa di De Palma, sospesa tra cambi di dinamiche, rallentamenti e aperture, vero punto d’incontro tra disciplina e disordine. Allo stesso modo, riproposta oggi in occasione della sua ristampa in cd e doppio vinile, la scaletta di “12-5-87 (Aprite I Vostri Occhi)”, con una nuova resa sonora ad alta fedeltà ottimizzata per valorizzare ogni dettaglio dell’esibizione originale, torna a restituire intatta la forza che percorreva quel palco.

Nuova resa sonora e splendide provocazioni

L’apertura di “Come un Dio” offre subito un’atmosfera tesa e magnetica, al pari dell’album che la tournée promuoveva, ulteriormente amplificata dalla dimensione live. Da lì, in avanti la sequenza procede senza tregua, tra impennate abrasive e aperture melodiche. Se in “Tziganata” emergono suggestioni mitteleuropee, “Resta” e “La Preda” assumono una resa quasi punk, senza farsi mancare provocazioni di ogni sorta splendidamente fissate su nastro, da quella sarcastica di “Cane” - “il prossimo brano è dedicato a tutti i cani che sono qui con noi... perché abbiamo tutti bisogno di carezze!” -, a quella non meno sfrontata di “Ferito” - “il prossimo brano lo dedichiamo al nostro amico, ex Ministro della Difesa, Giovanni Spadolini, che si è tolto dalle palle. Grazie, Giovanni!”.

Ancora, uno dei vertici dello show è rappresentato dal medley Vendette/Luna. Oltre diciassette minuti di spirali ipnotiche e surreali proclami in cui i due brani sono fusi per diventare infine una sorta di rituale tribale. Al centro, l’istrione Pelù ingaggia una personale sfida con il pubblico in cui prima dialoga, poi provoca e insulta, per esplodere quindi nell'appello che diventa il titolo del disco, “Aprite I Vostri Occhi”. Una dichiarazione d’intenti e manifesto di una formazione ormai proiettata verso il capitolo conclusivo e più “politico” della sua personale “trilogia del potere”, ovvero “Litfiba 3”, che sarebbe arrivato da lì a breve.

In ultimo, la nuova versione estesa in doppio vinile presenta - al pari di tutte le edizioni in cd - come brano conclusivo una resa spoglia e sgraziata di “Ballata”, in precedenza omessa per questioni di spazio, a chiudere lo show con un tono quasi crepuscolare.

Una perfetta istantanea

Più che un semplice live album “12-5-87 (Aprite I Vostri Occhi)” è la fotografia di un equilibrio quasi irripetibile tra le anime dei Litfiba. Al suo interno ci sono teatralità, rabbia rock, suggestioni dark, così come la necessità di superare i confini di genere. Non racconta soltanto una serata ma un momento preciso in cui si stava ridefinendo il linguaggio della musica in Italia. Per questo, riesce ad essere con tutte le sue imperfezioni, una delle testimonianze dal vivo più autenticamente schiette mai prodotte dalle nostre latitudini.


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