Il suono da clavicembalo che apre “1484”, il primo brano di “Magia bianca”, introduce subito l’atmosfera dell’album, dark e gotica. «Che male vi può fare una vecchia fattucchiera? / tanto tra qualche anno sarò anche io così / nel mio sottobosco di betulle e malinconie / fare la dama di corte era più semplice», canta Francesca Michielin nei primissimi versi della canzone, che suonano come una dichiarazione di intenti. Anzi, di stenti. Nelle nove canzoni che compongono “Magia bianca”, che arriva a tre anni dal precedente “Cani sciolti”, Michielin reagisce a una lunga crisi. Lo fa senza scendere a compromessi, seguendo il suo gusto e facendo il disco che sognava di fare.
«Da stasera comando io», canta in “Strega comanda”. Il titolo richiama il gioco per bambini “strega comanda colore”. Il colore, adesso, lo decide davvero lei, che da manager di sé stessa ha assemblato l’album tassello per tassello, lavorando insieme ad autori come Viviana Colombo (in arte VV, che suona anche nella sua band), Claudia Guaglione (Galea, vista ai provini di X Factor qualche anno fa), Alberto Bianco, Iacopo Sinigaglia, non proprio i soliti autori del giro pop (a onor di cronaca va detto che nel singolo “Una donna non può” c’è il tocco di Davide Simonetta, l’autore delle hit di Annalisa: ma è un caso isolato e la canzone non è esattamente “Maschio” o “Esibizionista”, e non lo vuole essere). Alla produzione ha lavorato insieme a Rocco Rampino, in arte Congorock, dj e produttore italiano apprezzatissimo anche all’estero, tanto da essere scelto per remixare i brani di Rihanna e Mark Ronson. Una parte importante di “Magia bianca” è nata ancheda un viaggio a Londra durante il quale Francesca Michielin ha collaborato con David Kosten, figura di riferimento della scena internazionale che ha lavorato a stretto contatto con Bat for Lashes in album come “Fur and gold” e “Two suns”.
L’immaginario della magia e della stregoneria diventa lo strumento per affrontare i temi dell’identità, della libertà e delle aspettative imposte alle donne: «Gli artisti oggi sono diventati rassicuranti, perché è bene rassicurare invece che stridere: nella musica non si osa più. Io ho deciso di fare qualcosa di diverso. Ho capito che non voglio fare le cose con la magia nera, ma con la magia bianca. Non vivere questo lavoro come una prestazione ma una passione», dice lei. Le sonorità di “Magia bianca” si muovono tra richiami dungeon synth, suggestioni fantasy e riferimenti pop contemporanei, costruendo un equilibrio raffinato che attraversa tutte le nove tracce del disco, che sono unite tra di loro da transizioni sia testuali che musicali.
Avrebbe potuto virare sul sexy-pop, come tante colleghe. Lasciare che il contorno prendesse il sopravvento sulla musica. Invece la cantautrice veneta ha mantenuto una sua direzione, da nerd del pop. Anche a costo di finire rilegata in una nicchia.
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