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"Chakzilla", il ritorno pop di Chaka Khan

28.09.2026 Scritto da Michele Boroni

Chaka Khan è una vera e proprio leggenda vivente della black music. 73 anni, originaria di Chicago, Illinois si è fatta le ossa cantando con il gruppo dei Rufus negli anni 70 per poi intraprendere una brillante carriera solista grazie al quale si  guadagnata il titolo di Regina del Funk. Ma la sua voce calda e potente le ha permesso di interpretare magistralmente anche il soul, r&b e jazz, lavorando praticamente con tutti i più grandi da Chick Corea a Prince, da Stevie Wonder a Miles Davis.

La volontà di fare un disco a vocazione mainstream

Questa breve cronistoria è per spiegare questo disco nuovo di Chaka Khan sotto un’angolazione funzionale a questa recensione. Il suo precedente disco “Hello Happiness” (2019) era prodotto dal dj e producer Switch - già collaboratore di Major Lazer - ed era un brillante mix di suoni contemporanei e atmosfere della disco newyorkese fine anni 70 (il singolo “Like Sugar” rimane oggi uno dei suoi pezzi migliori), ma non ebbe il successo che meritava. 
Oggi Chaka ci riprova con questo “Chakzilla”, una produzione importante realizzata da Greg Kurstin (produttore di gran successo per Adele, Beyoncé, Harry Styles etc..) e con l’aiuto di Sia che scrive tutte le canzoni e partecipa ai cori. È chiaro quindi che l’ambizione è molto alta: l’impressione è che si voglia replicare quello che fu fatto con Tina Turner negli anni 80, prendendo una squadra e una serie di featuring di livello per costruire un album pop a vocazione mainstream.

Le canzoni

Il disco contiene alcune buone canzoni come “Boogie's In My Soul” con Snoop Dogg che imita Melle Mel nella celebre “I Feel for you” per un pezzo nu disco dall’atmosfera rilassata e coinvolgente, il synth funk “Curious Subject” è molto piacevole (tutti gli strumenti sono suonati dallo stesso Kurstin) e “Cool you down” è un perfetto pezzo pop contemporaneo. Il resto del disco (breve, 33 minuti per 10 brani) scorre piuttosto linearmente nonostante i feauturing della stessa Sia e di Lenny Kravitz, senza però sfruttare appieno la sua vocalità.  
“Chakzilla” - orchestrato interamente dalla coppia Kurstin & Sia - è costruito come i progetti musicali delle varie Dua Lipa, Doja Cat, Lizzo che riprendono certa discomusic del passato e la immergono in una versione digitale, plasticosa e pressoché priva di bassi. Se questa operazione è applicata a una come Bebe Rexha va bene, ma sentirci dentro la voce di Chaka Khan - il cui pezzo “Fate” (1981) fu campionato da Thomas Bangalter dei Daft Punk per "Music Sounds Better With You” degli Stardust - risulta straniante. Lei è, e resterà sempre, la Regina del Funk.
La canzone che dà il titolo all’album sembra un pezzo pop house di Sia - e poco a che fare con il passato di Chaka Khan, anche se i testi sono tutti un empowerment personale verso un mercato musicale mainstream che l’aveva dimenticata per un paio di decenni, prima dell’entrata trionfale nella Rock and Roll Hall of Fame del 2023. 


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