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Bob Geldof: "Essere apolitici non è non prendere posizione"

22.09.2026 Scritto da Redazione Rockol

Artefice e protagonista di varie iniziative benefiche e politiche legate alla musica, a partire dal leggendario Live Aid, Bob Geldof ha detto la sua su Ed Sheeran e il caso di Macklemore, il rapper escluso dal tour del cantautore britannico per essersi lasciato andare sul palco a dichiarazioni pro Palestina. Intervistato dal Belfast Telegraph il musicista irlandese ha parlato di musica e impegno: «C’è chi sostiene che, a un certo livello di popolarità, evitare di prendere una posizione politica sia di per sé una scelta politica. Non è vero», ha detto. Un allusione a quanti che hanno criticato di ignavia Ed Sheeran, che intervenendo sulla vicenda Macklemore inizialmente aveva sottolineato la sua necessità di non esporsi pubblicamente sulla guerra in Medio Oriente, salvo poi attaccare tanto gli estremisti palestinesi quanto descrivere ciò che sta accadendo a Gaza come «catastrofico, ingiustificabile e sproporzionato». «Un artista ha il diritto assoluto di scegliere cosa vuole dire e quando dirlo. La fama è una valuta e dipende da come si sceglie di usarla. Non mi aspetto che i Rolling Stones si mettano a parlare di Gaza. Perché non è una cosa che fa per loro, anche se sono piuttosto sicuro che Mick Jagger abbia un’opinione sulla cosa», ha aggiunto Geldof.

Il musicista ha comunque detto di ammirare Macklemore, perché «sollevare un polverone è sempre una cosa buona», e come lui anche gli artisti che hanno deciso di lasciare il tour, «che non è una cosa facile, stavano facendo un po’ di soldi per la prima volta nella loro vita». Infine, Geldof ha puntato il dito contro promoter e proprietari degli stadi: la colpa è del promoter. I due artisti sul palco hanno agito in linea con le loro convinzioni. Entrambi dovrebbero essere sostenuti dal promoter che ha messo in piedi i concerti e dai proprietari degli stadi. Quel che un artista fa non sono certo cazzi loro. Il pubblico non è lì per il proprietario dello stadio o per il promoter. Sono una vergogna».


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