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Bob Dylan sta riscoprendo i "Basement Tapes"

11.06.2026 Scritto da Gianni Sibilla

Nelle prime date del suo  tour americano Bob Dyla sembra aver deciso di riaprire uno dei capitoli più leggendari della propria storia: quello dei “Basement Tapes”.
Nel giro di una settimana il  “Long Hot Summer Tour 2026” - sì, si chiama proprio così, è la dicitura che compare sulle magiette fficiali - ha riportato sul palco tre canzoni nate durante le leggendarie sessioni del 1967 registrate nel seminterrato di Big Pink insieme a The Band. La prima sorpresa era arrivata il 4 giugno a Troutdale, in Oregon, con il debutto assoluto dal vivo di “Baby, Won’t You Be My Baby”, brano inciso 59 anni fa e rimasto per decenni noto solo ai collezionisti di bootleg, prima della pubblicazione ufficiale nel 2014 all’interno delle Bootleg Series Vol. 11
Due giorni dopo, a Woodinville, nello stato di Washington, Dylan ha aperto il concerto con “You Ain’t Goin’ Nowhere”, eseguita per la prima volta dal 2012. Il 9 giugno, a Eugene, in Oregon, ha poi chiuso lo spettacolo con “I Shall Be Released”, assente dalle scalette dal 2008.

Nella sua carriera Dylan ha eseguito dal vivo solo una decina di canzoni provenienti da quelle sessioni, che rappresentano uno dei momenti più mitizzati della sua produzione. Registrate nel 1967 durante il periodo di ritiro seguito all’incidente motociclistico, le incisioni di Big Pink circolarono per anni in forma di bootleg diventando leggendarie tra i fan. Videro la luce  in forma ufficiale (e parziale) solo nel '75 e appunto in forma forma completa nelle Bootleg series del 2014.

Come sempre con Dylan, le ragioni di scelte  non sono chiare. Negli ultimi anni Dylan ha mostrato una certa tendenza inserire qualche variazione e riscoperta nelle scalette dei suoi tour, tradizionalmente molto statiche. Nel 2023, ad esempio, aveva omaggiato città e artisti locali inserendo brani legati ai luoghi visitati, o cover di artisti a cui è molto legato, come i Grateful Dead. Questa volta il filo conduttore sembra essere la riscoperta di un repertorio che per decenni è rimasto ai margini della sua attività concertistica.


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