In “Ma io sono fuoco” Annalisa costruisce un universo sonoro e visivo che guarda con libertà a icone molto diverse tra loro, ma accomunate da una forte personalità artistica. Tra le sue influenze, nella nostra intervista video, cita Kate Bush, per la capacità di fondere musica e immaginario visivo in modo teatrale e visionario, un approccio che in questo album si riflette nella cura estetica dei videoclip e nelle metamorfosi dei personaggi che interpreta. C’è poi Raffaella Carrà, simbolo di emancipazione e leggerezza, e Donatella Rettore, per la sfrontatezza pop e l’ironia surreale che Annalisa porta in diversi brani. Da Alice e Giuni Russo riprende la raffinatezza vocale e l’intensità malinconica, mentre in alcuni passaggi l’artista riconosce persino l’eco di Celentano e Morandi, modelli di espressività e spontaneità. Una presenza importante è quella di Annie Lennox, riferimento per l’eleganza delle scelte sonore e per l’uso della voce come strumento emotivo, capace di passare dalla dolcezza alla potenza in un attimo. Tutte queste sfumature convivono nel disco, dove Annalisa costruisce un pop che gioca con i codici del passato per raccontare il presente.