Edward Lodewijk Van Halen, conosciuto al mondo come Eddie Van Halen, ci ha lasciati il 6 ottobre 2020, esattamente cinque anni fa, all’età di 65 anni, stroncato da un tumore. Eddie è stato molto più di un musicista, lasciando il suo segno come un’icona della chitarra elettrica, un innovatore senza confini, capace di mescolare genio tecnico e audacia creativa. Scatenato, imprevedibile, con l’aura di una vera rockstar, Van Halen ha trasformato il virtuosismo in arte e l’energia in leggenda.
L'eredità di Eddie Van Halen
“Mio padre era molto più che un esempio per me. Era un musicista incredibile e una persona incredibile, nel fare ciò che faceva semplicemente seguendo il suo percorso. Era una persona fantastica. Il consiglio che mi ha dato è solo quello di non prendere tutto troppo seriamente e di essere onesto, come persona e come musicista”. Più di tutti, è Wolfgang Van Halen ad aver custodito e rinnovato la lezione del padre, Eddie Van Halen, chitarrista, innovatore e cofondatore dei Van Halen, scomparso il 6 ottobre 2020. Poco dopo la morte del guitar hero, Wolfgang gli dedicò "Distance", una canzone intensa e personale che aprì la strada al debutto dei Mammoth WVH, progetto che porta anche nel nome un omaggio diretto alla prima incarnazione della band paterna. “Prima di chiamarsi Van Halen, il gruppo si chiamava Mammoth”, raccontava Wolfgang a Rockol nel 2020. “Quando ero piccolo, mio padre mi disse che all’inizio i Van Halen si chiamavano così. Ho pensato che, un giorno, avrei formato la mia band e l’avrei chiamata nello stesso modo. Quindi eccoci qui: Mammoth WVH”. Ma la grandezza di Eddie Van Halen non vive solo nei ricordi e nella musica del figlio. Vive in ogni chitarrista che, dopo di lui, ha toccato una sei corde elettrica cercando un suono nuovo. Il "guitar hero" non si è limitato a suonare, ma ha rivoluzionato la chitarra, ne ha riscritto le regole, fondendo tecnica, velocità e un’idea quasi ingegneristica del suono.
Con "Eruption" dei Van Halen, nel 1978, Eddie mostrò al mondo una frontiera inesplorata, quella del tapping a due mani, che trasformò per sempre il modo di concepire lo strumento. Non era solo virtuosismo, era curiosità pura, la stessa che portò Eddie e la sua Frankenstrat, la chitarra da lui creata, a smontare e ricombinare chitarre e amplificatori fino a creare il suo leggendario “Brown Sound”, caldo, saturo, riconoscibile tra mille.
La Frankenstrat: la chitarra di Eddie Van Halen
La Frankenstrat è più di una chitarra, si erge a simbolo del genio creativo di Eddie Van Halen. Il suo nome, fusione tra Frankenstein e Stratocaster, racconta già l’idea dietro lo strumento. Eddie iniziò a lavorare alla prima Frankenstrat intorno al 1973, quando cercava una chitarra con l’agilità e l’equilibrio di una Fender Stratocaster, ma con il calore e la potenza di una Gibson Les Paul. Il chitarrista prese quindi un corpo di Stratocaster da una pila di pezzi difettosi nella fabbrica Charvel in California, comprò un manico economico, collegò un pickup humbucker corposo, solitamente montato su una Gibson, applicò la sua caratteristica verniciatura a strisce e il resto è storia.
Rosso, bianco e nero: la livrea iconica della Frankenstrat di Eddie Van Halen è da sempre leggenda, mentre ogni striscia e ogni segno raccontano le mani di un innovatore instancabile. Dal palco allo studio, tra il 1979 e il 1984, la Frankenstrat ha accompagnato Eddie Van Halen nella definizione del suo suono rivoluzionario, lasciando un’impronta indelebile nel mondo della chitarra elettrica. Negli anni, repliche ufficiali e amatoriali ne hanno perpetuato l’eredità, contribuendo all'iconicità di un mostro sacro della musica, costruito dall’ingegno di chi ha rivoluzionato le regole del rock.
"È stato il Mozart della nostra generazione”
Nel corso dello speciale della Rock and Roll Hall of Fame andato in onda sulla HBO il 7 novembre 2020, tre tra i più grandi chitarristi della storia hanno reso omaggio al virtuoso delle sei corde scomparso il 6 ottobre 2020. Slash dei Guns N' Roses lo ha definito “un musicista straordinariamente dotato, con uno stile e un suono del tutto unici, che hanno avuto un impatto enorme su chiunque abbia preso in mano una chitarra dal 1978 in poi”. Kirk Hammett dei Metallica ha aggiunto: “Era dai tempi di Jimi Hendrix che un chitarrista non aveva tanto impatto. Il suo esempio, per me, è stato stimolante. Ha semplicemente esplorato la cosa più semplice, un armonico su una singola corda e l'ha portato in questo contesto tecnico dove nessuno pensava fosse possibile. Era di un altro pianeta". "Aveva quel tipo di talento che si riscontra una volta ogni cento anni", ha commentato il chitarrista dei Rage Against the Machine, Tom Morello: "Eddie Van Halen mi ha ispirato a esercitarmi per 20mila ore per cercare di arrivare a 100 miglia dalla sua ispirazione dalla sua padronanza della chitarra elettrica. È stato il Mozart della nostra generazione".
Oltre agli omaggi giunti in occasione della cerimonia della Rock and Roll Hall of Fame nel 2020, tra gli altri, giunse quello di Adrian Smith degli Iron Maiden che, intervistato dalla testata specializzata "The Metal Voice", aveva dichiarato:
I migliori assolo di Eddie Van Halen
Cinque anni dopo, Eddie Van Halen continua a essere il simbolo dell’impossibile reso reale: un artista capace di trasformare la tecnica in emozione, l’energia in melodia, il rock in scienza e magia insieme.
La sua chitarra non ha mai smesso di parlare, e nei suoi assoli immortali, da "Eruption" e "Jump" dei Van Halen, a "Beat it" di Michael Jackson, l'eredità di Eddie continua a raccontarci cosa significa, davvero, essere liberi. Nelle righe sottostanti vi proponiamo l'ascolto di alcuni brani dei Van Halen e collaborazioni con altri artisti in cui è impossibile non applaudire ed apprezzare l'arte e il talento del virtuoso delle sei corde.Lo strumentale "Eruption" fu inserito come seconda traccia del disco d'esordio dei Van Halen, la band che l'artista fondò nel 1972 con suo fratello, il batterista Alex van Halen.
Con "Jump", inclusa nel sesto album della formazione, "1984" (appunto) del 1984, il gruppo conquistò definitivamente i favori del grande pubblico, assicurandosi il secondo posto nella classifica USA di vendite degli album per cinque settimane consecutive dietro soltato al bestseller di Micheal Jackson "Thriller".
"Runnin' with the Devil" per gli appassionati dei Van Halen è un autentico must, essendo la traccia d'apertura del primo disco consegnato agli annali dalla band, l'eponimo album del 1978.
Eddie Van Halen fu anche titolare di prestigiose collaborazioni, prima tra tutte quelle con il Re del Pop: nel 1982 il chitarrista registrò l'assolo di "Beat It", originariamente inserita da Jackson in "Thriller", album che due anni dopo avrebbe soffiato il posto in testa alle classifiche USA a "1984" degli stessi Van Halen.
"Mean Street" è la traccia d'apertura di "Fair Warning", il quarto disco di studio pubblicato dai Van Halen nel 1981: l'album, nonostante fosse stato ben accolto dalla critica, smerciò negli USA appena due milioni di copie, segnando il picco negativo delle vendite nel periodo durante il quale la formazione fu capitanata dal frontman David Lee Roth.
Lo strumentale "Cathedral" fu inserito come terza traccia dell'album del 1982 "Diver Down": "La suonavo da un anno e volevo registrarla", spiegò lo stesso Van Halen a proposito del brano, "Suona come un organo di una chiesa cattolica, ecco perché è stata intitolata così. In quel pezzo ho usato una casino la manopola del volume. Se la usi troppo si scalda e smette di funzionare. Ho registrato due take di quella canzone, e giusto alla fine della seconda la manopola del volume si è partita: si è praticamente bloccata".