Lo spettacolo si propone di tracciare un ritratto non solo teatrale, ma anche umano e di costume del grande autore-attore, troppe volte rappresentato in un facile e fuorviante cliché di comico romanesco. Non fu certo un caso che Petrolini mettesse in scena le sintesi futuriste e che Marinetti lo proclamasse “grande attore futurista”.
Io, Ettore Petrolini rappresenta anche l’uomo con il suo rapporto profondo con Roma, dov’era nato in un vicolo vicino a Via Giulia, il suo orgoglio ma anche la sua malinconia, il suo sguardo lucido sulle debolezze umane, ma anche la sua fiducia nella dignità degli uomini.
La commedia, opera di un autore che è anche uno studioso di Petrolini – avendo curato l’edizione più completa e più fortunata delle sue opere –, coniuga il ritratto artistico e umano dell’attore-autore con quello dell’irresistibile narratore di facezie, barzellette, “colmi”, come egli li chiamava. Riso e malinconia, realtà e memoria, verità e finzione si alternano nella pièce con l’obiettivo di far rivivere sulla scena, a quasi novant’anni dalla sua morte, una figura inimitabile, nell’originalissima interpretazione che ne dà Antonello Avallone.