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Fuerza Bruta

Fuerza Bruta su TicketOne.it

Dall'Argentina l'esperienza teatrale dinamica di Fuerza Bruta, a seguito del grande successo riscosso in tutto il mondo con oltre 5 milioni di spettatori, arriva finalmente arriva in Italia!

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    Fuerza Bruta
      4 stelle, da 2 Fan report
  • MILANO - Teatro LinearCiak

    28/12/16

    uno spettacolo metropolitano di Roger, 03/01/17
    Nel buio della sala si scorge un uomo che corre sopra una sorta di grande tapis roulant. Sempre di corsa ma sempre fermo: sembra essere la metafora del nostro tempo dove tutto fluisce incessantemente senza che nulla davvero cambi. Fuerza Bruta è uno spettacolo metropolitano; concepito a Buenos Aires, ha raccolto grande successo a New York, a Londra ed ora è in scena a Milano. Uno spettacolo difficile da inscrivere in un’etichetta; è stato correttamente definito “teatro fisico”, ma in senso più ampio si tratta di una forma espressiva che si avvicina alla performing art e per il pubblico è soprattutto un’esperienza sensoriale a 360°.
  • MILANO - Teatro LinearCiak

    28/12/16

    Unesperienza sensoriale di Roger, 02/01/17
    Fuerza Bruta è uno spettacolo difficile da inscrivere in una etichetta. E’ stato definito teatro fisico e ci sta, ma direi anche che si tratta di una forma espressiva che si avvicina alla performing art. Sicuramente è un’esperienza sensoriale a 360°. Nel buio della sala si scorge un uomo che corre sopra una sorta di grande tapis roulant. Sempre di corsa ma sempre fermo: sembra essere la metafora del nostro tempo dove tutto fluisce incessantemente senza che nulla davvero cambi. Fuerza Bruta è uno spettacolo metropolitano; concepito a Buenos Aires, ha raccolto grande successo a New York, a Londra. Quella rappresentata è una metropoli dove prevale lo stordimento, l’iperstimolazione sensoriale. Il pubblico al centro della sala, in piedi è preso alla sprovvista, la scena si sposta lungo tutti i lati, in basso ma anche in alto quando ad esempio due donne appese ad un cavo corrono su una parete sfidando le leggi di gravità. Riappare poi l’uomo che corre e nel suo incedere inesorabile incontra frammenti di vita, altri uomini e donne con i quali si scontra, delle sedie, un tavolo, un letto . Sul tapis roulant scorre, come in un film accelerato, lo stress che ci investe nel quotodiano. Appare all’improvviso anche un muro e l’uomo nella sua corsa lo abbatte mandandolo in frantumi con esplosione di coriandoli. Inevitabile il pensiero corre a The Wall, al muro dei Pink Floyd, così come quello scorrere della vita mi ha evocato il senso profondo di Dark Side of the Moon. Ecco, ora appare una struttura, una sorta di casa claustrofobica dentro la quale alcuni performer urlano e danzano, battono i piedi (Tap Dogs!) con una violenza primordiale e brutale fino a distruggerne le pareti, fino a distruggere simbolicamente la civiltà stessa. La fisicità è la reazione alla folle corsa esistenziale che si consuma entro la jungla metropolitana. I performer cercano anche l’interazione con il pubblico, gli spettatori vengono invitati a danzare, a liberarsi dal ruolo passivo di spettatore. Un dj intanto alza il volume della musica, le luci stroboscobiche impazzite disorientano la platea che viene coperta da un grande telone riflettente; di nuovo l’esperienza tattile, sensoriale. Dopo il crescendo arriva un momento di calma; alla sommità superiore della sala appare una grande vasca dove si muove una donna, lo spazio è pervaso di blu, il colore del cielo e dell’oceano. E’ un momento quasi mistico, dove il senso di basso e alto si confondono, spiazzandoci. L’archetipo del mare e della nascita, radicati a terra, si confondono con lo spazio infinito. E’ il momento in cui ci si riappropria dei propri ritmi naturali, è come tornare simbolicamente nel liquido amniotico mentre la musica scandisce le pulsazioni cardiache. Se la prima parte dello spettacolo mira a spogliarci dai condizionamenti per trovare la forza brutale, in questo momento dello show si entra in sintonia con la fase prenatale che è lo stato delle infinite possibilità e quindi della ripartenza. Ed infatti lo spettacolo riparte, per chiudersi, da dove era iniziato, ancora la pedana che scorre ma questa volta c’è anche una scala che porta ad un salto nel vuoto da dove si gettano infine gli artisti: la vita è dunque un salto nel buio?

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